È stato un ponte del Primo Maggio particolarmente significativo per il mercato cinematografico italiano, da record, con una partecipazione del pubblico che non si vedeva da tempo e che ha riportato l’attenzione sul potenziale del grande schermo quando l’offerta riesce a intercettare in modo trasversale gusti e aspettative degli spettatori. A trainare il risultato sono stati soprattutto Il diavolo veste Prada 2, distribuito da Disney, e Michael, il biopic Universal dedicato a Michael Jackson. Il primo, in appena cinque giorni, ha richiamato 1,75 milioni di spettatori, segnando il quarto miglior debutto di sempre per un film di Hollywood. Il secondo ha invece aggiunto un ulteriore mezzo milione di spettatori, portando il totale, dopo due weekend, a 1,6 milioni di ingressi.
Nel commentare i risultati, il presidente dell’ANEC Fabrizio Larini ha sottolineato il valore del ritorno del pubblico in sala e il legame tra titoli forti e qualità dell’esperienza cinematografica: «I risultati straordinari del weekend dimostrano che la passione per lo spettacolo cinematografico su grande schermo è sempre viva – ha dichiarato – con un binomio perfetto tra l’offerta di film di primo livello, segnale della ritrovata vitalità del cinema americano dopo anni difficili, e il costante aggiornamento tecnologico e del comfort delle sale cinematografiche».
Larini ha poi richiamato il tema degli investimenti, indicando il sostegno pubblico come uno degli elementi che hanno contribuito al rafforzamento del settore negli ultimi anni: «Gli investimenti in atto in tutta Italia, tra nuove aperture, potenziamento e ristrutturazione delle sale esistenti è anche frutto della efficace politica di sostegno attuata dal Ministero della Cultura in anni recenti, rafforzata negli anni della pandemia e confermata negli anni successivi. Il successo di questi giorni, con l’Italia primo mercato al mondo (al di fuori degli Stati Uniti) per il film con Meryl Streep, dimostra che la scelta è stata mirata ma anche che, se si interrompe la politica di sostegno agli investimenti e con essi a un settore rilevante per l’economia del territorio, si fa un danno all’intera industria del cinema: senza un esercizio forte e capillare, al passo con i tempi in termini di comfort e tecnologia, anche i film più attesi non rispondono come meritano – e non dimentichiamo che di un forte risultato al cinema beneficiano a cascata tutti i successivi segmenti di sfruttamento filmico».
© RIPRODUZIONE RISERVATAIn caso di citazione si prega di citare e linkare boxofficebiz.it







