Nell’intervista concessa al Sole 24 Ore alla vigilia dell’apertura della Mostra del Cinema di Venezia, Pietrangelo Buttafuoco non si è limitato a intervenire sui rumor relativi alla posizione di Alberto Barbera e alla direzione della kermesse. Il presidente della Biennale ha infatti affrontato anche il tema del tax credit, proponendo un modello alternativo per rafforzare l’impatto economico e culturale delle produzioni.
Buttafuoco non ha dubbi sulla strada da seguire: «La mia idea è presto detta: è sufficiente copiare il metodo turco». Secondo il presidente della Biennale, il modello adottato da Ankara ha reso l’audiovisivo nazionale «tra i più potenti al mondo», grazie a un «meccanismo perfetto che indica con precisione quando è previsto il contributo dello Stato». La forza del sistema, spiega, sta nella possibilità per lo Stato di «verificare passo passo tutti i contributi e tutti i finanziamenti», evitando opacità e garantendo che il sostegno pubblico rientri in un circuito virtuoso dell’economia territoriale.
Buttafuoco sottolinea anche l’importanza di vincolare l’utilizzo dei fondi al radicamento sul territorio: «Se ti do dei soldi per fare un film, non lo puoi fare sempre e soltanto e semplicemente negli appartamenti soliti di Roma, per contenere le spese, ma lo devi andare a fare nella grande provincia». Un’impostazione che, nelle sue parole, obbligherebbe la filiera cinematografica ad aprirsi al Paese reale: «Così costringi gli attori a rendere vivo non soltanto il comparto cinematografico, ma anche a coinvolgere il teatro e le scuole».
Una riflessione che si inserisce in un momento delicato per il settore italiano. Solo poche settimane fa, il Ministro della Cultura Alessandro Giuli, nel corso di un’informativa al Senato, ha presentato la nuova riforma del credito d’imposta definendola «una nuova fase per il cinema italiano». Il piano introduce criteri più stringenti per l’accesso agli incentivi, puntando sulla tracciabilità delle spese, sul rafforzamento delle ispezioni e su un maggiore controllo per evitare abusi e cosiddetti “film fantasma”. Giuli ha sottolineato come la priorità sia «precari e maestranze più che i produttori», con misure pensate per tutelare chi lavora quotidianamente nel settore. Sul piano operativo, il Ministero ha già rafforzato la collaborazione con la Guardia di Finanza, avviando verifiche su circa 200 fascicoli e 350 milioni di credito, con la revoca di 66 milioni di euro già erogati.
Fonte: Sole 24 Ore
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