Netflix promette le sale per i film Warner, ma anche Trump solleva dubbi

Le associazioni di categoria protestano per l'annunciata acquisizione, che per il Presidente degli Stati Uniti «potrebbe essere un problema». Intanto, Ted Sarandos ha chiarito la posizione del colosso dello streaming sulle uscite theatrical del futuro
netflix e warner bros a sx, donald trump a dxCr. Shuttershock / Chip Somodevilla (Getty Images)

L’ultimo weekend si è aperto con una delle notizie più dirompenti dell’industria dell’intrattenimento degli ultimi anni: Netflix ha annunciato un accordo da oltre 82 miliardi di dollari per acquisire Warner Bros., dando così vita a un colosso che unirebbe sotto lo stesso tetto lo streamer più grande al mondo, uno dei più antichi studios di Hollywood e il marchio HBO Max. Un’operazione che, se andasse in porto, ridisegnerebbe in modo radicale gli equilibri del settore, tra nuovi scenari industriali e timori crescenti da parte dei sindacati e delle istituzioni. In attesa del verdetto dei regolatori statunitensi, le prime reazioni offrono già un quadro complesso e tutt’altro che scontato.

Nelle ore immediatamente successive all’annuncio, Ted Sarandos ha ribadito l’impegno di Netflix nel mantenere il valore culturale e commerciale dell’uscita in sala, confermando che i film Warner Bros. continueranno ad arrivare nei cinema prima dello streaming. Ha spiegato: «Non abbiamo questa opposizione ai film nelle sale. La mia resistenza è stata soprattutto nei confronti delle lunghe window esclusive, che non riteniamo molto a misura di consumatore, ma quando parliamo di mantenere HBO operativa, in gran parte com’è, questo include anche il loro accordo per i film in uscita con Warner Bros., che prevede un ciclo di vita che inizia al cinema, cosa che continueremo a sostenere». Sarandos ha poi lasciato intendere un possibile cambiamento graduale del modello: «Penso che, nel tempo, le window evolveranno per essere molto più a misura di consumatore, per poter raggiungere il pubblico dove si trova più rapidamente».

Se Netflix punta a rassicurare l’industria dal punto di vista creativo e produttivo, la reazione dei sindacati hollywoodiani è stata immediata e severa. La Writers Guild of America ha definito l’operazione un rischio sistemico per l’intero ecosistema dell’intrattenimento, affermando: «La più grande società di streaming del mondo che inghiotte uno dei suoi più grandi concorrenti è ciò che le leggi antitrust sono state create per impedire». La WGA sostiene che un simile accentramento «eliminerebbe posti di lavoro, abbasserebbe i salari, peggiorerebbe le condizioni per tutti i lavoratori dell’intrattenimento, aumenterebbe i prezzi per i consumatori e ridurrebbe il volume e la diversità dei contenuti». Anche la Directors Guild of America (DGA) ha espresso forte inquietudine, dichiarando che l’accordo «solleva preoccupazioni significative» e annunciando un incontro diretto con Netflix per comprendere «la loro visione per il futuro della società».

Alle tensioni interne al settore si sono aggiunte quelle politiche, dopo le dichiarazioni del presidente Donald Trump, che ha confermato un incontro alla Casa Bianca con Sarandos per discutere dell’operazione. Pur lodando personalmente il dirigente — «È un uomo fantastico» — Trump ha sottolineato i rischi concorrenziali dell’acquisizione: «È una quota di mercato molto grande. Non c’è dubbio.Potrebbe essere un problema», si legge nel report di Variety. Il presidente ha fatto sapere che la revisione governativa «dovrà seguire un processo» e che sarà «coinvolto in quella decisione», lasciando intendere che l’approvazione non sarà automatica.

Il progetto di fusione appare così tutt’altro che certo. Tra la promessa di Netflix di preservare la sala, le preoccupazioni dei sindacati sul futuro dei lavoratori e del mercato, e un presidente che non esclude un intervento diretto, il destino dell’acquisizione resta sospeso in un clima di attesa e tensione crescente. L’unica certezza, per ora, è che l’industria dell’intrattenimento si trova davanti a un possibile punto di svolta storico.

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