Paramount, la cessione a Skydance è in stallo

Secondo le fonti americane, l'accordo non è ancora vicino alla chiusura: pesano alcune condizioni vincolanti imposte dalla Federal Communications Commission e dai sindacati
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La cessione di Paramount Global a Skydance Media sembrava a un passo dalla firma definitiva, ma ora rischia di bloccarsi a causa di uno stallo dai risvolti politici e sindacali. Dopo l’annuncio dell’accordo tra la famiglia Redstone e David Ellison dello scorso 7 luglio, i riflettori si sono spostati sulla Federal Communications Commission (FCC), l’ente che deve autorizzare il trasferimento delle licenze televisive e dare quindi il via libera alla nascita di questa nuova entità.

A oltre 230 giorni dall’inizio della valutazione, e nonostante l’accordo tra Paramount e l’amministrazione Trump sia stato interpretato come un via libera politico, la FCC non ha ancora dato l’ok finale. Secondo quanto riportato da The Hollywood Reporter, l’agenzia sarebbe pronta ad approvare solo in cambio di concessioni sostanziali. E le richieste sul tavolo sono tutt’altro che scontate. Lo scorso 7 luglio i rappresentanti del sindacato Teamsters (Hollywood Local 399) e del gruppo conservatore Center for American Rights hanno incontrato lo staff della FCC, avanzando proposte vincolanti per l’approvazione dell’accordo.

Nel verbale ex parte dell’incontro si legge: «Se la FCC approverà l’accordo Paramount, i firmatari hanno fornito idee specifiche e concrete su come la FCC possa migliorare l’operazione. Nell’ambito del suo mandato, la Commissione deve agli stakeholder e al pubblico americano un esame rigoroso di questa transazione. Apporre un timbro di approvazione senza un’analisi approfondita non serve all’interesse pubblico». Teamsters e Center hanno poi ribadito: «Il nostro impegno è quello di spiegare e lodare pubblicamente un pacchetto finale di licenze che protegga gli interessi di lavoratori, consumatori e investitori».

Tra le richieste principali c’è la eliminazione dei programmi DEI (Diversity, Equity, Inclusion). Una linea promossa direttamente dal presidente della FCC Brendan Carr, che a marzo dichiarava a Bloomberg: «Qualsiasi azienda che desideri ottenere l’approvazione della FCC, la invito a iniziare immediatamente a porre fine a qualsiasi forma insidiosa di discriminazione legata ai programmi DEI». Sulla scia di queste dichiarazioni, aziende come T-Mobile e Verizon hanno già promesso la cancellazione dei propri programmi DEI. È quindi probabile che anche Skydance debba seguire lo stesso esempio per ottenere il via libera.

Un’altra richiesta riguarda l’informazione televisiva. I firmatari dell’appello alla FCC hanno proposto di imporre alla divisione news di CBS l’adozione di un «comitato di vigilanza indipendente, ben finanziato, dotato di poteri effettivi e bilanciato» per garantire imparzialità editoriale. Una misura che potrebbe generare malcontento tra i giornalisti del network, in particolare alla storica trasmissione 60 Minutes, da sempre attenta della sua autonomia.

Il Center for American Rights propone anche un riequilibrio delle risorse editoriali, chiedendo che Paramount sposti personale da New York e Los Angeles verso le stazioni locali, come Detroit o Pittsburgh, e che queste notizie vengano usate nei telegiornali nazionali: «Con un modello del genere, correttamente finanziato, gli americani di tutto il Paese potrebbero iniziare a vedere più storie provenienti da luoghi come Detroit, Minneapolis e Pittsburgh. In altre parole, CBS dovrebbe cambiare approccio: invece di usare le stazioni locali come semplici passaggi per contenuti nazionali, gli spettatori dovrebbero vedere il meglio del giornalismo locale da diverse aree geografiche nei programmi nazionali».

Sul fronte sindacale, i Teamsters chiedono a Skydance di negoziare direttamente con loro, fuori dall’Alleanza dei produttori (AMPTP), per tutelare i lavoratori e blindare i contratti collettivi: «I Teamsters ritengono che la nuova Paramount debba negoziare direttamente con i Teamsters in merito agli attuali e futuri contratti collettivi, e non tramite il gruppo industriale “AMPTP”». A ciò si aggiunge la richiesta di garantire per almeno otto anni l’attuale livello occupazionale dei dipendenti full-time, senza possibilità di elusioni tramite outsourcing, accorpamenti o riclassificazioni. Una proposta che però si scontra con i piani di taglio dei costi annunciati da Skydance, che prevede 2 miliardi di dollari in risparmi, la metà già nel primo anno. Paramount e Skydance hanno risposto con una nota congiunta: «Respingere la condizione richiesta dai sindacati sarebbe coerente con l’interesse pubblico, poiché la Commissione non dispone di dati sufficienti a livello di settore per concludere che un determinato livello di occupazione in una stazione radiotelevisiva sia necessario o appropriato in un dato momento».

Anche il mondo dello streaming entra nel dibattito. La piattaforma Fuse ha chiesto che una quota fissa di contenuti su PlutoTV e altre piattaforme Paramount sia riservata a fornitori indipendenti, denunciando un possibile rischio di monopolio se l’accordo andasse in porto. Fuse teme che Skydance possa sfruttare le tecnologie di Oracle — l’azienda di proprietà di Larry Ellison, padre di David — per favorire i propri contenuti, penalizzando l’accesso e la visibilità delle realtà indipendenti.

Con queste premesse, l’approvazione della FCC appare tutt’altro che imminente. Nonostante l’intesa con Redstone e il sostegno politico dell’amministrazione Trump, Paramount e Skydance dovranno probabilmente accettare condizioni vincolanti — su occupazione, informazione e pluralismo — per vedere chiusa un’operazione che segnerà il futuro del colosso hollywoodiano.

Fonte: THR

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