Netflix continua a muoversi in un mercato dello streaming sempre più competitivo, nel quale la crescita non passa più soltanto dall’aumento degli abbonati ma anche dalla capacità di mantenere elevato il coinvolgimento del pubblico. Tra nuovi investimenti nei contenuti live, accordi con creator provenienti da YouTube e l’evoluzione degli equilibri tra i grandi gruppi hollywoodiani, la società sta cercando nuove leve per rafforzare la propria posizione senza però stravolgere il modello che l’ha portata ai vertici del settore. A fare il punto è stato Ted Sarandos, co-CEO di Netflix, intervenuto durante l’edizione 2026 dell’evento Screentime organizzato da Bloomberg. Il dirigente ha riconosciuto apertamente che il ritmo di crescita dell’engagement non è quello auspicato dalla società: nella prima metà del 2026, infatti, le visualizzazioni su Netflix sono aumentate del 2%.
«Nel complesso, non stiamo crescendo velocemente quanto vorrei e stiamo lavorando per accelerare questo movimento», ha dichiarato Sarandos. Uno degli strumenti sui quali Netflix sta puntando per stimolare l’engagement è la programmazione live, settore nel quale la piattaforma ha progressivamente aumentato la propria presenza anche attraverso eventi di grande richiamo come alcune partite della NFL. Sarandos ha spiegato che circa il 5% dei 20 miliardi di dollari che Netflix investe annualmente nei contenuti viene destinato alla programmazione dal vivo, mentre quest’ultima genera circa l’1% delle visualizzazioni complessive.
Un rapporto che, guardando esclusivamente al consumo, potrebbe apparire poco favorevole. Secondo Sarandos, però, il valore del live va misurato anche attraverso altri parametri. Gli eventi dal vivo generano infatti «molte iscrizioni» e contribuiscono inoltre a ridurre il tasso di abbandono degli abbonati. A questo si aggiunge il forte interesse degli inserzionisti pubblicitari verso questo tipo di programmazione. Dopo aver riconosciuto il rallentamento dell’engagement, Sarandos ha comunque precisato che la situazione generale della società rimane positiva: «Il business va alla grande e sta crescendo bene».
Nel corso dell’intervento è stato affrontato anche il nuovo scenario competitivo determinato dalla fusione tra Paramount Skydance e Warner Bros. Discovery. Sarandos è stato interrogato anche sul precedente tentativo di Netflix di acquisire Warner Bros., senza la componente Discovery. «Penso che il piano fosse solido», ha dichiarato. «A un certo punto abbiamo vinto l’accordo, quindi pensiamo di avergli dato il prezzo giusto, alla nostra scala. Quello era il prezzo massimo al quale pensavo che avremmo potuto generare valore per i nostri azionisti con quell’asset. Qualsiasi cifra superiore, pensavo, ci avrebbe portato in territorio negativo, anche con la nostra scala».
Netflix aveva infatti raggiunto un accordo prima dell’intervento di David Ellison, che dopo aver unito Paramount Global e Skydance ha successivamente presentato un’offerta sostenuta anche dal padre Larry Ellison, fondatore di Oracle. Sarandos ha spiegato che resta ancora da capire quale sarà l’effettivo impatto della nuova realtà sul mercato dello streaming. «Sulla carta, finora è uno più uno», ha dichiarato riferendosi alle rispettive quote di mercato. E ancora: «Quindi non so se uno più uno fa due, oppure uno più uno fa uno e mezzo, oppure uno più uno fa tre».
Un altro fronte osservato con attenzione è quello di YouTube. Netflix ha recentemente concluso accordi con alcuni creator provenienti dalla piattaforma di Google, ma Sarandos ha escluso che questo rappresenti un cambio radicale di strategia. «Sicuramente non siamo nel business degli UGC [contenuti generati dagli utenti] – ha spiegato – Siamo nel business dei contenuti prodotti professionalmente. Ora, penso che ci siano molte persone sulle piattaforme che stanno già realizzando programmi abbastanza vicini a quelli professionali e, se possiamo monetizzare meglio quei programmi per loro, allora possiamo fare un accordo con loro. Ma sicuramente non stiamo cercando di portare da noi l’intera popolazione dei creator». Netflix ritiene di poter offrire a determinati produttori e creator maggiori possibilità di monetizzazione grazie alla presenza di differenti fonti di ricavo, mentre YouTube rimane fortemente legata al finanziamento pubblicitario.
Sarandos ha infine escluso, almeno nel prossimo futuro, l’introduzione di un livello completamente gratuito sostenuto dalla pubblicità. Una versione FAST, acronimo di free ad-supported television, secondo il dirigente non giustificherebbe infatti il rischio di «cannibalizzare il prodotto principale». Netflix continuerà quindi a sviluppare il proprio modello pubblicitario senza trasformarlo in un accesso gratuito generalizzato alla piattaforma.
Fonte: THR
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