La più piccola, scoppia il caso per il divieto ai minori in Italia: «Solo qui è stato censurato»

Dopo il divieto ai minori di 14 anni imposto in Italia, la regista Hafsia Herzi contesta la decisione e difende il film come un racconto di identità, tolleranza e autodeterminazione

la più piccola

Non solo le polemiche per le decisioni della commissione selettivi: c’è un altro caso che sta tenendo banco in Italia sul fronte cinematografico. Al centro c’è La più piccola, film di Hafsia Herzi che in Italia è stato vietato ai minori di 14 anni, una decisione che ha subito acceso il confronto tra istituzioni, distributori e autrice. A riportare la vicenda nel dettaglio è Arianna Finos su la Repubblica, ricostruendo le ragioni del provvedimento e soprattutto la dura reazione della regista, sorpresa dal fatto che una simile classificazione sia arrivata solo nel nostro Paese.

Herzi, raggiunta telefonicamente dalla Francia, parla infatti di un caso isolato nel panorama occidentale. «Solo in Italia il mio La più piccola è stato vietato ai minori di 14 anni. Non è successo altrove, Usa, Québec, Grecia, Polonia, per dirne alcuni», afferma. Il punto, per la regista, non è soltanto il danno distributivo o simbolico per il film, ma il significato di una scelta che finisce per colpire proprio il pubblico più giovane, cioè quello che secondo lei potrebbe trovare nell’opera uno spazio di riconoscimento e confronto.

La più piccola racconta la storia di una ragazza di origine algerina, nata in Francia, musulmana e lesbica. Il film segue il suo rapporto conflittuale con Allah, con la famiglia e con la società, mentre cerca una strada personale verso la propria identità e autodeterminazione. È quindi un racconto di formazione costruito attorno alla scoperta di sé, al desiderio, alla fede e alla difficoltà di conciliare appartenenze diverse. Non si tratta, inoltre, di un titolo marginale nel circuito internazionale: il film è stato premiato a Cannes con la Palma alla migliore attrice per Nadia Melliti e ha vinto anche la Queer Palm, confermando il forte impatto che ha avuto nel suo percorso festivaliero.

In Italia, però, il suo arrivo è stato accompagnato dalla decisione della Commissione ministeriale per la classificazione delle opere cinematografiche di vietarlo ai minori di 14 anni. Nella motivazione riportata da la Repubblica si parla di «riferimenti sessuali espliciti che, pur non essendo trasformati in immagini pornografiche, sono descritti in modo dettagliato e potrebbero influire negativamente sullo sviluppo emotivo dei minori di 14 anni», con indicazioni tematiche che includono sesso, linguaggio, turpiloquio e incitamento all’odio. Una lettura che Herzi respinge con decisione. «Nel film non ci sono riferimenti sessuali espliciti», sostiene la regista, che definisce l’opera «un racconto che invita alla tolleranza, alla discussione. All’amore, non all’odio». E aggiunge: «È ingiusto che sia stato definito volgare. Non l’ho fatto per creare scandalo, ma dialogo».

La contestazione riguarda quindi il cuore stesso del film. Per Herzi, La più piccola non usa il tema dell’identità sessuale per provocare, ma per dare forma a un’esperienza che nel cinema trova ancora troppo raramente spazio in modo diretto e umano. La regista insiste anche sulla risposta del pubblico, spiegando di aver visto molti giovani identificarsi nel racconto, commuoversi e ringraziarla dopo le proiezioni, spesso arrivando in sala insieme ai genitori.

Il film nasce dal romanzo di Fatima Daas, pubblicato in Italia da Fandango nel 2022. Anche per questo la società, che lo distribuisce in sala, aveva proposto una soglia di visione più bassa, a partire dai dieci anni, ritenendo La più piccola un racconto delicato e formativo. La decisione della Commissione ha invece prodotto l’effetto opposto, trasformando l’uscita del film in un caso pubblico. Fandango, attraverso il produttore Domenico Procacci, ha annunciato ricorso, definendo la misura eccessiva.

Fonte: La Repubblica

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