La discussione sulla manovra economica in corso in Parlamento ha riportato al centro del dibattito il destino del Fondo per il cinema e l’audiovisivo, uno degli strumenti cardine del sostegno pubblico all’intera filiera cinematografica italiana. Dopo settimane di preoccupazione legate ai tagli previsti nelle prime versioni del testo, nel corso dell’esame al Senato è arrivato un primo correttivo: un emendamento approvato in 5ª Commissione Bilancio che prevede l’integrazione di 60 milioni di euro sulla dotazione del Fondo per il 2026. Un intervento che riduce parzialmente l’entità della sforbiciata inizialmente ipotizzata, ma che non elimina il ridimensionamento complessivo delle risorse rispetto agli anni precedenti.
Nelle bozze iniziali della Legge di bilancio, infatti, il Fondo per il cinema e l’audiovisivo risultava destinato a scendere sensibilmente rispetto alla soglia di circa 700 milioni di euro garantita negli ultimi esercizi. Le previsioni parlavano di una dotazione minima intorno ai 510 milioni per il 2026 e di un’ulteriore riduzione a partire dal 2027, con un impatto potenziale rilevante su produzione, distribuzione ed esercizio cinematografico. L’emendamento approvato in Commissione interviene proprio su questo punto, portando le risorse previste per il 2026 a un livello più alto rispetto alle stime iniziali, ma comunque inferiore a quello che il settore considera necessario per garantire stabilità e continuità.
Il Fondo per il cinema e l’audiovisivo rappresenta infatti il perno di numerosi strumenti di sostegno, a partire dal tax credit, che negli ultimi anni hanno favorito investimenti, modernizzazione delle sale e attrazione di produzioni nazionali e internazionali. Una riduzione strutturale delle risorse rischia di riflettersi non solo sul numero di film e serie realizzati, ma anche sulla capacità delle sale di programmare con continuità e di portare avanti i percorsi di rinnovamento avviati dopo la pandemia.
È in questo contesto che si inserisce la posizione espressa da ANEC, l’Associazione Nazionale Esercenti Cinema, che ha accolto con attenzione l’approvazione dell’emendamento ma ne ha sottolineato i limiti. Nel comunicato diffuso dalla Presidenza nazionale, ANEC definisce il reintegro di 60 milioni un segnale positivo, in grado di raccogliere almeno in parte le preoccupazioni espresse dalla filiera nelle ultime settimane, ma lo giudica non sufficiente a fronte dei tagli complessivi e della profonda incertezza che continua ad avvolgere il comparto.
Secondo l’associazione, la crisi che si sta delineando sul fronte della produzione potrebbe tradursi in una contrazione dei contenuti disponibili, con ripercussioni dirette sull’attività delle sale, primo punto di contatto con il pubblico. A questo scenario si sommano le incertezze internazionali e la possibile riduzione del prodotto delle major, elementi che rischiano di impoverire ulteriormente l’offerta cinematografica. ANEC segnala inoltre che, in un quadro già fragile, l’attuale impostazione della manovra potrebbe determinare una redistribuzione al ribasso degli incentivi destinati all’esercizio cinematografico, mettendo a rischio i progetti di modernizzazione e le azioni avviate negli ultimi anni.
Nel comunicato viene infine evidenziata la forte preoccupazione per i ritardi sul decreto tax credit relativo agli investimenti e al funzionamento, con l’assenza, a fine anno, di informazioni certe sulle modalità di assegnazione e sulle finestre per il 2024 e il 2025. Un’incertezza che, secondo ANEC, impedisce alla filiera di programmare attività e investimenti. Il presidente Mario Lorini ribadisce la necessità di certezze, risorse adeguate e dialogo costante con le istituzioni, sottolineando come un intervento immediato sia fondamentale per evitare un arretramento che comprometterebbe anni di lavoro e di crescita del settore.
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