Netflix entra in trattative esclusive per Warner Bros.

Il colosso streaming fa sul serio per l'acquisizione degli asset cinematografici e streaming della major. Immediata la levata di scudi di associazioni e produttori, che temono per il futuro della distribuzione nelle sale e chiedono un controllo massimo livello di scrutinio antitrust
netflix e warner bros

Netflix ha ottenuto un’esclusiva per trattare l’acquisizione degli asset principali di Warner Bros. Discovery, un passaggio che segna una possibile svolta epocale per l’industria dell’intrattenimento. Dopo settimane di guerra di offerte con Paramount Skydance e Comcast, il colosso dello streaming è ora al tavolo per rilevare lo studio cinematografico e televisivo Warner Bros. e il servizio di streaming HBO Max, con un’operazione che, se dovesse andare in porto, ridisegnerebbe gli equilibri di Hollywood.

Secondo quanto emerso, Netflix ha messo sul piatto circa 28 dollari ad azione per Warner Bros. Discovery, per lo più in contanti, offrendo anche una penale di recesso da 5 miliardi di dollari nel caso in cui l’accordo non si chiudesse. L’offerta riguarda Warner Bros. Studios e gli asset streaming di HBO Max, mentre la proposta concorrente di Paramount Skydance, guidata dal neo CEO di studio David Ellison, puntava all’acquisizione dell’intera Warner Bros. Discovery con un accordo tutto in contanti, a circa 27 dollari ad azione. Comcast, dal canto suo, ha presentato un’offerta analoga a quella di Netflix, limitata alle attività di studio e streaming. Tutti e tre i pretendenti, secondo gli analisti, erano «disposti a pagare per l’eliminazione di un concorrente, l’acquisizione del controllo dei franchise e il potenziale di sinergie derivante dall’integrazione di una delle più preziose librerie di contenuti e proprietà intellettuali del mondo nelle loro piattaforme», con Warner definita un «crown jewel» per IP come Harry Potter, DC Comics e Game of Thrones.

La messa in vendita di Warner Bros. Discovery è il risultato di una fase turbolenta: nata dalla fusione del 2022 tra la WarnerMedia di AT&T e Discovery Communications, la società ha sofferto in Borsa, al punto che il CEO David Zaslav e il consiglio avevano inizialmente scelto la strada di una scissione interna. Il piano prevedeva di separare entro la metà del 2026 lo studio Warner Bros. e lo streaming HBO Max dai canali lineari storici come CNN, TNT e TBS. In base a quell’architettura, Zaslav sarebbe diventato amministratore delegato di una Warner Bros. “snellita”, mentre l’attuale CFO Gunnar Wiedenfels avrebbe guidato una società autonoma di televisione lineare chiamata Discovery Global. L’offerta non sollecitata di Ellison per l’intera WBD, arrivata in ottobre, ha però spinto il board ad aprire formalmente il processo di vendita, ricevendo tre proposte consecutive da Paramount prima di allargare la competizione a Netflix e Comcast.

Sul piano industriale, il perimetro di ciò che Netflix sta cercando di acquisire è molto preciso: Warner Bros. Television, Warner Bros. Motion Picture Group, DC Studios, HBO e HBO Max, insieme alle rispettive librerie cinematografiche e televisive. Resterebbero fuori i Global Networks, ovvero i marchi e canali di intrattenimento, sport e news a livello mondiale, tra cui CNN, TNT Sports, le reti Discovery, i principali canali in chiaro in Europa, il servizio Discovery+ e Bleacher Report. Se l’operazione si concretizzasse, Netflix acquisirebbe anche un apparato globale di distribuzione cinematografica e una libreria immensa che comprende titoli di DC Studios, Turner Entertainment, HBO, New Line e il catalogo MGM precedente a maggio 1986, oltre a classici come Casablanca e Il mistero del falco, serie iconiche come Friends e Ted Lasso, e la library HBO con I Soprano, The Wire, Deadwood, Il Trono di Spade, Sex and the City e Six Feet Under, nonché ampi diritti film e TV sul franchise di Harry Potter.

La svolta è particolarmente significativa per Netflix perché rompe con la sua storia recente. Il gruppo guidato da Ted Sarandos e Greg Peters ha finora evitato grandi acquisizioni, sostenendo di poter crescere in modo organico e di non essere penalizzato dalla mancanza di una libreria di IP “profonde”. L’analista Jessica Reif Erlich ha sottolineato che «Sebbene Netflix sia il chiaro leader dello streaming per numero di abbonati, è ancora indietro rispetto ad altre società media per quanto riguarda librerie di proprietà intellettuali profonde, che potrebbero offrire potenziali casi d’uso per parchi a tema, esperienze, spettacoli a Broadway, gaming e merchandising. Sebbene Netflix abbia a lungo sostenuto che le operazioni di M&A fossero una distrazione e che la società potesse costruire le proprie franchise in modo più efficiente rispetto a comprarle, lo scenario è cambiato». Per Erlich, «acquisire DC Comics, Harry Potter, Hanna-Barbera e altre proprietà della libreria WBD fornirebbe a Netflix un vasto insieme di proprietà intellettuali molto note. Inoltre, l’acquisizione darebbe a Netflix capacità di produzione fisica e prestigio che potrebbero aiutare a corteggiare i talenti a un altro livello».

