Presentata la prima attrice digitale in AI: i talent la corteggiano, Hollywood insorge

Creata da da Xicoia, vuole diventare la prossima Scarlett Johansson o Natalie Portman. Diverse star "umane" però si sono già ribellate alla novità
attrice AI tilly norwoodFoto: Instagram

L’industria del cinema e della televisione sta vivendo un momento di frizione con l’arrivo dei primi attori generati dall’intelligenza artificiale. Il caso che sta accendendo il dibattito è quello di Tilly Norwood, presentata nei giorni scorsi al Zurich Summit, il forum professionale del Zurich Film Festival. Tilly è la prima “attrice digitale” creata da Xicoia, nuovo studio di talenti virtuali nato come spin-off di Particle6, la società fondata dall’attrice, comica e tecnologa Eline Van der Velden.

La novità non è passata inosservata: più di un’agenzia di talenti avrebbe già manifestato interesse a rappresentare Tilly, segnando un possibile punto di svolta per Hollywood. Van der Velden ha spiegato che fino a pochi mesi fa le major sembravano scettiche, ma la situazione è cambiata rapidamente. «Siamo stati in molte sale riunioni intorno a febbraio e tutti dicevano: questa cosa non succederà mai. Poi, a maggio, la conversazione è cambiata: dobbiamo fare qualcosa con voi» ha raccontato durante un panel a Zurigo. «Quando abbiamo lanciato Tilly, la gente chiedeva: che cos’è?, e ora stiamo per annunciare quale agenzia la rappresenterà nei prossimi mesi».

L’obiettivo, dice la creatrice, è ambizioso: «Vogliamo che Tilly diventi la prossima Scarlett Johansson o Natalie Portman, questo è il nostro obiettivo. Le persone stanno capendo che la loro creatività non deve essere limitata dal budget: non ci sono vincoli creativi, ed è per questo che l’AI può essere positiva. Si tratta solo di cambiare punto di vista». Intanto Tilly ha già fatto il suo debutto “recitativo”: lo scorso luglio ha condiviso su Facebook il suo primo piccolo ruolo nella sketch comedy AI Commissioner, prodotto dal team di Particle6. Un esperimento pensato per dimostrare come un personaggio sintetico possa muoversi tra piattaforme diverse, interagire con i fan e adattare voce, toni e contenuti in tempo reale.

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Ma l’entusiasmo per l’innovazione si è subito scontrato con una reazione dura da parte di molti attori in carne e ossa. La notizia che diverse agenzie stanno valutando di firmare Tilly ha provocato un’ondata di critiche social. Melissa Barrera ha scritto nelle sue Instagram Stories che «spera che tutti gli attori rappresentati dall’agente che farà questo lo mollino» e ha definito la scelta «schifosa». Kiersey Clemons ha rincarato la dose chiedendo «fuori i nomi degli agenti», mentre Nicholas Alexander Chavez ha liquidato la questione con un «non è davvero un’attrice, bel tentativo». Jenna Leigh Green ha chiamato in causa direttamente il sindacato ora guidato da Sean Astin, con un «hey @sagaftra, qualche pensiero qui?».

A sollevare dubbi etici è stata Mara Wilson, che ha chiesto «e le centinaia di giovani donne reali i cui volti sono stati usati per comporla? Non potevate assumerne una di loro?». Tra le voci più ironiche spiccano quelle di Lukas Gage, che ha scherzato sul set immaginario affermando che Tilly «era un incubo con cui lavorare, non sapeva trovare il segno e arrivava in ritardo», e di Odessa A’zion che ha scritto «mi ha tirato il caffè in faccia». Toni Collette si è limitata a un’emoji urlante e Ralph Ineson ha reagito con toni espliciti di disappunto.

Di fronte alla bufera, Eline Van der Velden è intervenuta con un lungo comunicato per chiarire la sua visione. Ha spiegato che «Tilly Norwood non è un sostituto di un essere umano, ma un’opera creativa, un pezzo d’arte. Come molte forme d’arte prima di lei, suscita conversazione, e questo dimostra il potere della creatività». Ha aggiunto di vedere l’intelligenza artificiale «non come un rimpiazzo delle persone, ma come un nuovo strumento, un nuovo pennello. Così come animazione, pupazzi o CGI hanno aperto nuove possibilità senza togliere nulla alla recitazione dal vivo, l’AI offre un altro modo per immaginare e costruire storie. Io stessa sono un’attrice, e nulla, certamente non un personaggio AI, può togliere il mestiere o la gioia della performance umana».

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Van der Velden invita a valutare i personaggi digitali per ciò che sono, sostenendo che «i personaggi AI dovrebbero essere giudicati come parte del loro genere, per i loro meriti. Ogni forma d’arte ha il suo posto e può essere apprezzata per ciò che porta di unico». Per ora Tilly Norwood resta un esperimento che divide, ma il segnale è chiaro: le tecnologie AI stanno entrando nel cuore di Hollywood e potrebbero presto arrivare fino ai contratti con le grandi agenzie. Un cambiamento che apre nuove prospettive creative e produttive, ma che fa tremare una parte dell’industria preoccupata per l’impatto sul lavoro e sulla rappresentanza degli attori reali.

Fonte: Deadline / Instagram

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