Alla vigilia di una fase cruciale per il futuro dei rapporti di lavoro a Hollywood, la Writers Guild of America West si trova a fare i conti con una tensione interna che rischia di complicare ulteriormente il quadro. Non si tratta, questa volta, di uno scontro diretto con studios o piattaforme di streaming, ma di una frattura che coinvolge il sindacato del personale interno della stessa organizzazione, pronto ad alzare il livello dello scontro dopo mesi di trattative considerate inconcludenti.
Nella giornata di giovedì, il Writers Guild Staff Union ha annunciato di aver autorizzato formalmente lo sciopero. La decisione è arrivata al termine di una votazione che ha visto l’82% dei dipendenti sindacalizzati esprimersi a favore della possibilità di proclamare un’astensione dal lavoro. In totale hanno partecipato al voto cento lavoratori, dando così ai vertici del sindacato interno il mandato per procedere qualora lo ritenessero necessario. Alla base della scelta, secondo quanto dichiarato, ci sarebbe lo stallo nelle negoziazioni per il primo contratto collettivo, attribuito a una condotta in cattiva fede da parte della dirigenza della WGA West. Il messaggio diffuso sui social è stato netto: «Se la dirigenza non negozierà in buona fede con noi al tavolo, ci vedranno sulla linea di picchetto». Allo stesso tempo, il sindacato ha chiarito che l’autorizzazione non equivale automaticamente a uno sciopero, ma rappresenta uno strumento di pressione a disposizione dei leader sindacali.
La risposta della WGA West non si è fatta attendere. In una dichiarazione ufficiale, l’organizzazione ha respinto le accuse, sostenendo di aver presentato «proposte complete con numerose tutele sindacali e miglioramenti in termini di retribuzione e benefici». La posizione è stata ribadita con fermezza: «Le affermazioni pubbliche che suggeriscono il contrario sono inaccurate e le accuse di pratiche sindacali scorrette sono prive di fondamento. La WGAW rispetta il diritto del personale a impegnarsi in attività collettive e auspica di raggiungere presto un accordo per il primo contratto con il sindacato del personale».
Dal canto suo, il Writers Guild Staff Union afferma di essere in trattativa dal settembre 2025 e di continuare a battersi per quelli che definisce «diritti di base», tra cui procedure di reclamo, protezioni legate all’intelligenza artificiale e aumenti salariali. In un volantino pubblico, il sindacato accusa la dirigenza di aver ignorato le esigenze dei dipendenti per mesi: «A questo punto delle trattative, dovremmo essere allineati su questi temi. Eppure, per quasi cinque mesi, la dirigenza della WGAW ha ignorato le esigenze del nostro personale e ha condotto una negoziazione superficiale in cattiva fede, senza alcuna intenzione di raggiungere un contratto equo».
Il momento scelto per questo scontro interno appare particolarmente delicato. Le sezioni est e ovest della WGA si preparano infatti ad avviare, il 16 marzo, le prime trattative con studios e piattaforme di streaming dopo il lungo sciopero del 2023, durato 148 giorni. Una fase che, tradizionalmente, dovrebbe essere dedicata alla definizione delle priorità strategiche, non alla gestione di conflitti sindacali interni.
A testimoniare la rilevanza della situazione, anche il sostegno pubblico arrivato da un gruppo di “capitani” della WGA, membri volontari incaricati di fare da tramite tra il sindacato e la base. «Siamo con voi. Sempre», hanno scritto, ricordando indirettamente il ruolo centrale che questo sistema ha avuto durante le trattative più dure degli ultimi anni. Il Writers Guild Staff Union, affiliato al Pacific Northwest Staff Union, era stato riconosciuto volontariamente dalla dirigenza nell’aprile 2025, dopo che una maggioranza di dipendenti aveva sostenuto l’iniziativa. Ora, a meno di un anno di distanza, il confronto è entrato in una fase decisamente più aspra.
Fonte: THR
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