Mario Lorini: «Nuove restrizioni? Ucciderebbero i cinema»

Durissime le dichiarazioni del presidente Anec contro l'ipotesi di introdurre l'obbligo di tampone nelle sale anche per i vaccinati. Anche Agis si appella al presidente Draghi

Sabato scorso ha iniziato a farsi strada l’ipotesi che il Governo stesse vagliando nuove restrizioni per i cinema – si è parlato di obbligo di tampone per gli spettatori, anche per i vaccinati – nel tentativo di arginare la diffusione della variante Covid-19. Misure che saranno discusse il prossimo 23 dicembre, a cui seguirà un dpcm. Fortunatamente non si è fatta attendere la voce del presidente Anec, Mario Lorini, che in un’intervista di oggi a Repubblica ha rimarcato il pericolo di introdurre nuove limitazioni alle sale: «Mettere l’obbligo del tampone per entrare in sala significa uccidere la nostra industria. (…) Abbiamo cercato di interloquire coi vertici del Ministero e ci hanno detto che al momento non hanno notizie di questo genere. La cabina di regia è convocata per giovedì, ma evidentemente tra le ipotesi c’è anche questa». Lorini ha poi chiesto di non essere discriminati rispetto ad altre attività: «Abbiamo sempre tenuto il massimo rigore, rispettato anche le misure piombate dalla sera alla mattina. Non sottovalutiamo il momento, ma poiché si parla ancora una volta di determinati tipi di attività, chiederemo con forza di non essere discriminati. (…) L’introduzione dell’obbligo di tampone non è immaginabile, significa mettere per strada le imprese, i lavoratori che operano nelle nostre strutture, 10mila persone che vivono oggi una tremeda incertezza. Mi auguro che il Ministero sia al nostro fianco. (…) Il tampone potrebbe costare una perdita di 100 milioni di euro e l’impossibilità di riprendersi. Basta guardare le cifre dell’anno: 30 milioni di euro di incassi totali, il 70% in meno del 2019».
Infine, il presidente Anec si è detto pronto a reagire con forza, anche attraverso «manifestazioni, chiusura, denunce che richiamino l’attenzione. Deve essere chiaro che così ci portano alla chiusura». E ha concluso con una provocazione: «E poi mi chiedo: che valore si sta dando alle triple vaccinazioni rispetto al tampone?».

Nella giornata di ieri si è fatta sentire anche la voce di Agis (Agenzia Generale Italiana dello Spettacolo) in una lettera firmata anche da Mario Lorini e rivolta al presidente Mario Draghi e al ministro della cultura Dario Franceschini. Si legge nella lettera: «Tuttò ciò creerà ancor minore sostenibilità economica, creando alle imprese un danno di centinaia di milioni di euro, visto il particolare periodo festivo, ed ulteriori difficoltà a decine di migliaia di lavoratori già profondamente colpiti dalle ricadute pandemiche. (…) Le chiediamo quindi un Suo autorevole intervento per evitare un danno incalcolabile e, probabilmente, non più recuperabile per questo settore. Siamo certi che, pur nel rispetto delle esigenze di salute pubblica, converrà con noi sul fatto che le misure in atto sono già a garanzia di assoluta sicurezza. La pandemia, come da Lei definito nel nostro incontro in fase di costituzione del Governo da Lei presieduto, ha rappresentato, tra l’altro, anche un “devastante disastro culturale”. Le chiediamo di evitarne ulteriori conseguenze che potrebbero derivare da misure eccessivamente restrittive».

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