Non sorprende, quindi, che la concorrenza abbia reagito in modo aggressivo. Paramount ha sostenuto di essere l’unica a disporre di un percorso chiaro verso la chiusura, scrivendo a WBD che le offerte rivali di Netflix e Comcast «presentano seri problemi che nessun regolatore sarà in grado di ignorare», alla luce della posizione dominante di Netflix nello streaming negli Stati Uniti e a livello globale. In un’altra comunicazione, Paramount ha affermato di «avere motivi credibili per ritenere che il processo di vendita sia stato contaminato da conflitti di interesse del management, inclusi i potenziali interessi personali di alcuni membri del management in ruoli e compensi post-transazione, come risultato degli incentivi economici incorporati in recenti emendamenti agli accordi di assunzione». WBD ha ribattuto che il consiglio «adempie ai propri obblighi fiduciari con la massima cura, e che li ha pienamente e rigorosamente rispettati e continuerà a farlo». Paramount, che ha coinvolto anche tre fondi sovrani mediorientali a sostegno della propria offerta, aveva peraltro aperto all’ipotesi di un ruolo per Zaslav in caso di fusione. Secondo le ricostruzioni, tra i due schieramenti si è accumulata una notevole dose di risentimento.

Sul piano regolatorio, tutte le parti danno per scontato un esame approfondito. Netflix è oggi il leader nei servizi di streaming a pagamento, con una capitalizzazione di mercato di 437 miliardi di dollari, «la più grande e influente compagnia a Hollywood», superiore persino a Disney, ferma a 190 miliardi di dollari. L’eventuale somma di Netflix e della library Warner-HBO solleva interrogativi antitrust già evidenziati dalla concorrenza, che teme un potere negoziale eccessivo sulle finestre di sfruttamento e sulle condizioni economiche per il mercato.

Un fronte particolarmente sensibile è quello delle sale. Negli ultimi anni Netflix ha ribadito più volte che il suo modello di business non ruota attorno alle uscite cinematografiche. In una call sugli utili del 2023, Ted Sarandos ha dichiarato: «Portare la gente a teatro non è il nostro mestiere». Lo streamer è noto per preferire una finestra esclusiva di 17 giorni nelle sale prima del passaggio in home, mentre la principale catena AMC spinge per i 45 giorni. Le posizioni sono rimaste talmente distanti che i titoli da premi di Netflix di quest’anno — House of Dynamite, Wake Up Dead Man, Jay Kelly e Frankenstein — non hanno avuto schermi nelle prime tre catene (AMC, Regal, Cinemark). Finora l’unico film Netflix ad arrivare al numero 1 del box office è stato KPop Demon Hunters Singalong, che nell’ultimo weekend di agosto ha incassato 19 milioni di dollari in due giorni, distribuito da tutti i circuiti tranne AMC.

In questo contesto si inseriscono le forti reazioni del settore. Il Directors Guild of America ha diffuso un comunicato dai toni molto netti, affermando: «La notizia che Netflix abbia ottenuto diritti esclusivi per negoziare per WBD solleva significative preoccupazioni per la DGA. Crediamo che un’industria vivace, competitiva — una che favorisca la creatività e incoraggi una reale concorrenza per i talenti — sia essenziale per salvaguardare le carriere e i diritti creativi dei registi e delle loro squadre. Incontreremo Netflix per illustrare le nostre preoccupazioni e comprendere meglio la loro visione per il futuro dell’azienda. Mentre portiamo avanti questa due diligence, non commenteremo ulteriormente».

Parallelamente, un consorzio di grandi nomi dell’industria ha scelto una via ancora più politica, con una lettera aperta al Congresso inviata via email a membri di entrambi i partiti. Il gruppo si è presentato come «produttori preoccupati per il futuro» e ha spiegato di aver lasciato la lettera non firmata «non per codardia» ma per timore di ritorsioni, vista la considerevole forza di Netflix come acquirente e distributore. Una fonte ben informata ha confermato che tra i promotori figurano diversi cineasti di primo piano. Nel testo vengono individuate tre aree di forte preoccupazione, a partire dal rischio che Netflix possa arrivare a «distruggere» il mercato dei film per il cinema accorciando drasticamente o eliminando del tutto la finestra in sala per i film Warner Bros. prima dell’approdo su una piattaforma combinata Netflix–HBO Max. Secondo alcune fonti citate, la proposta attuale di Netflix prevedrebbe una finestra esclusiva theatrical ridotta a due settimane, anche se un altro insider vicino al processo negoziale ha smentito parlando di periodi più lunghi. Come contraltare, Paramount ha promesso di mantenere Warner Bros. come realtà autonoma impegnata a realizzare almeno 14 film l’anno destinati alle sale.

I produttori hanno scritto che Netflix «terrebbe di fatto un cappio intorno al mercato cinematografico», esercitando — a loro giudizio — un’influenza di mercato sufficiente a ridurre la presenza dei film nelle sale e a comprimere i compensi successivi nelle finestre post-theatrical. La lettera richiama espressamente le dichiarazioni di Sarandos sul ruolo marginale delle sale nel modello Netflix e si chiude esortando i membri di Camera e Senato a prendere pubblicamente posizione contro l’acquisizione e a riservare all’operazione «il massimo livello di scrutinio antitrust», sottolineando che in gioco ci sono milioni di posti di lavoro e una forma d’arte considerata preziosa.

Per il momento, la palla è nelle mani dei negoziatori e dei regolatori: Netflix ha l’esclusiva per definire un accordo con Warner Bros. Discovery sugli asset di studio e streaming, ma la strada verso una chiusura effettiva appare già segnata da forti tensioni industriali, dubbi antitrust e una crescente pressione politica.

Fonte: Variety/Deadline

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