La competizione internazionale per attirare produzioni cinematografiche e televisive si è fatta sempre più serrata, spingendo gli Stati Uniti a interrogarsi sugli strumenti necessari per riportare sul territorio nazionale una quota maggiore degli investimenti. In questo contesto si inserisce il nuovo studio commissionato dalla Motion Picture Association a Olsberg SPI, che prova a quantificare gli effetti di un possibile incentivo federale destinato al settore audiovisivo e da affiancare ai programmi fiscali già esistenti nei singoli Stati.
Secondo le proiezioni contenute nel rapporto, un credito fiscale federale del 20% potrebbe quasi raddoppiare entro il 2032 la spesa per produzioni cinematografiche e televisive realizzate negli Stati Uniti. Lo studio stima che, in presenza dell’incentivo, gli investimenti raggiungerebbero i 34,7 miliardi di dollari, contro i 16,9 miliardi previsti nello scenario senza intervento. Il programma potrebbe inoltre generare circa 143.500 posti di lavoro nella produzione ogni anno.
Su un orizzonte temporale più ampio, dal 2027 al 2035, Olsberg SPI calcola 125,3 miliardi di dollari di attività produttiva aggiuntiva e un impatto economico complessivo pari a 249,1 miliardi. Si tratta tuttavia di proiezioni fondate su alcune precise ipotesi, a partire dalla capacità del credito fiscale di rendere nuovamente competitivi gli Stati Uniti rispetto ai numerosi territori internazionali che negli ultimi anni hanno rafforzato i propri sistemi di incentivi.
Charles Rivkin, presidente e CEO della Motion Picture Association, ha definito il possibile intervento un passaggio decisivo per il settore: «Un incentivo federale sarebbe un punto di svolta per la nostra industria. Questo studio ci dice che possiamo dare vita a più opportunità per le persone in tutti e 50 gli Stati che danno vita a grandi storie: cast e troupe, costruttori di set, lavoratori edili, camionisti, addetti alla ristorazione e altri ancora».
Uno dei punti centrali del rapporto riguarda proprio la quota statunitense della produzione mondiale. Sulla base dei dati ProdPro citati nello studio, gli Stati Uniti rappresentano attualmente il 34% della produzione cinematografica globale e il 42% di quella televisiva. Senza un nuovo incentivo, Olsberg SPI ipotizza una discesa rispettivamente al 25% e al 29% entro il 2035; con il credito federale, invece, il modello assume che gli Usa possano raggiungere il 65% della spesa produttiva globale.
Proprio quest’ultima previsione rappresenta però uno dei principali elementi da leggere con cautela. Il riferimento utilizzato per sostenere l’ipotesi del 65%, riporta Variety, deriva da uno studio FilmLA del 2015 su un campione di 109 film. Il modello presuppone inoltre che gli altri Paesi non reagiscano all’introduzione del credito statunitense aumentando a loro volta i propri incentivi.
Il dibattito politico sul tema è già aperto. La MPA sostiene l’introduzione dell’incentivo insieme a una coalizione di organizzazioni sindacali di Hollywood, mentre nelle ultime settimane la proposta ha raccolto attenzione a Washington. A oggi, tuttavia, i dettagli definitivi del provvedimento e soprattutto il suo costo per i contribuenti non sono ancora stabiliti: proprio per questo lo studio non fornisce una stima del ritorno economico per ogni dollaro pubblico investito.
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