È stata presentata questa mattina alla Mostra del Cinema di Venezia la relazione 2012 della Direzione generale cinema del Mibac con un focus sui finanziamenti dei film di interesse culturale. La presentazione dello studio da parte dei professori Alberto Pasquale e Bruno Zambardino ha fornito poi l’occasione per un botta e risposta tra Riccardo Tozzi, presidente Anica, e Nicola Borrelli, direttore generale Cinema del Mibac. Nel 2012 l’intervento pubblico diretto e indiretto nel cinema hanno lo stesso peso per un totale di circa 200 milioni di euro. Nel 2012 sono stati 161 i progetti riconosciuti di interesse culturale (tra lungometraggi, opere prime e seconde, cortometraggi) e 123 hanno ottenuto un sostegno economico, per un totale di 25,8 milioni di euro. Sono stati presentati anche alcuni dati relativi al 2013, in base ai quali risultano in calo le risorse di finanziamento diretto rispetto al 2012, passando da 100 milioni di euro a 86 milioni. Ne risentono soprattutto la produzione con risorse che calano da 26 a 22 milioni di euro, e l’esercizio che scende da 13 a 10 milioni di euro. A proposito dei contributi alla produzione di film di interesse culturale, dal 2006 si è assistito al crescere del numero dei film sostenuti a fronte di una diminuzione del contributo medio per film e di una sempre maggiore difficoltà per i film finanziati con meno risorse, di trovare spazio in sala. In otto anni la direzione generale cinema ha assegnato 323 milioni di euro alla produzione di opere prime e seconde per un toltale di 984 film. La tendenza ad avere sempre più film finanziati ma con meno risorse, ha portato il presidente ANICA a un intervento critico. Ha dichiarato Riccardo Tozzi: «La linea di avere sempre più film finanziati a fronte di contributi inferiori comporta grandi difficoltà per i film medi di autore italiani, che non si possono più fare. È questo però il cinema che va ai festival e che ha rilanciato la nostra produzione. Oggi in Italia si possono fare un certo numero di commedie e un pulviscolo di film a basso budget che, naturalmente, non usciranno nelle sale. Il nostro mercato può assorbire circa 70 film italiani all’anno. Se ne produciamo molti di più, ci suicidiamo come industria perché poi non si trova lo spazio per i film. Quale linea intendiamo seguire? Il Ministero decida». Per Nicola Borrelli, direttore generale cinema «questi sono i dati che fotografano la situazione. Sono d’accordo che la linea di tendenza vada cambiata tenendo presente che le risorse a disposizione, però, sono determinate e con queste dobbiamo fare i conti. Dovremo fare delle scelte nella consapevolezza che non tutti saranno contenti. Dovremo cambiare approccio e linee di intervento, questa è la discussione che dobbiamo portare avanti. Si impone un momento di scelta e di riflessione da sviluppare alla Conferenza sul cinema che si terrà tra due mesi».
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