Tax Credit, introdotto il tetto mobile alla spesa

Un emendamento nel Milleproroghe ritocca la questione dello "splafonamento": il tetto resta, ma può muoversi con nuove risorse
tax creditCr. Shuttershock

Nel passaggio parlamentare legato al Milleproroghe, il settore attendeva un segnale più lineare, un rinvio capace di allentare la pressione dopo le tensioni generate dalla legge di Bilancio. Quel rinvio non è arrivato, ma qualcosa si è mosso: una correzione sul tax credit che evita lo scontro frontale e introduce un meccanismo diverso, meno rigido sulla carta e più incerto nella pratica.

La notizia, riportata dal Sole 24 Ore in un articolo a firma Andrea Biondi, è che lo “splafonamento” del tax credit cinema – cioè la possibilità di andare oltre il tetto annuale di spesa – non viene spostato al 2027, come una parte del comparto sperava di ottenere. In compenso, nel testo dell’emendamento riscritto dal Governo compare un’apertura: se la manovra aveva imposto un divieto assoluto di superare la dotazione prevista per i crediti di imposta, la nuova formulazione introduce la possibilità esplicita per il Ministero di rifinanziare durante l’anno il Fondo, che vale 610 milioni e non riguarda soltanto il tax credit. In altre parole, il tetto resta, ma smette di essere un muro invalicabile “una volta per tutte”: può diventare una barriera mobile, alzabile se e quando verranno trovate nuove risorse.

È un correttivo che, sul piano politico, manda anche un altro segnale: l’emendamento cancella i binari separati tra produzioni estere e produzioni italiane, un’impostazione che aveva favorito le prime sulla base di quanto previsto dalla legge di bilancio. L’eliminazione di questa distinzione può essere letta come un tentativo di ricompattare il sistema, evitando che il sostegno pubblico venga percepito come sbilanciato. Ma l’apertura ha un prezzo, ed è lo stesso punto che il Sole 24 Ore mette in evidenza: la perdita di certezza.

Lo “splafonamento” non veniva descritto come un rubinetto infinito, ma come una garanzia amministrativa: consentiva di far scorrere le domande anche quando si accumulava un disallineamento nel tempo. Con la nuova impostazione, invece, la regola diventa una finestra: quando il budget finisce, si chiude; e si riapre soltanto se si spostano fondi da altre linee oppure se, nel corso dell’anno, il Fondo viene rifinanziato. Possibile, sì, ma non automatico. Per un’industria che deve pianificare film e serie con largo anticipo, questa differenza pesa: l’incentivo non è più percepito come una traiettoria prevedibile, ma come un fattore che può cambiare in corsa.

In questo clima si inserisce l’allarme già presente alla vigilia del voto sulla legge di Bilancio. Il presidente Anica Alessandro Usai, già critico nei confronti dell’ultimo testo, citato dal Sole 24 Ore avvertiva del rischio concreto che l’incertezza blocchi tutto, con le produzioni più piccole costrette a fermarsi e quelle più strutturate spinte a guardare all’estero. E mentre il settore cerca di capire come muoversi, cresce anche l’apprensione per gli effetti di un altro ingranaggio normativo: l’applicazione da marzo, anche ai contributi per cinema e spettacolo, della regola generale prevista dall’articolo 48-bis del Dpr 602/73. In sostanza, nessun pagamento sopra i 5mila euro può essere effettuato dalle amministrazioni pubbliche senza verificare prima l’eventuale presenza di debiti fiscali del beneficiario, con il possibile coinvolgimento dell’Agenzia della Riscossione. Secondo quanto riportato, spesso il problema si alimenta da un circolo vizioso legato ai ritardi nell’erogazione dei contributi.

Il tema è arrivato anche in Parlamento, con due risoluzioni di minoranza a prima firma M5S discusse in commissione tra Camera e Senato. In mezzo, resta lo spiraglio aperto dal Milleproroghe: un correttivo che evita una chiusura totale, ma che lascia il comparto a fare i conti con la stessa domanda di fondo.

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