Il dibattito sulla futura governance dei David di Donatello si arricchisce di un nuovo elemento formale. Dopo l’articolo pubblicato da Il Fatto Quotidiano che ipotizzava un coinvolgimento di Francesco Rutelli nella guida del premio, l’ex presidente dell’Anica è intervenuto con una replica per smentire in modo netto qualsiasi disponibilità. Alla sua presa di posizione ha fatto seguito una risposta firmata da Angelo Zaccone Teodosi, che ribadisce le proprie valutazioni critiche.
La vicenda nasce dalle indiscrezioni circolate negli ultimi giorni su un possibile cambio al vertice dell’Accademia del Cinema Italiano, tornata al centro del confronto pubblico in una fase delicata per il premio. Secondo quanto riportato da Il Fatto Quotidiano, tra i nomi emersi con maggiore insistenza figurava quello di Francesco Rutelli, indicato come possibile figura di garanzia grazie al suo profilo istituzionale e alle relazioni maturate nel sistema culturale italiano. Un’ipotesi che si inseriva in un quadro più ampio, nel quale, come risultava a Box Office, fino a poco tempo prima negli ambienti del settore il candidato dato per favorito era Antonio Monda, ex direttore artistico della Festa del Cinema di Roma. Uno scenario in evoluzione, accompagnato da smentite ufficiali sia da parte di Rutelli sia della SIAE, chiamata in causa per un presunto ruolo del suo presidente Salvo Nastasi.
È proprio su questo punto che si concentra il diritto di replica firmato da Rutelli. L’ex sindaco di Roma ricostruisce l’origine della notizia, spiegando: “Il Fatto mi ha gentilmente chiesto se fosse vera l’ipotesi di una mia disponibilità alla guida del Premio David di Donatello. Altrettanto gentilmente, ho risposto che ‘non esiste’”. Da qui la presa di distanza rispetto al titolo pubblicato dal quotidiano: “Leggo invece sul vostro giornale un titolo, ‘Rutelli in pista per il David di Donatello’. Ribadisco: è una realtà importante; io non ho alcuna intenzione né disponibilità di occuparmene“.
Nel testo Rutelli entra poi nel merito dei riferimenti al festival Videocittà contenuti nello stesso articolo, ritenuti incompleti. “Aggiungo, a proposito dei riferimenti al Festival di Videocittà contenuti nello stesso articolo, che sarebbe stato corretto dare conto che io ho creato questa iniziativa 9 anni fa, che essa è cresciuta costantemente (anche per valorizzare strutture, non solo a Roma, con prospettive di rigenerazione urbana) e che io ho svolto e continuo a svolgere in modo assolutamente gratuito questo lavoro, per la promozione e la crescita di nuove generazioni di creativi e artisti digitali”, scrive.
Alla replica di Rutelli segue la risposta di Angelo Zaccone Teodosi, che pur prendendo atto delle dichiarazioni mantiene una posizione critica sull’intera vicenda. “Prendo atto delle dichiarate intenzioni di Francesco Rutelli, che cozzano con le mie fonti: sarà interessante osservare come si svilupperà il vero nuovo corso del ‘David’ per superare la crisi in atto”, afferma. Sul fronte Videocittà, Teodosi precisa: “In relazione al festival Videocittà, non ho criticato il suo carattere innovativo, ma soltanto il deficit di trasparenza su finanziamenti e costi, la generosità dei contributi pubblici, e l’assenza di valutazioni di impatto”.
La controreplica si chiude con un riferimento al contesto istituzionale in cui il festival è nato: “Senza dimenticare che il festival è nato mentre Rutelli era presidente della potente associazione dei produttori Anica, a riprova dei tortuosi e opachi intrecci tra istituzioni, lobby, politica”. Un botta e risposta che fissa pubblicamente le posizioni in campo, mentre il futuro dei David di Donatello resta un nodo aperto nel confronto sul cinema italiano.
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Cr. Ivan Romano/Getty Images




