Venezia 82, riflettori puntati sul tax credit internazionale

Lo strumento fiscale è stato al centro di un panel intenzionato a "fare chiarezza" e riflettere su regole e raggiungimento del migliore equilibrio fra sostenibilità, stabilità e competitività del nostro Paese. Tra gli ospiti anche Manuela Cacciamani (CEO di Cinecittà) e i produttori Marco Valerio Pugini, Enzo Sisti e Clayton Townsend

Nella cornice dell’Italian Pavilion all’Hotel Excelsior del Lido di Venezia, oggi 28 agosto si è svolto un incontro dedicato al tax credit internazionale, lo strumento che negli ultimi quindici anni è stato pensato per riportare l’Italia al centro dell’arena audiovisiva globale. Ideato per attrarre investimenti stranieri, il tax credit ha generato effetti significativi non solo sul piano industriale, ma anche su quello turistico e occupazionale. È ciò che è emerso dal dibattito, moderato da Marlon Pellegrini, capo ufficio stampa di Cinecittà, al quale hanno partecipato Manuela Cacciamani, CEO di Cinecittà, Marco Valerio Pugini, presidente dell’Associazione Produttori Esecutivi, il produttore Enzo Sisti, l’esperto fiscale Gian Marco Committeri e il produttore statunitense Clayton Townsend.

Aprendo i lavori, Pellegrini ha sottolineato il valore del meccanismo come leva strategica: «È uno strumento che non si misura soltanto in termini di agevolazioni e numeri, ma che ha una portata reputazionale enorme. Quando le produzioni straniere scelgono di girare in Italia e a Cinecittà, si genera un valore di ritorno per l’intero Paese». Pellegrini ha anche specificato che l’incontro è stato organizzato per fare chiarezza sul tax credit internazionale, a seguito delle polemiche dovute anche al caso Kaufmann, mai direttamente citato.

Manuela Cacciamani ha presentato i progetti di ampliamento degli studios, ribadendo il ruolo centrale del tax credit: «Ovunque si vada, Cinecittà è conosciuta e suscita entusiasmo. Entro il 2026 arriveremo a 25 teatri di posa, di cui due tra i più grandi d’Europa, con 21.000 metri quadrati a disposizione delle produzioni. È una realtà prossima ai 90 anni di storia ma in ottima salute, che si regge su tre pilastri: capacità degli studios, tecnologia e benefici fiscali». Ha poi ricordato che oggi circa il 70% del fatturato è legato a produzioni internazionali, contro il 20% di quelle italiane (e un ultimo 10% legato agli eventi), con un’offerta diversificata capace di rispondere a esigenze di sceneggiatura e spazi.

Secondo Gian Marco Committeri, il tax credit ha centrato pienamente gli obiettivi che si era prefissato: «Da quando è stato introdotto gli investimenti sono quintuplicati, generando occupazione, professionalità e ricadute per alberghi, ristoranti e servizi. Concedendo un credito d’imposta ad un produttore internazionale, il sistema Paese incassa più di quanto concede. A questo si aggiunge il cineturismo, con intere città che devono parte della loro fortuna al sistema audiovisivo».

Dal lato dei produttori esecutivi, Marco Valerio Pugini ha ricordato: «Negli ultimi cinque anni abbiamo portato 80 progetti per un valore complessivo di 1,5 miliardi di euro. Già con La passione di Cristo avevamo intuito l’impatto del turismo legato ai set, e oggi questa è una realtà consolidata: secondo una ricerca Expedia, il 50% delle scelte turistiche degli individui dipende da film e serie che vedono». Anche lo storico produttore Enzo Sisti ha evidenziato il contributo delle produzioni straniere al rafforzamento delle competenze italiane: «Le società straniere mantengono il controllo creativo e approvano i budget, mentre a noi spetta l’applicazione del tax credit con il supporto di consulenti e legali. In questo modo la professionalità italiana cresce e si confronta con standard globali».

A portare la prospettiva internazionale è stato Clayton Townsend, che ha lavorato in Italia da Zoolander 2 fino a Ripley: «A Hollywood tutto si riduce ai costi, per questo gli incentivi devono essere robusti e affidabili. L’Italia è molto competitiva: per ogni euro restituito in tax credit se ne generano quattro di indotto, ma per qualcuno il rapporto reale è uno a sei. Un aspetto importante è che i controlli andrebbero effettuati durante la lavorazione e non soltanto a rendicontazione conclusa».

Chiudendo il panel, Committeri ha ricordato tramite alcune slide che il confronto internazionale è sempre più serrato: «Non basta dire che c’è concorrenza, bisogna confrontarsi con i Paesi europei e non europei che hanno aliquote più alte e tetti di spesa differenziati. Per le grandi produzioni l’Italia resta comunque una scelta di primissimo piano, ma il sistema deve continuare a rafforzarsi, non tanto sulle aliquote, quanto sulla finanziabilità». A fare eco è stato ancora Pellegrini: «Accogliere grandi produzioni internazionali è come ospitare o vincere un Mondiale: l’Italia ha gli strumenti per farlo e deve continuare a investire in questa direzione».

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