Medusa, restrizioni sulla vpf

Ha fatto scalpore ed è destinata ad alimentare molte polemiche la comunicazione inviata da Medusa Film, tramite le proprie agenzie, agli esercenti su nuove disposizioni relative all’applicazione della virtual print fee. La comunicazione di Medusa sembra andare in controtendenza rispetto alle ripetute assicurazioni della distribuzione su un percorso di digitalizzazione che cerchi di agevolare tutte le sale non ancora “riconvertite” (se ne è parlato a Riccione al convegno “Non uno di meno”), anche grazie alle nuove norme ministeriali sulla cedibilità del tax credit: “Come da disposizione della nostra D.G. – si legge nella comunicazione di un’agenzia agli esercenti – con la presente Vi informiamo che, con decorrenza immediata, non riconosceremo più alcun contributo Virtual Print Fee per tutte quelle programmazioni che non raggiungeranno una soglia minima di fatturato stabilita nella misura di 1000 euro per le programmazioni che richiederanno la VPF di 480 euro, e di 500 euro per quelle che richiederanno la VPF di 240 euro”. Nella lettera si legge ancora: “Siamo certi che condividerete la nostra necessità di garantire un minimo margine di guadagno per le programmazioni digitali che diversamente renderebbero di noleggio importi pari o addirittura minori di quelli da noi spesi per l’espletamento delle suddette”. L’applicazione – informano l’agenzia di Medusa – delle nuove direttive parte con il film ‘Paura 3D’ (uscito in sala il 15 giugno).

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