Trump contro Netflix: l’asse politico complica l’acquisto di Warner Bros. Discovery

Il presidente americano ha preso posizione contro l’acquisizione della major da parte dello streamer e rilancia le preoccupazioni antitrust, mentre Paramount e David Ellison intensificano la pressione su regolatori e investitori
trump netflix discoveryCr. Alex Wong/Getty Images

Il futuro di Warner Bros. Discovery si sta trasformando sempre più in un terreno di scontro che va ben oltre i confini dell’industria dell’intrattenimento. Alla vigilia degli 83esimi Golden Globes, quando Hollywood si preparava alla consueta celebrazione, la partita sull’acquisizione degli asset di Warner Bros. ha incrociato apertamente la politica americana, con Donald Trump che ha scelto di intervenire pubblicamente e in modo netto. Un segnale che rischia di pesare non solo sugli equilibri del mercato, ma anche sul percorso regolatorio dell’operazione da 83 miliardi di dollari con cui Netflix punta a rilevare streaming e studio del gruppo.

Nelle scorse ore Trump ha rilanciato sui social un commento di One America News che attacca frontalmente l’operazione approvata dal board di WBD, dando visibilità a un articolo di opinione firmato dall’avvocato John M. Pierce. Il pezzo, intitolato “Stop The Netflix Cultural Takeover”, invoca l’intervento delle autorità federali e sostiene che «il Dipartimento di Giustizia e la Federal Trade Commission dovrebbero trattare questa fusione come una priorità antitrust di massimo livello — non solo per le sue implicazioni di mercato, ma per ciò che significa per la libertà di espressione e il pluralismo culturale americano». Pierce aggiunge anche un monito più ampio: «Netflix dovrebbe competere, non conquistare. E gli Stati Uniti hanno la responsabilità di garantire che nessuna corporation possa dominare l’immaginario nazionale attraverso il puro potere di mercato e l’attivismo ideologico».

Nel mirino dell’avvocato, e ora anche del presidente, c’è l’idea che Netflix stia costruendo una posizione dominante non solo economica ma culturale. Lo streamer guidato da Ted Sarandos e Greg Peters viene descritto come una società «che ha ripetutamente utilizzato la propria piattaforma globale per esaltare narrazioni progressiste mentre sopprimeva punti di vista dissenzienti». Da qui l’appoggio esplicito all’offerta ostile da 108 miliardi di dollari avanzata da Paramount, finora respinta, considerata un’alternativa più accettabile sul piano regolatorio.

Trump, che in passato ha incontrato Sarandos definendolo un «grande uomo», ha più volte espresso la convinzione che «potrebbe esserci un problema» legato alla «enorme quota di mercato» di Netflix, destinata a crescere ulteriormente nel caso in cui HBO Max e gli altri asset Warner finissero sotto il suo controllo. Una posizione che si incrocia con quella di David Ellison e Paramount, che in una recente lettera ai legislatori di Washington hanno definito una fusione Netflix–Warner Bros. «presumibilmente illegale», intensificando ora il dialogo diretto con azionisti e investitori in vista della scadenza del 21 gennaio.

Sul fondo resta anche il rapporto personale e politico tra Trump e Larry Ellison, padre di David e figura centrale nello scacchiere industriale americano. Un legame che molti osservatori ritenevano destinato a facilitare il percorso di Paramount, anche se lo stesso Trump ha recentemente criticato CBS, controllata dal gruppo, accusandola di un trattamento mediatico sempre più ostile nei suoi confronti. In un contesto così polarizzato, la battaglia per Warner Bros. appare sempre meno come una semplice operazione finanziaria e sempre più come un banco di prova per il futuro assetto dei media statunitensi.

Fonte: OAN

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