La fusione tra Paramount Skydance e Warner Bros. Discovery sembra avviarsi verso una fase decisiva dopo l’accordo raggiunto con le autorità statali, che ha rimosso uno degli ostacoli più rilevanti sul percorso dell’operazione. Il deal, valutato 111 miliardi di dollari, prevede una serie di impegni sul fronte della produzione cinematografica e televisiva e punta a definire il futuro di uno dei più grandi conglomerati dell’industria dell’intrattenimento. All’interno delle condizioni concordate, però, emergono alcuni punti che stanno già sollevando dubbi e perplessità, soprattutto per quanto riguarda lo spazio destinato alle produzioni indipendenti.
Paramount si è impegnata a realizzare almeno 30 film all’anno e a investire almeno 1,5 miliardi di dollari aggiuntivi nella produzione domestica di cinema e televisione nell’arco di cinque anni. Una cifra consistente, che si accompagna però a una voce molto più contenuta contenuta nel consent decree: appena 5 milioni di dollari all’anno saranno destinati a un fondo dedicato all’acquisizione di film indie. Il cosiddetto Independent Film Fund servirà ad acquistare opere basate su sceneggiature originali o provenienti da produttori esterni ai grandi studios come Paramount, Disney, Universal e Sony. L’accordo prevede inoltre che il gruppo distribuisca almeno quattro film indipendenti ogni anno. La cifra di 5 milioni rappresenta un impegno minimo e non un tetto massimo: Paramount potrà quindi investire somme superiori qualora decidesse di acquisire o finanziare produzioni più costose.
Tuttavia, è proprio la proporzione tra l’entità complessiva della fusione e la dotazione minima prevista per il cinema indipendente a generare le maggiori perplessità. Molte produzioni indie, soprattutto quando coinvolgono star di primo piano o un comparto tecnico particolarmente articolato, possono raggiungere budget di decine di milioni di dollari. The Hollywood Reporter cita, a titolo di confronto, The Drama con Zendaya, costato circa 28 milioni di dollari, e Megalopolis, il cui budget è arrivato intorno ai 120 milioni. All’estremo opposto, produzioni molto più contenute come Obsession, realizzato con circa 750.000 dollari, mostrano come il mercato indipendente possa comunque muoversi su scale produttive molto differenti. L’impegno sui 30 film annuali prevede inoltre che il 20% delle produzioni abbia un budget pari o superiore a 50 milioni di dollari. Per il restante 80%, invece, non sono fissati requisiti minimi di spesa. Questo lascia al nuovo gruppo un ampio margine di manovra, anche per investire maggiormente su produzioni di dimensioni medio-piccole, senza però alcun obbligo specifico in tal senso.
Le condizioni dell’accordo hanno suscitato critiche anche sul piano più generale. Il procuratore generale della California Rob Bonta, che nei mesi precedenti aveva espresso una forte opposizione alla fusione, ha chiarito che l’intesa raggiunta non deve essere interpretata come un sostegno all’operazione. Durante una conferenza stampa ha dichiarato: «Voglio essere chiaro su una cosa fin dall’inizio: questo accordo non è un voto di sostegno a questa fusione. Non è una benedizione della fusione più ampia […] Non penso che queste due società dovrebbero fondersi, ma non è qualcosa su cui ci stiamo concentrando con la nostra risoluzione qui».
La fusione tra Paramount e Warner Bros. Discovery continua quindi ad avanzare verso il completamento, ma le condizioni che ne stanno accompagnando lo sblocco mostrano già alcune aree destinate a restare sotto osservazione. Tra queste, il peso effettivo che il nuovo colosso vorrà riconoscere al cinema indipendente rappresenta uno dei punti più delicati, soprattutto considerando la distanza tra le dimensioni complessive dell’operazione e l’investimento minimo garantito per le produzioni esterne ai grandi studios.
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