Roma-Parigi: l’esercizio si confronta per migliorarsi

Esercizio sotto i riflettori stamattina a Roma all’incontro Roma-Parigi, organizzato da Anec Lazio in collaborazione con Agpci e France Odeon e promosso dall’Assessorato alla cultura di Roma Capitale, con il patrocinio dell’Ambasciata di Francia in Italia. L’iniziativa puntava nelle intenzioni a riflettere sul modello parigino come fonte d’ispirazione per rilanciare l’esercizio cinematografico di Roma e Lazio. Chiamati a illustrare le misure messe in atto per i cinema francesi Bruno Blanckaert, proprietario del Gran Rex di Parigi, la sala più frequentata d’Europa, e Hugues Quattrone, responsabile Cnc. Entrambi concordano nel dire che il prezioso aiuto elargito dal Cnc attraverso forme di finanziamento selettive e automatiche (foraggiate anche con la tassa di scopo) è solo una parte del sistema virtuoso messo in piedi negli ultimi 30 anni. Fondamentali sono anche la formazione del pubblico attraverso l’educazione all’immagine nelle scuole, l’aliquota bloccata per i cinema al 5,5% (per decreto legge la stessa applicata ai generi di prima necessità), la politica di sconti che vede i minori di 14 anni entrare al cinema a soli 4 euro, ma anche il tetto massimo imposto agli affitti dei cinema che non può superare un rialzo del 10%. Tra i tanti temi toccati nei vari interventi, i più citati cambio di destinazione d’uso delle strutture, disunione tra associazioni di categoria e tassa di scopo.

Ad aprire l’incontro, Giorgio Ferrero, presidente Anec Lazio che sottolinea l’emergenza chiusura per molte sale della Capitale: “A Roma ci sono troppi cinema dismessi. Chiedo alle istituzioni di sostenerci ancora, bisogna credere nei luoghi di aggregazione: sfruttiamo questi posti per la cultura”. Il Lazio, prima regione italiana per numero di spettatori e volume d’affari complessivo ha oltre 430 sale attive ma ha visto anche chiudere 60 esercizi di cui 42 nella sola area di Roma. Per Lidia Ravera, assessore alla cultura della Regione Lazio, bisogna puntare sulla tassa di scopo perché “il prodotto è più forte se gli artisti hanno la possibilità di sbagliare”, mentre la collega Giovanna Marinelli, assessore alla cultura di Roma Capitale annuncia alla platea che il suo ufficio sta lavorando di concerto con quello dell’urbanistica in un’ottica di snellimento, semplificazione e miglioramento delle regole su apertura e restauro delle sale a Roma. Lancia invece alcune provocazioni Martha Capello, presidente dei Giovani produttori cinematografici, Agpci, che dice: “È inutile continuare a produrre senza confrontarsi col mercato. Bisogna pensare di mettere l’esercizio, non più la produzione, al centro delle sovvenzioni pubbliche per il cinema, oltre a spianare la strada per l’esercizio al tax credit esterno”. A farle eco sia Domenico Di Noia, presidente Fice, che rivendica un ruolo diverso dell’esercente, “non più bottegaio come è stato considerato per anni dalle istituzioni, ma vero e proprio operatore culturale”, che Carlo Bernaschi, presidente Anem il quale ricorda come in Italia ci siano 20 leggi diverse, una per regione, sull’apertura delle sale. “Una stortura che contribuisce a far scappare o a non avvicinarsi gli investitori stranieri”. Bernaschi sottolinea, inoltre, come sia ormai indispensabile il mediatore cinematografico, figura che lui propone di introdurre nel sistema dal 1996. Andrea Occhipinti, presidente dei distributori Anica, concorda sulla necessità di snellire i regolamenti, ma avverte che non sarà facile introdurre la tassa di scopo in Italia perché “gli americani che hanno il prodotto forte non vogliono regole rigide perché hanno già la loro forza altrove, nei film”. A latere del convegno, poi, il portavoce della senatrice Di Giorgi, che in passato si era impegnata a presentare una nuova legge per il settore, ha rivelato che il provvedimento è ai ritocchi finali e dovrebbe essere presentato tra gennaio e febbraio. Sarà un’unica legge per l’apertura delle sale che includerà la formazione del pubblico e sancirà la nascita della figura del mediatore cinematografico.

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