Legge Cinema, Gianfranco Rinaldi: «Il problema sono i tempi lunghi italiani»

L'avvocato e membro della Commissione Esperti del MiC promuove la nuova legge sul tax credit, ma avverte sui tempi
Gianfranco RinaldiFoto: courtesy of Gianfranco Rinaldi

Dopo il via libera della Camera alla riforma del cinema e dell’audiovisivo, il confronto sul nuovo impianto normativo entra ora in una fase decisiva. Al centro dell’attenzione non ci sono soltanto le novità introdotte dal testo, a partire dalla futura Agenzia per il cinema e l’audiovisivo e dal riordino del tax credit, ma anche i tempi necessari perché la riforma possa tradursi concretamente in nuove procedure e strumenti operativi per il settore. Su questo aspetto si concentra il commento dell’avvocato Gianfranco Rinaldi, membro storico e coordinatore della Commissione Esperti del Ministero della Cultura (MiC), che parlando con Box Office individua proprio nelle tempistiche di attuazione uno dei principali nodi del provvedimento approvato in prima lettura dalla Camera.

Rinaldi sottolinea innanzitutto un elemento positivo: il nuovo testo non dovrebbe determinare una sospensione del sistema attualmente in funzione. «Fortunatamente non crea un’interruzione dei lavori perché tutto sommato è un’integrazione molto importante della legge Franceschini», osserva. La principale criticità riguarda invece il percorso necessario alla piena operatività della nuova architettura istituzionale, a partire dai 24 mesi previsti per la creazione dell’Agenzia.

«Il problema è quello iniziale, ci sono 24 mesi per creare l’Agenzia, quindi questi tempi dilatano un po’ tutto quanto. È un problema italiano», evidenzia Rinaldi, richiamando anche l’esperienza maturata con la precedente normativa. Il rischio, secondo l’avvocato, è che ai tempi fissati dalla legge si aggiungano quelli necessari per l’adozione e il consolidamento dei decreti attuativi. «È chiaro che tutte queste cose allentano e dilatano notevolmente le tempistiche, quindi non so quando questo può andare effettivamente in atto. Questo per me è il problema più grande».

Una fase di transizione prolungata potrebbe inoltre rendere più complesso il lavoro amministrativo. Rinaldi richiama infatti le difficoltà che possono emergere quando, nel corso del tempo, si susseguono diversi decreti e diventa necessario verificare per ogni pratica quale disciplina debba essere applicata.

Tra gli aspetti che valuta invece con maggiore interesse c’è la previsione di un gruppo dedicato al tax credit. «Sicuramente l’introduzione di una commissione per il credito d’imposta» rappresenta, a suo giudizio, una delle novità più importanti. Rinaldi auspica che il suo lavoro venga impostato sulla base di valutazioni economiche precise: «Spero che quella sia sotto leggi di principi economici, calcoli di business plan per lo Stato, quanto può tornare di investimento e quanto non può tornare, quanto lavoro porta in Italia e dall’estero, e diversamente quanto invece è solamente semplice speculazione».

Proprio per evitare che i tempi della riforma si allunghino ulteriormente, secondo Rinaldi il lavoro dovrebbe quindi iniziare già nella fase parlamentare ancora in corso. «Prevedendo un’attuazione in tempi lunghi bisognerebbe cominciare ora, e si può fare, a lavorare sui decreti attuativi», conclude.

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