«Le associazioni nazionali dell’esercizio sono al fianco dell’Anec Lazio nel sottoporre a Roma Capitale e alla Regione Lazio l’urgenza di fissare interventi concreti e mirati per lo sviluppo ed il rilancio delle sale cinematografiche del territorio per consentire ai cinema di continuare a svolgere il loro ruolo di offerta culturale, di aggregazione sociale e di impulso economico». Così si legge nella lettera che Anec e Anem hanno inviato alle istituzioni del Lazio. «È nota, ed è emersa in ultimo nel convegno “Sala cinema, produzione, creatività tra sostegno e rilancio” organizzato dall’Anec gli scorsi 16 e 17 aprile, la necessità di contenere l’ormai insostenibile imposizione fiscale (Imu, Tasi, Tari, Imposte sulla pubblicità), di prevedere nuovi e più adeguati strumenti urbanistici, di adottare semplificazioni normative, di rivedere i costi delle utenze, di attuare promozioni dei Cinema sul territorio, convenzioni dirette per il sostegno delle piccole sale indipendenti e programmi di formazione del pubblico, soprattutto giovanile. Su questi temi, Anec e Anem auspicano un’ampia convergenza di tutti i soggetti che hanno a cuore il consumo di cinema in sala, inclusi i rappresentanti del Cinema America e gli autori e produttori che li sostengono». Gli autori della lettera, poi, sono convinti che le politiche di sostegno debbono partire «dal principio ineludibile della valorizzazione dei cinema – di tutti i cinema, di ogni quartiere e tipologia – in ragione dei benefici che questi arrecano alla collettività». Diverso è il tema della riconversione dei cinema chiusi ed in stato di abbandono da oltre 30 anni, la cui riapertura è in molti casi impossibile per ragioni economiche, oltre che logistiche e pratiche: «Su questo tema Anec e Anem concordano con Roma Capitale su un percorso di riconversione, anche parziale per quanto possibile, con progetti di qualità da valutare caso per caso, al fine di restituire alla città e ai cittadini una rigenerazione urbana con nuove attività e ricadute economico-occupazionali». Negli ultimi 20 anni, infine, l’evoluzione del consumo di cinema e la stessa evoluzione del tessuto urbano hanno dimostrato come «piuttosto che porre vincoli urbanistici su strutture chiuse da oltre 30 anni in un mercato cinematografico totalmente mutato, occorra fissare misure di contenimento di oneri e costi, di incentivo al consumo culturale e agli investimenti per la salvaguardia e il rilancio dei cinema attivi, anche come stimolo per un’ulteriore crescita del parco sale, oggi di fatto resa impossibile dalla scarsa, o inesistente, redditività degli investimenti nel settore. Senza un intervento diretto ed urgente della politica locale, saranno ben più di 40 i cinema chiusi da vincolare e riattivare di qui a poco tempo».
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