Ha ricevuto il Leone d’oro alla carriera proprio nel giorno del suo compleanno, William Friedkin (Chicago, 29 agosto 1935), il regista de ‘L’esorcista’ e de ‘Il braccio violento della legge’ che quest’anno la Biennale ha deciso di omaggiare assegnandogli l’ambito riconoscimento e includendo il suo ‘Il salario della paura’ tra i film della sezione Venezia Classici. Incontrando la stampa prima della cerimonia ufficiale, il regista ha parlato di quanto la filmografia di Michelangelo Antonioni, in particolare ‘Blow-Up’, abbia influenzato e ispirato la sua arte, mentre tra gli autori contemporanei ha citato Paolo Sorrentino e Matteo Garrone, di cui ha detto di aver apprezzato rispettivamente ‘Il divo’ e ‘Gomorra’, ma si è rammaricato che negli Usa oggi arrivi pochissimo cinema italiano. Friedkin ha anche fatto una veloce analisi sulla salute attuale degli studios di Hollywood. «Dicono che lo studio system sta implodendo, ma tutto ad un certo punto smette di crescere. Il business è cambiato: oggi è tutto basato sulla distribuzione, sono pochissimi i film che gli studios inventano e producono da sé, si occupano solo di distribuire i film e la distribuzione sta cambiando radicalmente. Con quello che spendono per occuparsi di un solo film se ne potrebbero realizzare un migliaio con le moderne tecnologie a basso costo di oggi. La verità è che Hollywood è un casinò dove si scommette, si vince e si perde. Non si tratta di crollo dello studio system, sono solo disabituati a guadagnare di meno, ma hanno già fatto molti soldi. La crisi vera? La sentiranno quando la gente capirà che con i mezzi attuali non c’è davvero più bisogno di passare per forza per Hollywood per diventare famosi». Le emittenti tv, i canali via cavo americani, lo hanno già capito per il regista che cita ‘Homeland’, ‘24’ e ‘I Sopranos’ come serial cui l’attuale cinema americano dovrebbe rifarsi per migliorare. Quanto al suo futuro Friedkin sta pensando ad uno adattamento del Rigoletto di Verdi, una versione cinematografica con Placido Domingo.
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