Da ieri Bob Iger non è più il CEO di The Walt Disney Company e per il colosso dell’intrattenimento si apre ufficialmente una nuova fase. A raccoglierne l’eredità è Josh D’Amaro, manager di lungo corso cresciuto all’interno dell’azienda, che ha scelto di presentarsi ai dipendenti e ai cast members con una prima lettera programmatica. Un messaggio che, più che segnare una rottura con il passato, prova a definire cosa sarà la prossima Disney: una società che vuole continuare a mettere al centro la forza delle sue storie, ma anche sfruttare la tecnologia e far dialogare in modo ancora più stretto tutte le sue anime, dai film ai parchi, dallo streaming allo sport.
Nel testo, che fa seguito al video d’addio di Bob Iger, D’Amaro parte da un ricordo personale, legato alla sua prima visita a Disneyland con la famiglia più di quarant’anni fa: «Era gioia. Era famiglia. Ed era Disney». Da lì costruisce il resto del discorso, insistendo sul fatto che la specificità dell’azienda stia nella sua capacità di creare “storie, personaggi ed esperienze con cui le persone stabiliscono un legame profondo e che portano con sé per tutta la vita”. Non è solo una dichiarazione d’intenti, ma anche il fondamento della sua prima priorità, formulata in modo molto netto: «Innanzitutto, il grande storytelling e l’eccellenza creativa resteranno la nostra stella polare». D’Amaro aggiunge che questi principi «sostengono ogni decisione che prendiamo» e che la compagnia continuerà ad «alzare l’asticella, correre rischi intelligenti, imparare in fretta e offrire lavori che superino le aspettative del nostro pubblico e le nostre».
La seconda direttrice riguarda l’innovazione. Anche su questo fronte il nuovo CEO sceglie parole molto chiare, legando la tecnologia non a un’idea astratta di modernizzazione, ma a un supporto concreto per il lavoro creativo e per il rapporto con gli spettatori: «In secondo luogo, abbracceremo la tecnologia per sbloccare nuove possibilità». E ancora: «Usata con intelligenza, può dare più forza ai nostri storyteller, rafforzare le nostre capacità e aiutarci a creare modi più immersivi, interattivi e personali per far vivere Disney alle persone».
Infine c’è il concetto di “One Disney”, probabilmente la formula che riassume meglio la sua visione industriale. «Il nostro più grande vantaggio non è una singola attività, ma il modo in cui le nostre attività globali si uniscono», scrive D’Amaro, spiegando che quando i team lavorano in modo connesso Disney può «costruire sulle proprie forze, raggiungere le persone ovunque si trovino e approfondire il loro rapporto con Disney». Questo perché «La magia di Disney prende vita in molti modi — attraverso i nostri film e le nostre serie, ESPN e lo sport, la nostra musica e gli spettacoli teatrali, le nostre piattaforme di streaming e i prodotti consumer, e i nostri parchi a tema, hotel e navi da crociera».
Nel passaggio finale, il nuovo CEO riconosce il peso del momento storico e il lascito di Bob Iger: «Questa transizione arriva in un momento in cui il mondo sta cambiando più velocemente che mai». Ma subito dopo rilancia, sostenendo che Disney abbia sempre saputo affrontare il cambiamento con «visione, ambizione, integrità e ottimismo». È da qui che comincia la sua gestione.
Fonte: Variety
© RIPRODUZIONE RISERVATAIn caso di citazione si prega di citare e linkare boxofficebiz.it

Cr. Ricardo Moreira/Getty Images for Disney




