La 82ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia si chiude con un bilancio in crescita, confermando il ruolo centrale della rassegna nel panorama festivaliero mondiale. I dati diffusi dalla Biennale parlano chiaro: sono stati venduti 103.033 biglietti, con un aumento del 9% rispetto al 2024, mentre gli accrediti ritirati hanno raggiunto quota 13.934 (+9%). Numeri che segnano una stagione positiva, anche per le attività collaterali: la sezione Venice Immersive, dedicata ai media immersivi e ospitata all’isola del Lazzaretto Vecchio, ha registrato 13.978 prenotazioni, mentre le Masterclass hanno coinvolto 1.700 partecipanti.
Il pubblico digitale ha risposto con altrettanto entusiasmo. I contenuti pubblicati sui canali social della Biennale, si apprende, hanno totalizzato 44,4 milioni di visualizzazioni e oltre 855 mila interazioni, mentre il sito ufficiale ha raccolto 1,3 milioni di visite. Segnali che testimoniano la capacità della Mostra di raggiungere non solo chi vive l’esperienza dal vivo al Lido, ma anche una platea sempre più ampia online.
A tracciare il bilancio è stato il direttore artistico della Mostra, Alberto Barbera, che guida il festival dal 2011 e si prepara a firmare la sua ultima (ma non è detto) edizione nel 2026. Il palmarès di quest’anno ha visto trionfare Jim Jarmusch con Father Mother Sister Brother, Leone d’oro, mentre il Gran Premio della Giuria è andato a The voice of Hind Rajab di Kaouther Ben Hania. Un esito che, come ha sottolineato il direttore Alberto Barbera, riflette «due anime: da una parte quella più cinefila, con il premio a Jarmusch, e dall’altra un’anima più aperta al mondo e ai drammi della contemporaneità, con il riconoscimento al film di Ben Hania».
Il concorso ha premiato anche il cinema italiano: la Coppa Volpi è stata assegnata a Toni Servillo per La grazia, mentre Gianfranco Rosi ha ottenuto il Premio Speciale della Giuria per Sotto le nuvole. La sezione Orizzonti ha invece incoronato Benedetta Porcaroli per Il rapimento di Arabella di Carolina Cavalli e il debuttante Giacomo Covi per Un anno di scuola di Laura Samani. «È un bilancio ricco e incoraggiante — ha commentato Barbera a Repubblica — perché ai riconoscimenti dei grandi autori si affiancano i premi a voci giovani, un segnale importante per il futuro del nostro cinema».
L’edizione è stata segnata anche da tensioni e dibattiti, tra appelli, petizioni e manifestazioni legate al conflitto in Medio Oriente. «Penso che sia una delle responsabilità che la Biennale si è sempre assunta — ha detto Barbera — non ci siamo mai tirati indietro. Mi aspettavo che la politica avrebbe avuto una presenza forte, ma sono felice che tutto sia rimasto nei confini di un dialogo civile». Per il direttore, il senso di questa edizione sta proprio nel ruolo del cinema come strumento di riflessione: «Il presente è di una complessità impressionante. Il cinema ci mette davanti a interrogativi, ci impone di riflettere senza dare risposte immediate. A questo serve un festival».
© RIPRODUZIONE RISERVATAIn caso di citazione si prega di citare e linkare boxofficebiz.it

Cr. Stefania D'Alessandro/WireImage (Getty Images)




