Si sono concentrati molto sulle sale di città, il loro presente e l’imminente futuro, gli interventi dei relatori intervenuti ieri mattina a Roma al convegno Anec “Il cinema e i cinema del prossimo futuro”. «Le sale di città sono il futuro perché sono quelle dove si vede il meglio del cinema, i film dai festival e rappresentano i luoghi dell’aggregazione», ha dichiarato Andrea Occhipinti presidente dei distributori Anica. “Gli imprenditori che le gestiscono sono spaventati dall’ammodernamento tecnologico e dal calo degli spettatori ma anche dalla mancanza di una visione comune. Non ci sono multisale moderne di città. In Italia dove sono stati costruiti, i cityplex hanno funzionato, quindi sappiamo che c’è una risposta positiva del pubblico. Quello che bisogna fare ora è lavorare per snellire la burocrazia e rendere più facili i cambi d’uso per far tornare appetibili gli investimenti sia italiani che esteri sul territorio e creare nuove sale. È scandaloso che lo Stato non faccia pagare l’IMU a chi potrebbe e poi aumenta quella sui cinema. Dobbiamo invece auspicare maggiore coesione tra le categorie e presentarci con proposte unitarie al governo». Dello stesso avviso, Riccardo Tozzi, presidente Anica, che ammonisce: «Anche in Italia si dovrebbe mettere in atto una politica urbanistica fatta dai municipi come in Inghilterra dove ci sia un piano preciso per il parco sale di città. A Roma invece non si è nemmeno pensato di costruire un palazzo del cinema nella zona vicino l’Auditorium Parco della Musica, dove si è creato il distretto di musica e arte con Maxxi, il progetto di Piano e il Ponte della Musica. C’è bisogno di una mappatura dei multiplex che si sono sviluppati in modo feroce e di spostare l’attenzione sulle sale di città». Per Carlo Bernaschi, presidente Anem, la parola chiave è riconvertire: «Oltre a costruire nuove sale si possono proporre nuovi spazi e offerte moderne anche rivedendo i vecchi cinema. Abbattiamo i limiti delle cubature ora in vigore e creiamo a partire da strutture già esistenti luoghi dove accedere anche a ristorazione o magari dove sia possibile comprare un libro. In Francia stanno addirittura costruendo cinema a 5 stelle». Il futuro della sala però non passa solo dal restyling delle strutture ma dalla programmazione. Per Stefania Ippoliti, responsabile della Mediateca toscana e dell’area cinema alla Toscana Film Commission, bisogna che gli esercenti s’interroghino davvero sulla multiprogrammazione in una dialettica costruttiva con i distributori: «È il momento di discutere con distributori e produttori di cui siamo i migliori partner: è possibile farla davvero questa multiprogrammazione? Allora dobbiamo chiedere ai distributori di avere percentuali diverse di noleggio senza minimi garantiti e Rai Cinema, ormai il maggiore produttore sul territorio, va chiesta una mano per realizzare una campagna di fidelizzazione di un nuovo pubblico». Impietoso poi il paragone con parco sale e gestione dei cinema dei vicini francesi. Intervenuto stamane Jean-Pierre Decrette, vicepresidente FNCF, ha elencato alcuni dati che hanno impressionato la platea: in Francia la rete delle sale è di 5550 unità. Si calcola che ciascun francese abbia un cinema a 20 minuti da casa, ma la media non soddisfa il settore che sta lavorando per diminuire questa distanza. Quasi tutte le sale sono già digitalizzate grazie all’aiuto del CNC e dei produttori che devono a versare una fee all’esercizio per contribuire allo switch off. La window è di 4 mesi di esclusività di un film nelle sale e per sottolineare ulteriormente l’importanza dell’esercizio nel paese, recentemente il governo francese ha votato all’unanimità l’abbassamento dell’iva per il cinema dal 10% al 5%, mettendo la sala al pari dei beni di prima necessità per i cittadini.
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