Paramount replica alle star di Hollywood: «Comprendiamo le preoccupazioni»

Dopo la lettera aperta firmata da oltre mille nomi dell’industria contro l’operazione con Warner Bros. Discovery, lo studio risponde difendendo l’accordo

david ellison di paramount

Non si è fatta attendere la risposta di Paramount alla lettera aperta che, nelle ultime ore, ha compattato oltre mille nomi di primo piano di Hollywood contro la proposta di fusione con Warner Bros. Discovery. Dopo l’ondata di prese di posizione arrivate dal mondo del cinema e della televisione, lo studio ha scelto di replicare pubblicamente, cercando di ribaltare la lettura dell’operazione offerta dai firmatari e presentando l’accordo non come una minaccia per il settore, ma come una possibile risposta alla fase di profonda trasformazione che sta attraversando l’industria audiovisiva americana.

La presa di posizione delle star era stata netta e senza particolari margini di ambiguità. Attori, registi, sceneggiatori, produttori e professionisti del settore hanno espresso la loro «inequivocabile opposizione» alla fusione, sostenendo che l’operazione finirebbe per concentrare ulteriormente un panorama mediatico già troppo ristretto, con conseguenze pesanti per la concorrenza, per l’occupazione e per la varietà dell’offerta. Nella lettera si parlava apertamente di un sistema già segnato da anni di consolidamenti societari, da una riduzione del numero di film prodotti e distribuiti e da un progressivo indebolimento del tessuto creativo e industriale che tiene in piedi Hollywood. Il timore principale, ribadito più volte, è che una nuova mega-fusione riduca ancora le opportunità per autori e lavoratori, lasciando sempre più potere decisionale nelle mani di un numero ristretto di soggetti.

È dentro questo clima che Paramount ha deciso di intervenire con una risposta ufficiale diffusa nella mattinata di lunedì 13 aprile. L’intenzione è mostrare ascolto verso le preoccupazioni emerse, senza però arretrare di un passo nella difesa della bontà dell’operazione. La società esordisce infatti affermando: «Sentiamo e comprendiamo le preoccupazioni che alcuni membri della nostra comunità creativa hanno sollevato e rispettiamo l’impegno a proteggere ed espandere la creatività». Secondo Paramount, il punto decisivo è che il settore si trova oggi davanti a una discontinuità profonda, determinata da fattori che vanno ben oltre la sola dinamica delle fusioni. Nel testo si legge infatti: «È importante ricordare che, come creatori, sappiamo in prima persona che questo è anche un momento in cui l’industria sta affrontando una significativa discontinuità — e il bisogno di aziende forti, orientate alla creatività e ben capitalizzate che possano continuare a investire nella narrazione non è mai stato così grande». Lo studios prova a spostare il discorso dal rischio della concentrazione alla necessità di costruire gruppi abbastanza solidi da reggere l’urto di un mercato cambiato radicalmente.

Da qui arriva il cuore della replica. L’azienda sostiene che la fusione non impoverirebbe il sistema, ma al contrario permetterebbe di rafforzarlo, mettendo insieme risorse e competenze complementari. Nelle parole diffuse dallo studio, «questa operazione unisce in modo unico punti di forza complementari per creare una società che possa dare il via libera a più progetti, sostenere idee audaci, supportare il talento in più fasi della carriera e portare le storie al pubblico su una scala davvero globale — rafforzando al tempo stesso la concorrenza, assicurando che più operatori di dimensioni rilevanti investano nel talento creativo».

Il comunicato prova poi a dare sostanza concreta a questa promessa, richiamando alcuni impegni già annunciati. Paramount rivendica di essere stata chiara nel definire i propri obiettivi: «Siamo stati chiari nei nostri impegni a fare proprio questo: aumentare la produzione fino a un minimo di 30 film di alta qualità all’anno con uscite cinematografiche complete, continuare a concedere contenuti in licenza e preservare marchi iconici con una leadership creativa indipendente — assicurando ai creatori più strade per le loro opere, non meno».

Nella chiusura, Paramount torna infine sul quadro generale entro cui colloca l’operazione, evocando la lunga scia lasciata dalla pandemia, l’ingresso aggressivo dei big tech e il cambiamento del comportamento dei consumatori. Il messaggio conclusivo è netto: «Comprendiamo le preoccupazioni sollevate a causa delle discontinuità causate alla nostra industria dal COVID, dall’ingresso dei big tech e dai cambiamenti nel comportamento dei consumatori, ma promettiamo questo: Paramount rimane profondamente impegnata nei confronti del talento, e questa fusione rafforza sia la scelta dei consumatori sia la concorrenza, creando maggiori opportunità per i creatori, per il pubblico e per le comunità in cui vivono e lavorano».

Resta ora da capire se questa linea basterà a disinnescare la crescente opposizione interna all’industria. Per il momento, la risposta di Paramount non sembra chiudere il fronte polemico, ma anzi fissa ancora più chiaramente i termini dello scontro: da una parte chi vede nella fusione l’ennesimo colpo a un ecosistema già fragile, dall’altra chi la presenta come uno strumento necessario per sopravvivere e restare competitivi in un mercato sempre più dominato da colossi esterni a Hollywood.

Fonte: THR

© RIPRODUZIONE RISERVATA
In caso di citazione si prega di citare e linkare boxofficebiz.it