Legge Cinema, pubblicata (in gran ritardo) la valutazione d’impatto per il 2024

La relazione, che era attesa entro il 30 settembre 2025, è arrivata alle Camere solo il 15 luglio 2026. Il rapporto della Sapienza fotografa risorse, imprese, tax credit e ricadute sul settore
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È arrivata con un ritardo di oltre nove mesi la relazione annuale dedicata all’impatto economico, industriale e occupazionale delle misure previste dalla Legge Cinema e Audiovisivo. Il documento relativo al 2024, visionabile QUI, è stato realizzato dal Dipartimento di Scienze sociali ed economiche della Sapienza Università di Roma e trasmesso dal ministro della Cultura Alessandro Giuli al Senato il 15 luglio 2026, ben oltre la scadenza fissata dalla normativa.

L’articolo 12 della legge 14 novembre 2016, n. 220 stabilisce infatti che il Ministero debba trasmettere alle Camere entro il 30 settembre di ogni anno una relazione sullo stato di attuazione degli interventi, comprensiva di una valutazione dell’efficacia delle agevolazioni e delle politiche di sostegno. Per l’analisi riferita al 2024, il termine era dunque il 30 settembre 2025. La consegna è avvenuta circa nove mesi e mezzo più tardi, riducendo inevitabilmente la tempestività di uno strumento pensato per fornire al Parlamento dati aggiornati con cui valutare le politiche pubbliche destinate al settore.

La relazione conta 207 pagine e analizza l’intero sistema di interventi introdotto dalla Legge Cinema: tax credit, contributi automatici e selettivi, bandi di cosviluppo, sostegno alla promozione, interventi per le sale, finanziamenti agli enti di settore e iniziative legate alla formazione e all’educazione all’immagine. Il rapporto comprende inoltre un confronto con i modelli adottati in Francia, Germania, Regno Unito e Canada, oltre a un approfondimento dedicato al cineturismo e alle ricadute delle produzioni sui territori. Il quadro restituito dai dati mostra un rallentamento rispetto al picco raggiunto nel 2023. Nel 2024 sono state approvate 1.179 domande relative ai quattro principali strumenti considerati, il 21,7% in meno rispetto alle 1.505 dell’anno precedente. Il valore complessivo dei finanziamenti assegnati è sceso da 935,7 milioni a 664,9 milioni di euro, con una contrazione del 29%.

La riduzione riguarda soprattutto il tax credit, che continua però a rappresentare il centro dell’intero sistema. Nel 2024 sono stati assegnati attraverso questo strumento circa 630,9 milioni di euro, equivalenti al 95% delle risorse analizzate. Seguono i contributi selettivi, con 21,7 milioni, e quelli automatici, con 12,1 milioni. Il rapporto descrive quindi un modello ancora fortemente dipendente dal credito d’imposta, utilizzato dalla maggioranza delle imprese come principale, e spesso unico, strumento di sostegno. La produzione assorbe oltre il 90% delle domande approvate e circa 641 milioni di euro, mentre alla distribuzione sono destinati 19,6 milioni. Anche la ripartizione geografica resta fortemente concentrata: Lazio e Lombardia raccolgono la maggioranza delle richieste e delle risorse, con il Lazio che nel 2024 rappresenta da solo oltre il 57% delle domande di tax credit approvate.

Dal punto di vista industriale, la relazione rileva una filiera composta prevalentemente da imprese di dimensioni ridotte. Più della metà dei beneficiari presenta un valore della produzione inferiore a 500 mila euro, mentre soltanto il 5% supera i 20 milioni. Proprio questo gruppo ristretto di aziende più grandi riceve però oltre la metà dei contributi complessivi. L’analisi sostiene inoltre che, senza il supporto pubblico, la redditività di molte società beneficiarie diventerebbe negativa, con un impatto particolarmente significativo sulle realtà più piccole. Secondo le stime contenute nel documento, gli incentivi hanno effetti positivi sulla produzione delle imprese, sulla circolazione delle opere e sull’attivazione dell’indotto. L’impatto sull’occupazione diretta viene invece definito positivo ma modesto. Il rapporto segnala anche il rischio che criteri troppo poco selettivi possano finanziare opere con ricadute economiche limitate, riducendo l’efficienza complessiva della spesa.

Sulla pubblicazione tardiva è intervenuto anche IsICult, che ha criticato sia i tempi della trasmissione sia l’impostazione della relazione, giudicata poco accessibile e insufficiente nell’individuazione delle criticità del sistema. Il deputato del Partito Democratico Matteo Orfini ha inoltre presentato un’interrogazione parlamentare chiedendo al ministro una presentazione pubblica del documento e l’apertura di un confronto sui risultati, anche alla luce del lavoro in corso sulla riforma della normativa per il cinema e l’audiovisivo.

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