Luca Ward ha brevettato la sua voce. Il 24 febbraio 2026, a Roma, l’attore e doppiatore ha depositato ufficialmente il marchio sonoro del proprio timbro, scegliendo una strada giuridica per proteggersi dall’uso illecito dell’Intelligenza Artificiale. Un gesto che lo colloca tra i primi in Italia ad adottare una strategia di questo tipo, con l’obiettivo dichiarato di rendere più difficile l’appropriazione non autorizzata della voce e l’eventuale riproduzione artificiale senza consenso.
Nel comunicato diffuso da ANAD – Associazione Nazionale Attori Doppiatori, Ward lega direttamente la sua decisione all’assenza di tutele e regole chiare: «Purtroppo le istituzioni non ci tutelano. Il singolo sente che la propria arte è minacciata dall’Intelligenza Artificiale. Mancando delle leggi a nostra protezione, l’unico modo è muoversi in autonomia. Per questo ho scelto di brevettare la mia voce. Ho preso ispirazione dal modello americano, da quello che stanno facendo molti attori a Hollywood. Ci sono leggi internazionali che lo consentono. Dobbiamo dare un segnale forte per difenderci, non solo nel nostro settore, ma in moltissime altre professioni» sostiene Luca Ward.
Il punto, nella lettura proposta dall’associazione, è che l’IA non rappresenta più un tema astratto o confinato alla sperimentazione tecnologica: entra nel lavoro quotidiano di chi vive di voce, interpretazione e riconoscibilità. La prospettiva evocata è quella di un futuro in cui “brevettare la propria voce” diventa una contromisura concreta contro la possibilità di clonazioni e utilizzi non autorizzati, soprattutto in un campo artistico come il doppiaggio, dove l’identità vocale coincide spesso con la firma professionale.
A sostegno della scelta di Ward interviene Daniele Giuliani, presidente di ANAD, che definisce il deposito del marchio sonoro un passaggio potenzialmente utile per l’intera categoria: «Ho saputo da Luca di questa sua iniziativa e rappresenta un primo passo concreto, molto interessante, per tutti noi che lavoriamo con la voce. Sono convinto che servano comunque leggi chiare sull’IA. Come detto dagli stessi fondatori delle più grandi aziende tech del mondo, se non regolamentata a dovere diventerà un problema insormontabile. E noi di ANAD stiamo lavorando in questa direzione».
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Cr. Daniele Venturelli/Getty Images)




