La stagione dei premi è pronta ad entrare nel vivo e con essa anche la corsa agli Oscar si prepara ad imboccare il rettilineo decisivo: dopo l’annuncio delle shortlist del 16 dicembre 2025, l’Academy ha già fissato le finestre ufficiali che porteranno al momento chiave delle candidature. Le votazioni per le nomination si svolgono dal 12 al 16 gennaio, mentre l’annuncio delle nomination è programmato per giovedì 22 gennaio 2026; da lì, la stagione entrerà nella fase finale in direzione della cerimonia di premiazione, in calendario domenica 15 marzo 2026.
In questo contesto, tra proiezioni e assestamenti continui, il titolo che sta facendo più rumore è Sinners di Ryan Coogler, oggi indicato come potenziale dominatore del tabellone. Le stime più aggressive lo vedono arrivare fino a 15 nomination, una cifra che gli permetterebbe di superare il record storico di candidature detenuto da tre colossi come Eva contro Eva, Titanic e La La Land, tutti arrivati a quota 14. Il dato non è soltanto simbolico: racconta la possibilità di un film capace di imporsi in modo trasversale, non limitandosi alle categorie principali ma presentandosi con forza anche sul terreno tecnico e musicale.
Il “caso Sinners” nasce proprio da questa ampiezza. Le proiezioni lo danno solidissimo in aree come miglior film e regia (freschissima la candidatura ai DGA Awards 2026, la cui vittoria potrebbe lanciare Coogler all’Oscar), e competitivo in sceneggiatura originale, fotografia, montaggio, colonna sonora e canzoni originali. Eppure, paradossalmente, c’è ancora margine per crescere: alcune categorie non risultano pienamente “sbloccate” a suo favore. Il film non è ancora stabilmente tra i primissimi posti nelle previsioni per il supporting actor di Miles Caton, nonostante una nomination agli Actor Awards, e non domina al momento trucco e parrucco. Anche sul fronte delle canzoni originali, Sinners viaggia con due possibili candidature: se una parte di questi tasselli dovesse incastrarsi, l’idea del record smetterebbe di essere una suggestione per diventare un obiettivo concreto.
Resta però la domanda che accompagna ogni stagione in cui un titolo sembra esageratamente davanti agli altri: un dominio numerico garantisce davvero la vittoria? La storia recente ricorda che arrivare alla notte degli Oscar con l’etichetta del rullo compressore può trasformarsi in un’arma a doppio taglio. Un film che raccoglie tantissimo porta con sé anche aspettative altissime, un livello di scrutinio maggiore e, inevitabilmente, un bersaglio sulla schiena: basta poco perché l’Academy scelga una strada alternativa, magari premiando un’opzione percepita come più “di cuore” o più rappresentativa di un certo clima culturale.
Intanto, alle spalle di Sinners, la corsa resta affollata. Una battaglia dopo l’altra, secondo le ultime previsioni, viene proiettato a quota 14 nomination, quindi in scia diretta e con lo stesso potenziale da record, mentre Frankenstein e Hamnet compongono il gruppo dei titoli forti in grado di macinare candidature su più fronti. In parallelo, Blue Moon di Richard Linklater continua a crescere con un percorso più silenzioso, costruito sul passaparola e su un sostegno interno che potrebbe trasformarsi in una sorpresa reale al momento delle nomination.
C’è poi la partita dei film internazionali in miglior film, che resta apertissima nonostante siano stati ignorati finora nei premi dei sindacati. Sentimental Value appare ben posizionato, ma lo spazio è limitato e altri titoli sono in gioco, con il rischio concreto che l’Academy scelga di non allargare troppo la presenza non in lingua inglese. Con BAFTA e PGA pronti a rimescolare le carte, il punto fermo, oggi, è uno: se le tendenze verranno confermate fino al 22 gennaio, Sinners potrebbe non solo guidare la corsa, ma riscrivere il massimo storico di nomination agli Oscar.
Fonte: Variety
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