Venice4Palestine, la Biennale risponde all’appello: «Siamo aperti al dialogo»

L'organizzazione della Mostra del Cinema ha replicato alla lettera aperta firmata da centinaia di star, ricordando che nella selezione è presente anche un film che parla proprio della tragedia in corso a Gaza
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A pochi giorni dall’apertura della 82ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, il dibattito politico e culturale che circonda la kermesse si è acceso con forza grazie all’appello promosso dal collettivo Venice4Palestine (V4P). Centinaia di registi, attori e professionisti del cinema italiani e internazionali hanno firmato una lettera aperta indirizzata alla Biennale e alle sezioni indipendenti Giornate degli Autori e Settimana Internazionale della Critica, chiedendo che la manifestazione non resti neutrale di fronte alla tragedia in corso a Gaza.

Il documento, diffuso a ridosso del festival, si apre con parole forti: «Fermate gli orologi, spegnete le stelle. Il carico è troppo per continuare a vivere come prima. Da quasi due anni a questa parte ci giungono immagini inequivocabili dalla Striscia di Gaza e dalla Cisgiordania. Assistiamo, increduli e impotenti, allo strazio di un genocidio compiuto in diretta dallo Stato di Israele in Palestina. Nessunə potrà mai dire: “Io non sapevo, non immaginavo, non credevo”. Tuttə abbiamo visto. Tuttə vediamo.»

Gli artisti denunciano il rischio che la Mostra possa ridursi a “una triste e vacua vetrina” impermeabile al dramma umanitario in corso, mentre chiedono che venga riconosciuto il ruolo del cinema come strumento di testimonianza, resistenza e coscienza critica. Tra i firmatari compaiono alcuni dei nomi più importanti del panorama italiano – Marco Bellocchio, Matteo Garrone, Mario Martone, Ferzan Ozpetek, Toni Servillo, Valeria Golino, Alba Rohrwacher, Fabrizio Gifuni – affiancati da personalità internazionali come Céline Sciamma, Charles Dance, Margarethe von Trotta, Ken Loach e Roger Waters.

Il collettivo V4P chiede esplicitamente che durante il festival vengano garantiti spazi di confronto e momenti dedicati alla Palestina, in continuità con la mobilitazione prevista il 30 agosto e sostenuta anche dalla rete Artisti #NoBavaglio. “Non esiste cinema senza umanità”, si legge nella lettera, che sollecita il settore culturale e audiovisivo a prendere posizione pubblica, opponendosi a quella che viene definita “pulizia etnica, apartheid e occupazione illegale dei territori palestinesi”.

La reazione della Biennale non si è fatta attendere. In un comunicato riportato da Variety, l’organizzazione ha ricordato la sua tradizione di attenzione ai temi più urgenti della società: «La Biennale e il festival sono sempre stati, lungo tutta la loro storia, luoghi di discussione aperta e di sensibilità verso le questioni più urgenti che riguardano la società e il mondo». Il documento sottolinea come tale sensibilità si rifletta innanzitutto nelle opere selezionate: «La prova di ciò è, prima di tutto, nelle opere che vengono presentate al festival». A questo proposito, la Biennale cita The Voice of Hind Rajab della regista tunisina Kaouther Ben Hania, in concorso quest’anno, che racconta la vicenda di una bambina palestinese di cinque anni uccisa a Gaza nel 2024. L’istituzione ha inoltre ricordato che lo scorso anno era stato presentato Of Dogs and Men dell’israeliano Dani Rosenberg, ambientato dopo l’attacco di Hamas del 7 ottobre.

Il comunicato si conclude con una dichiarazione netta di apertura al confronto: «La Biennale è, come sempre, aperta al dialogo». Con queste parole, l’organizzazione risponde al pressing del movimento Venice4Palestine e dei suoi sostenitori. Resta ora da capire se, durante le giornate della Mostra, alle dichiarazioni ufficiali seguiranno spazi concreti di confronto e iniziative dedicate, come richiesto dai firmatari della lettera aperta.

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