Venezia 78, Cinecittà e il ruolo degli studios europei

Panel di successo con Nicola Maccanico, Stan McCoy, Andrea Scrosati e Matteo Rovere. Intervenuto anche il ministro Dario Franceschini

Si è aperto in grande oggi, nell’ambito della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, il calendario dei convegni in programma presso l’Italian Pavilion con il convegno “Il ruolo degli studios europei nel nuovo mercato audiovisivo globale”, organizzato da Cinecittà. Un panel introdotto da Chiara Sbarigia (presidente di Cinecittà) e chiuso dal ministro della cultura Dario Franceschini, che ha visto tra i relatori Nicola Maccanico (amministratore delegato di Cinecittà), Stan McCoy (presidente e Maanging Director Emea di MPA – Motion Picture Association), Andrea Scrosati (Coo di Freemantle) e il regista/produttore Matteo Rovere. Una discussione aperta, quindi, tra Cinecittà ed esponenti di spicco dell’industria sul ruolo che gli Studios devono avere per essere protagonisti di un settore audiovisivo in una fase di grande dinamismo, sia a livello globale che nazionale, ma anche sull’importanza di avviare produzioni ecosostenibili e con impatto zero sull’ambiente.

Per Nicola Maccanico, amministratore delegato di Cinecittà, «oggi si producono molti più contenuti audiovisivi rispetto al passato e il mondo delle produzioni ormai è circolare, anche grazie allo straordinario lavoro delle piattaforme che stanno costruendo un nuovo mercato. Sta crescendo l’abitudine al consumo di prodotti europei e tutto questo, oltre a essere una grande opportunità per l’Europa, è un terreno fertile per la costruzione di maggiori produzioni fuori dai confini americani. È poi in corso un’evoluzione tecnologica che cambia il paradigma degli studi e offre la possibilità di pensare film attraverso strade che prima non erano percorribili. Gli studi diventano così un luogo di elezione anche per cinematografie con dimensioni inferiori rispetto a Hollywood, che ora possono competere con storie all’altezza. In questo senso, l’impegno del governo italiano su Cinecittà è stata una scelta illuminata che cercheremo di portare avanti nel migliore dei modi. Gi studi possono essere la chiave di volta per dare solidità a un mondo creativo che rischia di trasformarsi in un mondo fluido. Per questo Cinecittà ambisce a diventare un hub internazionale di eccellenza a livello europeo, sostenuta da un’Italia sempre più competitiva a livello di attrazione di investimenti grazie a un importante credito d’imposta».
Maccanico si è poi espresso sulla rivoluzione green interna a Cinecittà: «Stiamo parlando di un elemento che ha un valore sociale, etico e di business. Il grande cambiamento attorno alla sensibilità sull’ecologia parte a livello economico. Quando la sostenibilità è diventato un parametro di valore, il mondo ha iniziato ad adeguarsi. In questo senso Cinecittà deve essere all’avanguardia e il Pnrr ci offre la possibilità di farlo. Abbiamo oltre 40 milioni per aggiornare e rendere ecosostenibili gli studi, che vorrei diventassero a impatto zero prima della fine dei lavori. Vorrei poi che Cinecittà sviluppasse protocolli per un impatto zero sull’ambiente insieme alle produzioni che lavorano sul territorio italiano, per offrire gli strumenti necessari al conseguimento di questo prezioso traguardo».

