Paramount-Warner Bros, c’è l’accordo con 12 Stati per la fusione

La società di David Ellison chiude il contenzioso antitrust con 12 procuratori generali statali: l’intesa impone investimenti aggiuntivi, vincoli sulle uscite cinematografiche e garanzie su studi, occupazione e informazione
paramountCr. Shuttershock

Paramount ha raggiunto un accordo con i procuratori generali di 12 Stati americani che rimuove uno dei principali ostacoli al completamento dell’acquisizione di Warner Bros. Discovery, operazione da 111 miliardi di dollari destinata a diventare la più grande fusione mai realizzata nella storia di Hollywood. L’intesa, che dovrà ancora essere approvata dal giudice che segue il caso, mette fine al contenzioso antitrust avviato a luglio dalla coalizione guidata dal procuratore generale della California Rob Bonta e apre la strada alla conclusione del merger, attesa entro la fine dell’anno.

L’accordo arriva alla vigilia di una scadenza particolarmente delicata per Paramount: dal 1° ottobre la società avrebbe infatti iniziato ad accumulare una “ticking fee” da 7 milioni di dollari al giorno legata al ritardo nel closing. Il processo sulla causa promossa dagli Stati era fissato per il 2 marzo 2027, mentre Paramount aveva già accettato di sospendere volontariamente la transazione in attesa del giudizio dopo che il giudice Araceli Martinez-Olguin aveva riconosciuto la solidità preliminare delle contestazioni relative agli effetti della fusione sui mercati della pay TV e della distribuzione cinematografica.

Il cuore dell’intesa riguarda però gli impegni che il nuovo gruppo Paramount-Warner Bros. dovrà rispettare nei cinque anni successivi al closing. La società si è impegnata a non vendere gli storici studios Paramount di Los Angeles e Warner Bros. di Burbank per almeno cinque anni e a mantenere le proprie attività produttive in California. A questo si aggiunge un investimento supplementare di almeno 300 milioni di dollari all’anno nella produzione cinematografica negli Stati Uniti rispetto ai livelli del 2025, per un totale di almeno 1,5 miliardi di dollari nell’arco del quinquennio.

Particolarmente rilevanti anche gli obblighi relativi alle uscite in sala. Nei primi due anni il gruppo dovrà distribuire almeno 30 film all’anno, di cui almeno 20 con una distribuzione ampia; dal terzo al quinto anno il numero salirà a 32 titoli, di cui almeno 21 wide release. Almeno quattro film ogni anno dovranno inoltre rientrare nella categoria delle produzioni indipendenti, mentre almeno il 50% dei titoli dovrà essere prodotto o co-prodotto insieme ad altre società. Paramount dovrà inoltre finanziare con 5 milioni di dollari all’anno, per un totale di 25 milioni, un fondo dedicato all’acquisto di film indipendenti.

L’accordo introduce anche sanzioni particolarmente pesanti in caso di mancato rispetto dei parametri. Dopo un periodo di tolleranza di sei mesi, l’inosservanza di determinati obblighi potrebbe portare alla cessione dell’intera partecipazione in Miramax. Per ogni film mancante rispetto alle soglie concordate, inoltre, il gruppo dovrà versare 30 milioni di dollari a fondi sanitari e pensionistici collegati a WGA, IATSE, DGA, Teamsters e altre organizzazioni del settore, oltre che al Motion Picture & Television Fund e al fondo della National Association of Attorneys General.

Sono stati fissati vincoli precisi anche sulle finestre cinematografiche. I film distribuiti in wide release dovranno restare nelle sale per almeno 45 giorni e non potranno arrivare su piattaforme streaming in abbonamento, compresa Paramount+, prima di 90 giorni dal debutto cinematografico. Si tratta di un punto che David Ellison aveva già pubblicamente sostenuto in precedenza e che ora diventa un obbligo formale previsto dall’intesa.

L’accordo tocca inoltre il mercato della televisione via cavo. Per cinque anni Paramount e Warner Bros. dovranno negoziare separatamente la distribuzione dei rispettivi canali basic cable, con restrizioni sull’uso di informazioni commerciali riservate e sulle trattative relative alle affiliate fee. In caso di violazione, la società potrebbe essere costretta a cedere una serie di reti tra cui BET, VH1, Comedy Central, Smithsonian, Destination America e Science.

