Torri (Sncci), “troppi film italiani a Roma”

Molto affollato l’incontro di ieri 22 novembre del Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani (Sncci) sul Festival di Roma, il primo ad aver visto presenti le cariche della manifestazione analizzata. Alla Casa del Cinema c’erano infatti il presidente di Fondazione Cinema per Roma Paolo Ferrari, il direttore generale Lamberto Mancini, il direttore artistico Marco Müller e la responsabile di The Business Street Diamara Parodi. Nessuna caccia alle streghe contro un festival molto discusso, ma solo qualche consiglio nella riflessione dei critici. Per Bruno Torri, ex presidente del Sncci «il festival non è assolutamente uno spreco di denaro pubblico perché ci sono dei ritorni sul territorio sotto forma di tasse, ritenute d’acconto e indotto dell’ospitalità e accoglienza che ripagano la spesa degli enti pubblici. È vero, la critica nei confronti della manifestazione è stata troppo negativa, ma il festival non ha ancora un’identità definita schiacciato com’è tra festa e festival e in più è difficile da vivere per gli addetti ai lavori romani». Quanto alla selezione dei titoli in cartellone Torri ha detto: «C’erano troppi film italiani e non è stato reso un buon servizio al nostro cinema, bisognava essere più selettivi. Ad esempio un film come quello di Carlo Lucarelli (‘L’isola dell’angelo caduto’) non era da festival, e tre film in concorso erano troppi considerati i titoli e l’accoglienza che hanno avuto. All’estero non abbiamo dato una buona immagine». Secondo Torri Roma deve pensare a cosa può apportare per il futuro dal punto di vista culturale: «È possibile che Roma non pubblichi niente che contribuisca alla cultura cinematografica? Lo fanno Torino e Pesaro che costano immensamente meno, considerati i costi non sarebbe meglio di una manifestazione spalmare i costi di quella su 3-4 eventi in tutto l’anno».
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