Andrea Scrosati, Coo di Freemantle, ha sottolineato il grande lavoro svolto quest’anno dalla sua società, a dimostrazione che il mercato audiovisivo è ripartito a tutti gli effetti: «Quest’anno abbiamo prodotto 60 serie Tv e 14 film, e gran parte di queste sono state prodotte in Europa. C’è un tour di talent incredibile e si può aspirare a una platea internazionale grazie all’incremento degli streamer. Sicuramente oggi l’Italia può contare su uno dei tax credit più interessanti rispetto alle varie opzioni europee. Ma anche il pubblico mondiale è più portato a consumare contenuto che non proviene unicamente degli Stati Uniti. Basti pensare che dei 15 contenuti più visti su Netflix a luglio 2020, 5 non erano americani e 3 provenivano dall’Europa. Nel luglio 2021, invece, 9 non erano americani e 5 provenivano dall’Europa. Si assiste, quindi, a una rinnovata potenzialità dei contenuti europei, o realizzati fuori dai confini americani, e a un maggiore interesse del consumatore verso questi. Produrre in Europa continua a costare meno che negli Usa e su questo punto gli studios hanno un ruolo fondamentale». Per quanto riguarda il tema della diversity e inclusion, Scrosati è convinto che si tratti non di una questione ragionieristica, bensì di una tematica eticamente fondamentale: «Noi raccontiamo storie che si svolgono all’interno delle nostre società, che sono composte da persone diverse tra loro. Realizziamo prodotti per i nostri partner che poi li distribuiscono dialogando con tutti i target di pubblico». Il Coo di Freemantle è molto sensibile anche sul tema green: «Il tema dell’impatto ambientale vede molto più sensibili le nuove generazioni. Non è sempre facile raggiungere i risultati sperati, ma esistono soluzioni davvero innovative per ogni campo della lavorazione di un contenuto audiovisivo».

«Anche tra noi creativi è in atto un cambiamento a livello produttivo nel tentativo di usare sempre più i teatri di posa», spiega il regista e produttore Matteo Rovere. «Dobbiamo iniziare a immaginare gli studi non solo per la ricostruzione di interni, ma come luogo in cui si possono avere vantaggi logistici e una maggiore capacità di controllo. C’è una gestione più semplice nella produzione dei contenuti, soprattutto seriali in quanto necessitano la replica degli stessi ambienti. Si tratta di un cambio di mentalità per noi artisti. Inoltre, all’interno degli studios oggi è possibile beneficiare di un’evoluzione tecnologica senza precedenti. Strumenti come la realtà virtuale, ledwall e motori grafici provenienti dal mondo dei videogiochi, consentono di ricreare virtualmente gli sfondi già durante le riprese, evitando così un lungo lavoro di post-produzione. Certo, sono richiesti investimenti prima della fase di realizzazione del film, ma ci sono possibilità di creazione senza limiti negli stage». Rovere ha speso qualche parola anche sul mondo green, essendo al lavoro su una seconda stagione del serial Romulus ecosostenibile: «Questo tema sta diventando sempre più importante per gli investitori e i player internazionali nella costruzione di una produzione. Come tutti i processi industriali, anche i set generano emissioni di carbonio. Fortunatamente ora stanno nascendo protocolli per ridurre l’impatto ambientale, e le stesse istituzioni stanno prendendo a cuore questo tema. Ma nonostante i protocolli, manca ancora quel collettore che poi favorisca la messa in pratica nei set. Qui gli studios hanno un ruolo centrale: se ai produttori vengono offerti gli strumenti per una maggior ecosostenibilità dei set, poi questi sono incentivati a utilizzarli.

Stan McCoy, presidente e Maanging Director Emea di MPA – Motion Picture Association, ha sottolineato l’importanza del riavvio della macchina produttiva a livello mondiale e ha confermato che «MPA sta investendo molto su nuovi protocolli sanitari e best practice». Inoltre, McCoy ha posto grande attenzione sul tema della diversity, equality, inclusion e sostenibilità ambientale: «Sono tutti temi a cui bisogna dare priorità, in quanto sono elementi sempre più importanti per i produttori internazionali. Ma sono certo che l’Italia sarà in prima linea anche su questi elementi, potendo contare sulla grande attenzione e sensibilità del ministro Franceschini».

A chiudere il convegno è stato proprio il Ministro della Cultura Dario Franceschini: «Il nostro compito è inserirci nel contemporaneo, non solo di preservare il patrimonio storico e artistico. Dovremo investire sul futuro coniugando l’era digitale all’esplosione del mercato audiovisivo e della creatività italiana. È un’opportunità che non possiamo farci sfuggire. L’Europa è il maggiore produttore e consumatore di contenuti audiovisivi. Per questo dobbiamo lavorare e crescere come Europa, creando regolamentazioni e partnership.
In Italia c’è stata una lunga stagione in cui le produzioni venivano attirate da location uniche, per poi andare a girare i film in altri Paesi più vantaggiosi dal punto di vista economico. Ora abbiamo sistemato questa stortura con l’introduzione di un tax credit estremamente competitivo e dobbiamo lavorare su norme che rafforzino e aiutino a far crescere le nostre imprese, conservando la loro autenticità italiana».

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