Un altro capitolo centrale riguarda l’informazione. Il nuovo gruppo dovrà creare un “News Editorial Independence Board”, un organismo terzo incaricato di definire principi guida per l’indipendenza editoriale di CNN e CBS News. Il rispetto delle condizioni sarà inoltre sottoposto al controllo di un responsabile interno, di un monitoring trustee indipendente e di un comitato formato da cinque Stati.

Paramount ha anche accettato di mantenere Pluto TV gratuito per tutta la durata degli impegni, garantendo livelli di servizio e qualità almeno pari a quelli attuali. Sul fronte occupazionale, il gruppo dovrà rispettare i contratti collettivi esistenti e finanziare con 47,5 milioni di dollari un fondo destinato alla formazione e allo sviluppo professionale dei lavoratori eventualmente licenziati a causa della fusione. I 12 Stati riceveranno inoltre fino a 40 milioni di dollari come rimborso per le spese legali e per quelle sostenute nell’ambito delle consulenze economiche.

David Ellison ha salutato l’intesa sostenendo che l’obiettivo comune fosse quello di sostenere l’industria americana. «Siamo grati al procuratore generale Bonta e agli altri procuratori generali, così come alla WGA, per aver agito in buona fede nel tentativo di trovare un percorso verso una risoluzione che servisse tutte le parti, e al governatore Newsom per il suo sostegno durante questo processo. Il nostro obiettivo comune era raggiungere un risultato che servisse al meglio i consumatori, i lavoratori e, soprattutto, la comunità creativa così vitale per l’arte della narrazione visiva. Siamo fiduciosi che questo accordo faccia esattamente questo, formalizzando una serie di impegni che includono più di 30 film all’anno e un’aumentata produzione cinematografica negli Stati Uniti per contribuire a rivitalizzare la nostra industria qui a casa».

Più articolata la posizione di Rob Bonta, che ha difeso l’intesa durante una conferenza stampa di 45 minuti pur riconoscendo che la fusione non rappresenta l’esito da lui auspicato. «Non penso che queste due società dovrebbero fondersi», ha dichiarato, «Ma non è questo ciò su cui ci stiamo concentrando con la nostra risoluzione». Bonta ha comunque rivendicato la portata delle concessioni ottenute. «Abbiamo ottenuto la risoluzione antitrust che volevamo. Rimedi e impegni molto forti per affrontare le preoccupazioni che avevamo sollevato». Il procuratore generale della California ha inoltre sottolineato come il nuovo quadro garantisca maggiore prevedibilità per l’industria locale: «Questo accordo dà certezza sul futuro della produzione proprio qui a Los Angeles», osservando che Paramount si è impegnata ad aumentare la produzione nazionale e a non vendere i propri studi nell’area di Los Angeles per almeno cinque anni. «Questo genera anche un’importante certezza per un’industria che, credo, ne ha un forte bisogno» ha aggiunto.

Secondo Bonta, l’intesa si differenzia nettamente da quanto avvenuto con la fusione Disney-Fox. «Questo accordo è l’opposto di Disney-Fox», ha affermato, «Le cose che abbiamo visto nella fusione Disney-Fox — una massiccia diminuzione della produzione cinematografica… questo non si limita a proteggere da quel rischio e dalle conseguenze negative; garantisce un enorme potenziale positivo».

Non tutte le parti coinvolte hanno però accolto l’accordo con lo stesso entusiasmo. La Writers Guild of America, che aveva presentato una causa antitrust separata e che ha a sua volta raggiunto un’intesa con Paramount, ha affermato che i termini «sono molto lontani dal proteggere adeguatamente gli sceneggiatori», spiegando di non poter sostenere i costi necessari per proseguire autonomamente il procedimento senza il supporto degli Stati. Nell’ambito dell’accordo separato, Paramount ha comunque accettato di vietare per cinque anni licenziamenti di sceneggiatori nella divisione CBS News Broadcast.

Il nuovo quadro giuridico elimina così uno degli ultimi ostacoli centrali alla fusione tra Paramount e Warner Bros. Discovery. Restano ora l’approvazione formale del giudice e il rispetto di una serie di condizioni che, per i prossimi cinque anni, legheranno direttamente il completamento dell’operazione a investimenti produttivi, presenza sul territorio, distribuzione cinematografica, tutela occupazionale e indipendenza editoriale.

Fonte: Variety

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