Lo scontro attorno alla maxi fusione tra Paramount e Warner Bros. Discovery potrebbe avere conseguenze ben oltre il perimetro finanziario dell’operazione. Secondo quanto riportato da Deadline, i vertici di Paramount avrebbero infatti comunicato a funzionari e interlocutori istituzionali di essere «mortalmente seri» riguardo alla possibilità di lasciare la California, dove la società ha la propria casa da oltre un secolo. Una prospettiva che aggiunge ulteriore pressione a una vicenda già segnata da cause antitrust, possibili perdite occupazionali e costi crescenti legati al rinvio del merger.
L’operazione, valutata circa 110 miliardi di dollari, è stata contestata dal procuratore generale della California Rob Bonta insieme ad altri undici Stati, che hanno promosso un’azione antitrust per bloccare la fusione. Anche la Writers Guild of America ha presentato una causa. Secondo Deadline, tra le possibili destinazioni prese in considerazione da Paramount figurerebbero Georgia, Tennessee e Texas, con il Tennessee indicato come una delle opzioni più concrete anche per i legami della famiglia Ellison con lo Stato.
La sindaca di Los Angeles Karen Bass sarebbe già stata informata della possibilità di un trasferimento. Il suo ufficio ha ribadito la volontà di difendere il ruolo della città nell’industria cinematografica: «La sindaca Bass è concentrata sulla protezione e sulla difesa dei posti di lavoro a Los Angeles, compresi quelli cruciali nell’industria dell’intrattenimento che sono stati una parte vitale dell’economia di Los Angeles». Il portavoce ha aggiunto che Bass «continuerà a lottare per assicurarsi che Los Angeles sia la casa di Hollywood».
Bonta, dal canto suo, ha più volte accusato Paramount di utilizzare la minaccia del trasferimento come strumento di pressione. Il suo ufficio ha dichiarato: «Non possiamo commentare i piani di un’azienda. Non è un segreto che Paramount abbia avanzato questa minaccia, nonostante il suo presunto impegno nei confronti della California e di Hollywood. Ciò che Paramount decide di fare è una scelta esclusivamente di Paramount. Continueremo ad applicare la legge senza paura né favoritismi e continueremo a essere disponibili a sederci al tavolo per discussioni in buona fede».
Le conseguenze economiche di un eventuale addio potrebbero essere significative. Un documento della Los Angeles County Economic Development Corporation stima che, tra il 1° ottobre 2026 e il 30 settembre 2031, lo spostamento della sede e di altre attività potrebbe tradursi nella perdita di un numero compreso tra 2.750 e 5.550 anni-lavoro in California e in una riduzione dell’attività economica tra 1,01 e 2,03 miliardi di dollari.
Nel frattempo, il calendario giudiziario continua a pesare sui conti. Il processo è fissato per il 2 marzo, mentre nelle prossime settimane sono previsti incontri di conciliazione ordinati dal tribunale. Paramount ha inoltre chiesto ai ricorrenti una garanzia da 1,88 miliardi di dollari per coprire le perdite che sostiene di poter subire durante il contenzioso. Dal 1° ottobre dovrebbe infatti scattare una “ticking fee” di circa 7,2 milioni di dollari al giorno, prevista nell’accordo con Warner Bros. Discovery: se applicata per l’intero trimestre, potrebbe arrivare a circa 635 milioni di dollari.
In un quadro segnato da debiti previsti per circa 80 miliardi di dollari e da possibili tagli alla forza lavoro dopo la fusione, resta almeno un impegno già annunciato dai vertici: Paramount e Warner Bros. Discovery hanno promesso di mantenere complessivamente almeno 30 uscite cinematografiche all’anno. Secondo le stime della contea, questa produzione potrebbe generare tra 1.020 e 2.760 anni-lavoro in California e un impatto economico compreso tra 377,7 milioni e 1,01 miliardi di dollari nel periodo considerato.
Fonte: Deadline
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