Ieri abbiamo pubblicato la nota stampa di Anec (Associazione Nazionali Esercenti Cinema) che criticava duramente il nuovo decreto finestre firmato dal Ministero della Cultura. Oggi, insieme al presidente dell’associazione Mario Lorini proviamo a comprendere meglio, e nel dettaglio, i dubbi e i timori dell’Anec relativi a questa misura. «Era in corso un dialogo tra Anec e il Ministero della Cultura a proposito di una deroga all’obbligo di distribuzione in sala prima che in vod per l’ammissione ai benefici della legge 14 novembre 2016, n. 220», spiega Lorini. «Il confronto, però, non è proseguito e alla fine è stata presa una decisione unilaterale che ha portato a questo nuovo decreto finestre. Una presa di posizione non concordata che sembra voler favorire una vendita più veloce alle piattaforme».
Qual è la criticità più grande del decreto?
«Sicuramente la durata fino al 31 dicembre 2021. Avrebbe avuto un senso fino a fine agosto, per poi fare un bilancio dei mesi passati e valutare come muoversi nei mesi successivi, sempre in un confronto virtuoso con il settore. Così, invece, passa il concetto che la situazione cinematografica sarà critica fino a fine anno, quando invece in autunno si spera proprio di essere ripartiti. Ma la vera domanda è: perché non escono tutte le produzioni italiane già pronte? Tra l’altro potrebbero sfruttare anche gli incentivi del P&A all’80%».
Nella nota stampa avete richiamato il Ministro ad avviare provvedimenti per portare in sala i film italiani.
«Certo. Il Ministero afferma che questa misura dovrebbe riequilibrare le regole per evitare che il cinema italiano sia penalizzato, ma i film italiani in uscita fino ad agosto sono molto pochi. Quindi cosa si incentiva? E a fronte dei 30 giorni, qual è il beneficio dell’esercizio? Questo provvedimento è stato fatto per sostenere le sale, ma non c’è l’obbligo di portare i film al cinema. Senza contare che gli esercenti potrebbero non accettare di proiettare film che usciranno in piattaforma dopo soli 30 giorni. C’è poi la questione del cinema internazionale».
Si spieghi.
«A fronte di questo decreto, le major americane potrebbero spingere verso un ulteriore accorciamento delle window anche per i loro film internazionali. Inoltre, si rischia di pensare che il governo italiano non intenda tutelare la sala».
Qual è oggi la sfida che il Ministero dovrebbe affrontare?
«Oggi l’obiettivo dovrebbe essere la ripartenza immediata; domani dovremo trovare il giusto equilibrio affinché ci sia sostenibile competizione con le piattaforme. Solo restando saldi sulla sostenibilità theatrical si possono poi allargare o stringere le maglie a seconda delle esigenze».
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