La presenza femminile alla 83ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia torna al centro del dibattito. Dopo la presentazione della selezione ufficiale, le principali associazioni italiane dell’autorialità cinematografica hanno diffuso una lettera congiunta per contestare l’assenza di registe italiane dal concorso e dal fuori concorso, riaprendo una discussione che riguarda non soltanto i numeri, ma anche i criteri attraverso cui vengono valutate le opere e costruito il canone cinematografico.
Il documento è firmato da 100autori, Anac, Air3, Doc/it, Ewa e Women in Film Television & Media Italia. Le associazioni ricordano che sette registi uomini rappresentano il cinema italiano nelle sezioni principali della Mostra, mentre Alina Marazzi e Anna Foglietta sono presenti nella selezione ufficiale di Orizzonti. Una composizione definita nel comunicato «a una sola dimensione, maschile», che affida alle due autrici e alle altre registe presenti nelle diverse sezioni la speranza di un maggiore equilibrio degli sguardi.
La lettera si concentra in particolare sul concetto di qualità, spesso richiamato per giustificare le scelte artistiche dei festival. Secondo le associazioni, però, il merito non può essere considerato un parametro astratto e indipendente dal contesto culturale. «La qualità non è una categoria divina, neutrale, oggettiva, sospesa sopra la storia», si legge nel testo. «Ogni selezione è il risultato di uno sguardo, di una cultura, di un immaginario, di preferenze, sensibilità, limiti, errori e di una precisa linea editoriale».
Il comunicato invita quindi a interrogarsi sugli strumenti utilizzati per giudicare il cinema, soprattutto quando il risultato delle selezioni mostra ripetutamente uno squilibrio così marcato. «Quando, anno dopo anno, il risultato è una rappresentazione così sbilanciata, non possiamo limitarci a concludere che le registe “non sono abbastanza brave”», scrivono le associazioni. «Dobbiamo domandarci se gli strumenti con cui guardiamo il cinema siano ancora adeguati al presente».
Nel documento viene inoltre ricordata l’adesione della Mostra di Venezia al protocollo 50/50 by 2020, sottoscritto nel 2018 con l’obiettivo di favorire una maggiore trasparenza nelle selezioni e una rappresentanza più equilibrata delle donne e delle diversità nei processi decisionali. A otto anni da quella firma, le associazioni richiamano la necessità di trasformare gli impegni formali in una responsabilità concreta.
La lettera si chiude con un appello diretto al sistema cinematografico e a chi ne orienta le scelte. «Il cinema, non solo italiano, ha bisogno di loro», si legge riferendosi ai colleghi uomini, «ma loro, i selezionatori, i critici, i produttori, i distributori, quando lo impareranno di avere bisogno di noi?».
© RIPRODUZIONE RISERVATAIn caso di citazione si prega di citare e linkare boxofficebiz.it

Cr. Stephane Cardinale - Corbis/Corbis via Getty Images




