La fusione tra Paramount Skydance e Warner Bros. Discovery dovrà attendere. Un giudice federale statunitense ha disposto una sospensione temporanea dell’operazione, valutata circa 110 miliardi di dollari, accogliendo la richiesta presentata da una coalizione di 12 Stati guidata dalla California. Il provvedimento non rappresenta ancora una decisione definitiva sulla legittimità dell’accordo, ma impedisce alle due società di completare la transazione o di iniziare a integrare le rispettive attività mentre il tribunale esamina le contestazioni di natura antitrust.
La giudice Araceli Martinez-Olguin, della Corte distrettuale federale per il distretto settentrionale della California, ha concesso un ordine restrittivo della durata di 14 giorni dopo aver ascoltato le argomentazioni delle parti. Il provvedimento potrebbe essere esteso fino a un massimo di 28 giorni, mentre l’udienza sulla richiesta di un’ingiunzione preliminare è stata fissata per il 3 agosto. Quest’ultima, se accolta, bloccherebbe la fusione fino alla decisione sul merito della causa promossa dagli Stati.
Nella sua ordinanza, arrivata pochi giorni dopo il respingimento del ricorso presentato dagli abbonati Paramount+, Martinez-Olguin ha rilevato che la coalizione ha sollevato «questioni serie che riguardano il merito», ritenendo quindi giustificata una tutela cautelare. La giudice ha inoltre sottolineato che Paramount ha riconosciuto di non subire un danno immediato dalla sospensione almeno fino alla fine di settembre. «Paramount e Warner Bros. continueranno a operare come società separate e sostenibili, in concorrenza sul mercato, mentre attendono che la Corte giudichi questo caso. L’equilibrio degli interessi, unito al vitale interesse del pubblico nell’applicazione delle norme antitrust, pende quindi nettamente a favore della tutela cautelare richiesta», si legge nel provvedimento.
Secondo gli Stati ricorrenti, l’unione tra i due gruppi potrebbe ridurre la concorrenza in alcuni segmenti centrali dell’industria audiovisiva. La causa sostiene che l’operazione combinerebbe due dei tre principali fornitori di contenuti per la televisione via cavo e due dei cinque maggiori distributori cinematografici. I procuratori ritengono che questa concentrazione possa tradursi in prezzi più alti, minore scelta e una riduzione del numero di film e programmi televisivi disponibili. La decisione assume un peso particolare per il mercato cinematografico. Paramount e Warner Bros. controllano infatti cataloghi, marchi e franchise di primo piano, tra cui Harry Potter, Batman, Mission: Impossible e Top Gun. Secondo quanto riportato nelle ricostruzioni alla base della causa, la nuova società arriverebbe a rappresentare oltre un quarto delle principali uscite cinematografiche.
Il procuratore generale della California Rob Bonta ha definito il provvedimento «una prima vittoria critica nel nostro caso per garantire che questa megafusione non veda mai la luce». Bonta ha aggiunto: «La storia racconta cosa succede quando poche persone hanno un grande potere su mercati centrali per la vita degli americani: meno opportunità per più persone, prodotti e servizi peggiori per tutti».
Paramount ha accolto il provvedimento come una misura temporanea utile a mantenere invariata la situazione in attesa dell’esame del caso. Un portavoce della società ha dichiarato che l’ordine «preserva lo status quo mentre la Corte considera le questioni antitrust presentate». La società ha inoltre ribadito la propria opposizione alle accuse: «Siamo fiduciosi che le prove dimostreranno che le argomentazioni antitrust dei procuratori generali degli Stati sono prive di merito, poiché i mercati da loro indicati e le affermazioni sugli effetti anticoncorrenziali non hanno alcuna base nelle realtà del mercato moderno. Questa fusione è legale, favorevole alla concorrenza e porterà benefici ai consumatori, ai creatori, ai lavoratori e all’industria dell’intrattenimento».
La difesa di Paramount sostiene che il mercato cinematografico sia diventato più competitivo grazie alla crescita di operatori come A24 e Amazon MGM. Sul fronte televisivo, il gruppo osserva invece che il settore della televisione via cavo è in declino e contesta quindi le stime utilizzate dagli Stati per misurare il livello di concentrazione. Paramount ritiene inoltre che l’operazione rafforzerebbe la concorrenza nello streaming, creando un soggetto più solido nei confronti di piattaforme come Netflix e Amazon. La giudice ha tuttavia respinto, almeno in questa fase, l’idea che eventuali vantaggi in un mercato possano compensare possibili danni concorrenziali in un altro. «La Corte osserva separatamente che non può accettare l’argomentazione dei convenuti secondo cui la transazione produrrà efficienze nel mercato dello streaming», ha scritto Martinez-Olguin. «I tribunali hanno espressamente e ripetutamente respinto la difesa secondo cui una fusione contestata produrrà efficienze economiche accessorie alla concorrenza nel mercato rilevante».
La prossima fase del procedimento sarà decisiva. Paramount punta a ottenere una pronuncia sull’ingiunzione entro l’inizio di settembre. Se l’operazione non sarà completata entro il 30 settembre, la società potrebbe iniziare a dover corrispondere milioni di dollari al giorno agli investitori di Warner Bros. Nel frattempo, i due gruppi resteranno separati e continueranno a operare come concorrenti.
Fonte: Variety
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