La Procura di Roma ha acceso i riflettori sul sistema dei finanziamenti al cinema italiano. Sono almeno cinque i fascicoli già aperti in relazione al tax credit, lo strumento che consente alle produzioni di ottenere agevolazioni fiscali per la realizzazione di film. Le indagini, ancora in fase iniziale, riguardano decine di opere e un numero consistente di società di produzione, con ipotesi di reati di natura economica e profili legati a possibili illeciti contro la pubblica amministrazione. Al momento non risultano persone iscritte nel registro degli indagati.
Tra le realtà finite sotto la lente, stando a quanto riportato da Repubblica figura anche la One More Pictures, fondata da Manuela Cacciamani, attuale amministratore delegato di Cinecittà e della quale ha venduto le quote prima di assumere il nuovo incarico. La manager ha guidato la società fino al giugno 2024, prima della nomina ai vertici della Spa controllata dal ministero dell’Economia. Gli inquirenti si concentrano inoltre sulla società che ha prodotto il film di Francis Kaufmann, il 49enne americano accusato del duplice omicidio avvenuto a Villa Pamphili.
Secondo quanto emerso, la Guardia di Finanza ha acquisito documentazione presso il ministero della Cultura su richiesta dei pubblici ministeri, con l’obiettivo di verificare la correttezza nell’accesso e nell’utilizzo dei fondi. L’ammontare dei contributi considerati sospetti ammonterebbe a circa 200 milioni di euro. Nella lista delle opere passate al vaglio figurano oltre 180 titoli prodotti tra il 2020 e il 2024, tra cui anche film di grande richiamo come Il sol dell’avvenire di Nanni Moretti, Siccità di Paolo Virzì, Finalmente l’alba di Saverio Costanzo e le produzioni hollywoodiane Fast & Furious 10 e The Equalizer 3.
Nell’inchiesta emergerebbe anche il ruolo della società Agnus Dei, guidata da Tiziana Rocca, moglie del regista Giulio Base. Dal 2019 al 2024, riporta Repubblica, i contributi versati alla società e relativi anche ad eventi come il Filming Italy, sono cresciuti in maniera esponenziale, passando da circa 50mila euro a quasi mezzo milione. Il procedimento, si apprende, nasce da un esposto del senatore Gaetano Amato e non riguarda quindi solo le attività di produzione, ma anche quelle di promozione della Agnus Dei.
Dal settore arrivano intanto richieste di chiarezza e rassicurazioni. Come sottolineato anche dal Ministero, la priorità è garantire trasparenza e correttezza, senza che i controlli si trasformino in strumenti di contrapposizione politica. L’orientamento condiviso è che chiunque debba dimostrare di essersi mosso correttamente e che tutto sia in ordine. Una posizione condivisa anche da Box Office, che la preoccupazione affinché questi controlli non abbiano una connotazione ideologica, allontanandosi dalla loro funzione principale di tutela delle risorse pubbliche e di garanzia per l’intero comparto cinematografico.
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