Paramount, dal Medio Oriente 24 miliardi di dollari per Warner

Arabia Saudita, Qatar e Abu Dhabi rafforzano la struttura finanziaria dell’operazione da 111 miliardi di enterprise value. Sullo sfondo restano però i nodi regolatori, politici e di sicurezza nazionale negli Stati Uniti 
loghi paramount e warnerCr. Shuttershock

La partita per Warner Bros. Discovery entra in una fase ancora più delicata e, allo stesso tempo, più concreta sul piano finanziario. Paramount Skydance, il gruppo guidato da David Ellison, avrebbe infatti ottenuto impegni per quasi 24 miliardi di dollari da tre grandi fondi sovrani del Medio Oriente, un sostegno che consolida in modo decisivo l’architettura economica dell’operazione e che conferma la portata globale della fusione.

Secondo quanto riportato dal The Wall Street Journal, il contributo più rilevante arriverebbe dal Public Investment Fund dell’Arabia Saudita, che avrebbe accettato di mettere sul tavolo circa 10 miliardi di dollari. La parte restante dei 24 miliardi sarebbe invece coperta dai fondi statali di Qatar e Abu Dhabi. Si tratta di una cifra enorme, che si inserisce in un accordo complessivo per l’acquisizione di Warner Bros. Discovery valutata con un enterprise value di 111 miliardi di dollari e che dà la misura della posta in gioco in quella che si sta configurando come una delle operazioni più significative degli ultimi anni nel settore media.

L’intesa resta comunque subordinata alle necessarie autorizzazioni regolatorie. Le società coinvolte hanno indicato come obiettivo la chiusura dell’operazione entro la fine del terzo trimestre del 2026, ma il percorso si annuncia complesso. Il 23 aprile Warner Bros. Discovery terrà infatti un’assemblea speciale degli azionisti chiamata a votare sulla transazione, mentre sul fronte politico e istituzionale negli Stati Uniti si stanno già accumulando osservazioni e richieste di approfondimento.

A pesare è soprattutto il tema del controllo straniero e della possibile incidenza dell’operazione sugli equilibri regolatori americani. Nei documenti depositati in passato, Paramount Skydance aveva precisato che i tre fondi sovrani mediorientali avrebbero rinunciato a qualunque diritto di governance, inclusa la rappresentanza nel consiglio di amministrazione, in relazione ai loro investimenti azionari senza diritto di voto. Secondo la società, questa struttura dovrebbe escludere l’operazione dalla giurisdizione del CFIUS, il comitato interagenzia degli Stati Uniti che esamina gli investimenti esteri sotto il profilo della sicurezza nazionale.

Nonostante questo, le perplessità non si sono spente. Nelle ultime settimane alcuni senatori democratici hanno chiesto un esame approfondito da parte della FCC sugli investitori stranieri che sostengono l’accordo, mentre altri esponenti hanno criticato il Dipartimento del Tesoro per non aver avviato una revisione CFIUS sulla proposta di acquisizione. Anche il Dipartimento di Giustizia, attraverso il vertice ad interim della divisione antitrust, ha fatto capire che il dossier non seguirà una corsia preferenziale.

Sul piano industriale e finanziario, un altro elemento rilevante riguarda il gruppo cinese Tencent. Inizialmente uscito dalla cordata per le preoccupazioni del board di Warner Bros. Discovery sulla proprietà straniera, sarebbe poi rientrato come investitore con nuovi fondi. Resta infine centrale il ruolo di Larry Ellison, padre di David e già pronto a impegnare fino a 46,7 miliardi di dollari nell’operazione: l’ingresso dei fondi di Arabia Saudita, Qatar e Abu Dhabi ridurrebbe però l’ammontare di equity che dovrà effettivamente versare per portare a termine la conquista di Warner Bros. Discovery.

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