L’accordo siglato tra Imax e Netflix per garantire al nuovo film Le Cronache di Narnia di Greta Gerwig un’esclusiva di due settimane sugli schermi del circuito sta generando uno scontro aperto nell’industria dell’esercizio cinematografico. Dopo settimane di malumori informali, Tim Richards, fondatore e CEO di Vue Entertainment, è il primo a mettere nero su bianco la propria contrarietà, definendo l’intesa un rischio concreto per l’equilibrio del mercato e per il pubblico che frequenta le sale.
Nel documento condiviso con Variety, Richards denuncia la natura del modello “2+2” concordato da Imax e Netflix: due settimane di proiezione esclusiva sugli schermi del circuito, seguite da due settimane di pausa prima dell’arrivo del film sulla piattaforma streaming. Un’impostazione che, secondo il dirigente, ridurrebbe drasticamente la platea cinematografica del titolo. Richards sottolinea come il film «non sarà visto dal pubblico sul 99% degli schermi cinematografici nel mondo», dato che verrà programmato solo da quegli esercenti disponibili a «infrangere le finestre di sfruttamento tradizionali». Chi invece decide di mantenerle, afferma, sarebbe stato «minacciato da IMAX con una “opzione nucleare”» per forzare la programmazione del titolo.
Richards avverte che l’intesa potrebbe rappresentare un pericoloso precedente, capace di modificare i rapporti di forza tra studi, piattaforme e sale. A suo avviso, l’accordo rischia di compromettere il ruolo delle uscite tradizionali e il lavoro congiunto fra distribuzione ed esercizio: «Rischia di minare l’intero ecosistema che rende possibile il successo in sala». Per sostenere la propria tesi porta un esempio diretto, ricordando che Barbie, diretto dalla stessa Gerwig, «non è uscito in IMAX», eppure ha conquistato il botteghino mondiale senza il supporto del formato.
Nella sua analisi, Richards non si limita alla questione delle finestre. Attacca apertamente anche la posizione tecnologica di Imax nel mercato dei formati premium, sostenendo che il circuito «non è più il leader tecnologico che era un tempo» e che gli altri PLF – dalle sale Dolby ai sistemi HDR di Christie e Barco – garantiscono oggi prestazioni equivalenti o superiori. Cita anche un passaggio della stessa Gerwig: «Nel mio cuore dei cuori, voglio che il pubblico veda il mio film in Dolby Vision con un mix Dolby Atmos perché, per me, è il modo in cui più ho sentito… Ah! Questo è il mio film!».
La critica prosegue, definendo l’accordo un vantaggio immediato solo per Imax e Netflix, a discapito di quel pubblico familiare che, secondo Richards, verrebbe «inutilmente privato» della possibilità di vedere il film in sala e degli altri circuiti premium che «incassano regolarmente più degli schermi IMAX» ma che non potranno programmare “Narnia”.
Richards conclude rilanciando la necessità di un fronte comune nell’industria, evitando modelli che incoraggiano esclusività considerate dannose: «L’industria non dovrebbe mai cercare di convincere il pubblico che esiste un solo modo per godersi un grande film». Un messaggio che arriva in un momento di grande sensibilità per il rapporto tra sale e piattaforme, e che potrebbe alimentare ulteriormente il confronto interno all’esercizio sulle strategie di distribuzione dei titoli più attesi.
© RIPRODUZIONE RISERVATAIn caso di citazione si prega di citare e linkare boxofficebiz.it

Cr. Bryan Steffy/Getty Images 




