Legge Cinema, il testo si prepara ad arrivare in Aula

Dopo il via libera unanime della commissione Cultura, il debutto parlamentare slitta a lunedì 3 agosto, mentre il provvedimento ridisegna governance, tax credit, controlli e tutele
camera dei deputati

La nuova Legge Cinema si prepara ad approdare nell’Aula della Camera, dove inizierà il confronto parlamentare su una riforma destinata a modificare in profondità la governance e gli strumenti di sostegno del settore cinematografico e audiovisivo italiano. Inizialmente atteso per venerdì 31 luglio, l’esame del provvedimento è stato spostato a lunedì 3 agosto 2026. Il testo unificato ha già ricevuto il via libera unanime della commissione Cultura, che ha affidato al relatore Gimmi Cangiano, deputato di Fratelli d’Italia, il mandato a riferire all’Assemblea.

Il provvedimento nasce dalla convergenza di cinque proposte presentate da esponenti di Partito Democratico, Fratelli d’Italia, Movimento 5 Stelle, Azione e Lega. Una sintesi bipartisan che aveva portato, nelle scorse settimane, alla diffusione delle prime bozze della riforma, articolata in dodici articoli e pensata per intervenire sulla gestione dei fondi pubblici, sul sistema del tax credit, sui controlli, sulle sale cinematografiche e sulle condizioni dei lavoratori dello spettacolo.

Tra le novità più rilevanti figura l’istituzione dell’Agenzia per il Cinema e l’Audiovisivo, prevista a partire dal 1° gennaio 2028. Come riepilogato da Andrea Biondi su Il Sole 24 Ore, il nuovo ente pubblico autonomo dovrebbe assumere le funzioni operative attualmente affidate alla Direzione generale Cinema e audiovisivo del ministero della Cultura. Tra queste rientrano la gestione dei fondi, l’attuazione delle politiche pubbliche, la raccolta dei dati, l’internazionalizzazione, l’attrazione delle produzioni straniere e il coordinamento delle Film Commission.

Al Ministero resterebbero invece la definizione dell’indirizzo politico, la vigilanza strategica e le attività ispettive. Per l’avvio dell’Agenzia sarebbero autorizzati 4,5 milioni di euro all’anno a partire dal 2027. Restano tuttavia alcuni interrogativi sulla sua autonomia: il direttore verrebbe nominato con decreto del Presidente della Repubblica, previa deliberazione del Consiglio dei ministri e su proposta del ministro della Cultura, mentre l’ente non avrebbe il potere di modificare direttamente requisiti, importi e modalità degli strumenti di sostegno.

Accanto all’Agenzia dovrebbe nascere il Forum del cinema e dell’audiovisivo, organismo permanente di consultazione composto da rappresentanti ed esperti della filiera. Il Forum sostituirebbe il Consiglio superiore del Cinema e avrebbe il compito di valutare le politiche pubbliche, formulare pareri e monitorare anche l’impatto dell’intelligenza artificiale sul settore.

Il cuore economico della riforma riguarda il riordino degli aiuti pubblici. Il Governo riceverebbe una delega di 24 mesi per intervenire su crediti d’imposta, contributi selettivi e controlli. È prevista l’introduzione di un responsabile dei crediti d’imposta e il rafforzamento delle verifiche sulla congruità dei costi e su eventuali comportamenti elusivi. I contributi selettivi dovrebbero privilegiare opere prime e seconde, giovani autori, produzioni di qualità e produttori indipendenti, con limitazioni per i progetti audiovisivi che superano i 5 milioni di euro di investimento.

Dal 2028, inoltre, il credito d’imposta destinato alle sale cinematografiche verrebbe sostituito da contributi diretti non tassati. Le risorse sarebbero utilizzabili per il funzionamento degli esercizi, la riapertura delle sale inattive, le ristrutturazioni e la trasformazione degli spazi in presìdi culturali, con particolare attenzione alle aree meno servite e alle sale storiche.

La legge interviene infine sul lavoro nello spettacolo, riconoscendone la natura strutturalmente discontinua. La nuova indennità sarebbe accessibile con almeno 51 giornate contributive nei dodici mesi precedenti e ammonterebbe all’80% della retribuzione media, percentuale destinata a salire all’85% con almeno 80 giornate. Dal 2027 al 2030 sarebbe inoltre istituito un fondo annuale da 10 milioni di euro per artisti e maestranze in emergenza pensionistica.

Per l’assegnazione dei contributi selettivi è prevista una commissione composta da venti esperti, sorteggiati all’interno di una rosa di trenta candidati. Un sistema che, come osservato nel pezzo di Biondi, non elimina automaticamente il rischio di decisioni poco trasparenti, ma rende decisivo il processo attraverso cui verrà formata la lista iniziale.

Dopo l’arrivo in Aula alla Camera, il testo dovrà comunque passare al Senato, mentre una parte consistente della riforma resterà affidata ai successivi decreti attuativi.

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