È stato il resoconto di quanto emerso ai tavoli di discussione tenutisi il 5 novembre al Centro Sperimentale di Cinematografia ad aprire la Conferenza nazionale sul cinema tenutasi sabato mattina all’interno del Festival Internazionale del Film di Roma. Alla presenza del ministro Mibact, Massimo Bray, il dg Cinema Nicola Borrelli ha illustrato le criticità del settore partendo dai cinque temi fondamentali emersi dai tre tavoli di lavoro. In cima alla lista c’è il sistema audiovisivo e gli assetti di mercato. «In Italia ci sono 7 canali free generalisti che assorbono buona parte delle risorse» ha sottolineato Borrelli, che ha messo in luce come questo assetto renda il sistema molto fragile («siamo l’unico paese in cui le pay tv non generano profitti»). Il duopolio vede poi «i due grandi editori investire poco, e sempre meno, e riempire i canali minori soprattutto di prodotto d’acquisto. Inoltre i broadcaster acquisiscono diritti per tutte le piattaforme, impoverendo i produttori che vedono profitti solo dal producer fee e non dai diritti». C’è poi il tema della filiera del pubblico e delle nuove modalità di consumo sulla Rete e del diritto d’autore. Sul mercato sala, Borrelli ha sottolineato che gli schermi non sono equamente distribuiti nel paese e che negli ultimi dieci anni il numero dei biglietti venduti mediamente è rimasto costante: il mercato è piccolo e stagnante e gli esercenti, di tutte le tipologie di sale, lamentano troppi vincoli burocratici e un’eccessiva pressione fiscale che spesso li mette a rischio chiusura. La terza istanza emersa è quella legata a un maggiore coordinamento e centralizzazione della strategia con la creazione di una direzione generale unica che curi tutto l’audiovisivo. A questa andrebbe affiancata una sinergia più concreta fra istituzioni statali, regioni ed enti locali, la chiara attribuzione delle competenze da decentrare e il riconoscimento del ruolo delle film commission. Capitolo di grande interesse anche quello relativo alla revisione degli strumenti di intervento e alle nuove risorse cui attingere per il cinema. Oltre a «rivedere i criteri di valutazione per l’interesse culturale e la composizione delle commissioni – ha spiegato Borrelli – si chiede di incentivare le coproduzioni, dare sostegno alle sale d’essai e a progetti come Schermi di qualità, nonché rivedere spesa e ripartizione dei budget concessi dal Mibact per i festival». Per tutte queste esigenze si pensa di recuperare maggiori risorse da Europa Creativa, la possibilità di attuare un prelievo di filiera e di utilizzare crowfunding e percentuali dalle lotterie nazionali. Dedicato alla formazione il quinto e ultimo punto emerso dai tavoli. È stata opinione di tutti i partecipanti ai tavoli preparatori che sia paradossale raggiungere i più alti gradi di educazione in Italia senza incrociare mai i più grandi autori cinematografici. Gli interventi però non sono richiesti solo nella scuola ma anche nei luoghi della conservazione del patrimonio cinematografico, tanto da pensare alla futura unificazione, in un’unica struttura, che ospiti la Cineteca nazionale e l’archivio del Luce.
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