Netflix apre alle sale: cambio di strategia in vista?

Al CinemaCon il co-CEO Ted Sarandos ha incontrato i vertici dell’esercizio americano: la piattaforma starebbe valutando un cambio di rotta sulle uscite theatrical

ted sarandos di netflixCr. Monica Schipper/WireImage (Getty Images)

Netflix torna a guardare con maggiore attenzione al grande schermo, e il segnale arriva da uno dei luoghi più simbolici per l’industria cinematografica americana. Al CinemaCon, a Las Vegas, Ted Sarandos avrebbe infatti avviato un confronto diretto con alcuni dei principali protagonisti dell’esercizio, lasciando intravedere un’apertura che fino a poco tempo fa sarebbe sembrata improbabile.

Secondo quanto riportato in esclusiva da The Wrap, il co-CEO di Netflix ha incontrato Adam Aron di AMC Theatres, Eduardo Acuna di Regal e Sean Gamble di Cinemark, discutendo la possibilità di portare un numero maggiore di film Netflix nelle sale. Sarandos avrebbe partecipato anche a un doppio giro di incontri, prima con esercenti internazionali e poi con membri chiave di Cinema United, la principale organizzazione di rappresentanza degli operatori statunitensi. Non sarebbero emersi accordi concreti, ma il clima dei colloqui sarebbe stato descritto come incoraggiante. Una fonte citata da The Wrap ha spiegato che Sarandos sta «mettendo il piede in acqua», mentre un altro partecipante ha aggiunto: «Vuole trovare un modo per lavorare insieme».

Per anni Sarandos ha incarnato la linea più rigida di Netflix sul fronte theatrical. Le uscite in sala dei film della piattaforma sono state spesso limitate a finestre molto corte, di due o tre settimane al massimo, soprattutto per sostenere il percorso in vista dei premi. Una strategia che ha alimentato frizioni con gli esercenti e, in diversi casi, anche con autori e talenti interessati a un vero passaggio sul grande schermo. The Wrap cita ad esempio il caso di Emerald Fennell, che avrebbe rinunciato a un’offerta più ricca di Netflix per realizzare Cime Tempestose con Warner Bros., proprio per la maggiore solidità del sostegno alle uscite in sala.

Il punto di svolta, secondo il sito americano, sarebbe arrivato nel momento in cui Netflix ha iniziato a corteggiare Warner Bros. In quella fase Sarandos ha dovuto riconsiderare pubblicamente posizioni espresse in passato. Durante la call sui risultati del quarto trimestre, ricordata da The Wrap, aveva dichiarato: «In passato ho fatto osservazioni sul business theatrical. Non eravamo nel business theatrical quando facevo quelle osservazioni. Quando questo accordo si chiuderà, saremo nel business theatrical». E ancora: «Questo è un business e non una religione, quindi le condizioni cambiano e cambiano anche le intuizioni. E noi abbiamo una cultura che ci porta a rivalutare le cose quando lo facciamo».

Anche se quella trattativa non si è chiusa, qualcosa sembra essere rimasto. Negli incontri di Las Vegas, Sarandos avrebbe ammesso di stare riflettendo su una revisione della politica Netflix, pur ribadendo che una finestra più ampia potrebbe sottrarre forza alla piattaforma. Un argomento che oggi si confronta però con esempi molto concreti. The Wrap richiama i risultati di KPop Demon Hunters, il successo di F1 per Apple e quello di Project Hail Mary per Amazon MGM, tre casi che rafforzano l’idea di una convivenza possibile tra box office e sfruttamento streaming.

In questo scenario, il titolo più osservato è Narnia, già atteso in IMAX nel weekend del Ringraziamento prima dell’arrivo su Netflix a Natale. Se la società decidesse davvero di ampliare la propria strategia theatrical, potrebbe essere proprio da produzioni di questa portata che passerebbe il primo test della nuova apertura di Sarandos verso la sala.

Fonte: The Wrap

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