La possibile acquisizione di Warner Bros. Discovery da parte di Paramount Skydance continua a sollevare opposizioni nel cuore dell’industria audiovisiva americana. A Los Angeles, lavoratori di Hollywood, sindacati, piccoli imprenditori e rappresentanti politici si sono riuniti per contestare un’operazione da 110 miliardi di dollari che, secondo i critici, rischia di accelerare la concentrazione del settore e aggravare una crisi occupazionale già molto pesante.
L’iniziativa, organizzata anche con il coinvolgimento della Writers Guild of America, è stata presentata come la prima tappa del tour “Main Street vs. The Merger”, pensato per portare in più città le ragioni di chi si oppone all’accordo tra Paramount Skydance e Warner Bros. Discovery. All’evento, ospitato alla Lumiere Music Hall, stando a quanto riportato da Reuters hanno partecipato circa cento persone. Tra gli interventi più netti quello del comico e autore Adam Conover, che ha definito il consolidamento dei media una minaccia esistenziale per l’industria che ha contribuito a rendere gli Stati Uniti una potenza culturale. «Sta per morire, ed è per questo che mi sento così appassionatamente coinvolto da questa questione», ha detto.
La posizione di Paramount Skydance è opposta. La società sostiene che la fusione non danneggerà né gli altri studios né i talenti creativi. L’amministratore delegato David Ellison ha promesso che i due studi, una volta uniti, resteranno produttivi, con almeno 30 film distribuiti ogni anno. Un portavoce di Paramount ha dichiarato che le società unite avrebbero «ogni incentivo economico» a espandere la produzione di contenuti di qualità richiesti dai consumatori. E ha aggiunto: «Opporsi a questo accordo significa opporsi a una maggiore scelta per i consumatori, a nuove opportunità per creatori e lavoratori, e a una maggiore concorrenza in tutto l’ecosistema creativo — l’opposto di ciò che la legge antitrust dovrebbe ottenere».
Le preoccupazioni, tuttavia, restano forti. Secondo le fonti estere, un gruppo di Stati americani, tra cui California e New York, starebbe preparando una causa per bloccare l’operazione, citando timori legati sia all’antitrust sia al lavoro. Il precedente richiamato è quello del tentativo di Penguin Random House di acquistare Simon & Schuster, fermato anche sulla base dell’impatto sul mercato del lavoro.
Per i lavoratori di Hollywood il tema è concreto. L’occupazione nell’intrattenimento è in calo dal picco di fine 2022 e la California è stata colpita in modo particolare, con 17.234 posti persi tra il 2019 e il 2023 secondo il Milken Institute. Film LA ha inoltre stimato che il tasso di occupazione dei teatri di posa di Hollywood sia sceso al 62% nella prima metà del 2025, contro livelli vicini al pieno utilizzo nel 2016.
Conover ha ricordato anche la propria esperienza dopo l’acquisizione di Time Warner da parte di AT&T nel 2018, quando il suo programma Adam Ruins Everything fu cancellato, lasciando senza lavoro dipendenti, collaboratori e oltre cento persone coinvolte nella produzione. Matt Radecki, cofondatore della società di post-produzione Different by Design, ha espresso il timore che una fusione riduca ulteriormente il numero di acquirenti per documentari e produzioni indipendenti. «Questa è la cosa più grande che abbiamo affrontato», ha detto ai presenti. «I posti con cui lavoriamo sono chiusi… Sono spariti, e non torneranno mai più, e non vogliamo vedere che succeda a HBO o CNN o CNN Films».
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