Paramount-Warner, via libera più vicino: l’Antitrust verso l’ok alla fusione

L'autorità statunitense sembra orientata ad approvare l’acquisizione di Warner Bros. Discovery da parte di Paramount Skydance dopo l’incontro al DOJ con David Ellison
warner paramount

Un nuovo passo avanti potrebbe essere in arrivo per la fusione tra Paramount Skydance e Warner Bros. Discovery. L’operazione da 110 miliardi di dollari, tra le più rilevanti degli ultimi anni per l’industria dell’audiovisivo, sarebbe infatti più vicina al via libera dell’Antitrust statunitense. Secondo quanto riportato da Semafor, citando persone a conoscenza del dossier, i regolatori del Dipartimento di giustizia degli Stati Uniti sembrano orientati ad approvare l’acquisizione dopo un incontro di due ore tenutosi martedì 26 maggio.

Al centro del confronto c’è stato soprattutto il futuro della distribuzione cinematografica. David Ellison, amministratore delegato di Paramount, ha ribadito davanti al DOJ l’impegno del gruppo a continuare a distribuire film nelle sale. È il punto più sensibile del dossier, perché parte dell’industria teme che la nuova entità possa ridurre il numero di uscite theatrical, spostando più titoli verso le piattaforme streaming e comprimendo così produzione, occupazione e opportunità per i talenti creativi.

Secondo la fonte, lo staff antitrust del Dipartimento di giustizia avrebbe incalzato Ellison proprio su questo fronte: la domanda chiave è se Paramount, una volta integrata Warner Bros. Discovery, possa essere meno incentivata a portare i film sul grande schermo. Si tratta di una preoccupazione già emersa a Hollywood e sollevata anche dal procuratore generale della California Rob Bonta, che potrebbe a sua volta provare a bloccare l’operazione su basi antitrust.

Le argomentazioni presentate dai vertici Paramount, però, avrebbero convinto almeno una parte dei funzionari del DOJ. Sempre secondo le fonti citate da Semafor, gli avvocati dello staff antitrust sarebbero sembrati persuasi dalla tesi secondo cui l’accordo non danneggerebbe né gli altri studios né i talenti creativi. Ai colloqui ha partecipato anche Omeed Assefi, capo ad interim della divisione antitrust.

Durante l’incontro è stato discusso anche il precedente dell’acquisizione di Fox da parte di Disney nel 2019. Dopo quell’operazione, Disney ha ridotto il numero di film distribuiti nelle sale, privilegiando la propria piattaforma streaming. I rappresentanti di Paramount, incluso Ellison, hanno però respinto il parallelo, sostenendo che quei dati sarebbero stati alterati dagli anni della pandemia, quando l’intero settore aveva spinto con maggiore decisione sullo streaming domestico rispetto alle uscite cinematografiche.

Resta comunque un dossier aperto. Semafor precisa che i colloqui sono ancora in corso e che l’analisi del Dipartimento di giustizia potrebbe cambiare. In parallelo, restano le perplessità di chi teme che l’integrazione tra Paramount e Warner Bros. Discovery possa tradursi in meno film prodotti, meno titoli distribuiti nelle sale e meno posti di lavoro. I critici guardano con cautela anche alla promessa di Ellison di arrivare a 30 film all’anno dopo la fusione, più di quanto i due studios abbiano distribuito negli ultimi anni.

Paramount, dal canto suo, continua a insistere sulla centralità dell’esperienza theatrical. In una lettera inviata a Rob Bonta all’inizio del mese, il responsabile legale del gruppo Makan Delrahim, già regolatore antitrust del Dipartimento di giustizia, ha scritto: «Le sale continueranno a essere una parte essenziale del business cinematografico e del tessuto sociale». Una frase che sintetizza la linea difensiva del gruppo: rassicurare regolatori e industria sul fatto che la fusione non ridurrà il peso del cinema in sala, ma potrà convivere con la crescita delle piattaforme.

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