Dopo il via libera della Camera alla riforma del cinema e dell’audiovisivo, arrivato in prima lettura con 218 voti favorevoli e 6 contrari, il dibattito si sposta ora sulle reazioni della politica e della filiera. Il provvedimento, che passerà all’esame del Senato, ridisegna la governance del settore con la nascita dal 2028 dell’Agenzia per il cinema e l’audiovisivo, alla quale saranno affidate le funzioni gestionali e operative oggi in capo alla Direzione generale Cinema e audiovisivo del Ministero della Cultura. Il testo interviene inoltre su programmazione, tax credit, controlli, sostegno alle sale, lavoro, pirateria e proprietà intellettuale.
Tra le prime reazioni quella del ministro della Cultura Alessandro Giuli, che ha definito il voto «un risultato concreto, frutto del contributo di maggioranza e opposizioni». Per il ministro, la riforma inaugura «uno stilnovo nei rapporti con il cinema, fondato sul dialogo, sulla fiducia e sulla responsabilità reciproca». Giuli ha richiamato in particolare l’istituzione dell’Agenzia, la programmazione triennale, «le finestre temporali certe» e il rafforzamento dei controlli, oltre al riordino del tax credit «secondo criteri attenti alle dimensioni delle imprese, alla qualità delle opere e alla congruità dei costi».
Sul carattere trasversale dell’intesa è intervenuta anche la segretaria del Partito Democratico Elly Schlein, che ha espresso soddisfazione per l’approvazione di un testo «condiviso che riconosce chi lavora, chi lo ama e chi lo crea». Il relatore del provvedimento, Gimmi Cangiano, ha invece definito il voto «un momento significativo di maturità parlamentare», sottolineando il valore politico dell’ampia convergenza raggiunta alla Camera.
Da Forza Italia, Rita Dalla Chiesa ha motivato il voto favorevole insistendo sul legame tra industria e cultura: «Cultura ed economia non sono in contrapposizione nel cinema ma si sostengono a vicenda e dobbiamo investire su entrambi». La deputata ha definito quella approvata «una riforma che il cinema e l’audiovisivo aspettavano da anni», richiamando anche la responsabilità del Governo nella successiva fase attuativa: «I principi dovranno diventare norme».
Dal settore arriva intanto la «piena soddisfazione» della FAPAV. Il presidente Federico Bagnoli Rossi ha evidenziato in particolare il rafforzamento della tutela della creatività, del diritto d’autore e della proprietà intellettuale. «È di grande rilievo che tra i princìpi e i criteri direttivi […] ci sia anche il rafforzamento delle misure di contrasto alla pirateria cinematografica e audiovisiva», ha dichiarato, auspicando che il passaggio parlamentare possa rendere ancora più incisiva la lotta «a ogni forma di sfruttamento illecito dei contenuti».
Bagnoli Rossi ha inoltre richiamato la necessità di ulteriori interventi sul camcording e di campagne di sensibilizzazione rivolte soprattutto alle nuove generazioni, ribadendo la disponibilità della Federazione a collaborare con istituzioni, forze dell’ordine e industrie.
Con il primo passaggio parlamentare archiviato, l’attenzione si concentra dunque sul Senato, dove la riforma dovrà confermare il largo consenso costruito alla Camera e definire il percorso verso la sua approvazione definitiva.
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