Incontri Fice 2025, come definire un film e una sala d’essai?

Questa la domanda al centro del convegno della manifestazione dedicata al cinema di qualità in corso a Gorizia. A rispondere, dando una prospettiva internazionale oltre a quella italiana, quattro esercenti di Francia, Polonia, Slovenia e Svezia

Che cosa rende un film o una sala “d’essai”? La domanda, apparentemente teorica, è invece di grande rilievo sia politico sia culturale. Comprendere quali elementi definiscono una pellicola e un cinema d’essai significa, da un lato, individuare i criteri per leggi e politiche di sostegno efficaci; dall’altro, riflettere sul ruolo che questo segmento ricopre nella società e sulle sfide che lo attendono nel futuro.

È stato proprio questo il tema al centro del convegno organizzato dalla FICE nell’ambito degli Incontri del Cinema d’Essai, in corso a Gorizia dal 30 settembre al 3 ottobre. L’incontro, moderato da Michele Crocchiola del direttivo nazionale dell’associazione, ha offerto un ampio confronto sul significato e sull’evoluzione di un concetto che oggi appare tutt’altro che univoco.

Dopo un’introduzione dedicata al contesto normativo italiano con gli interventi dei rappresentanti del Ministero della Cultura, Bruno Zambardino e Tiziana Carpenteri, la discussione si è allargata alla dimensione internazionale grazie ai contributi di alcuni esponenti europei del settore: il francese Laurent Callonnec, direttore artistico del cinema L’Écran di Saint-Denis e del festival Regards Satellites; lo svedese Mathias Holtz, programmatore e consulente per Folkets Hus och Parker (FHP) e presidente di Europa Cinemas; la polacca Marlena Gabryszewska, presidente dell’Associazione dei cinema d’essai e locali in Polonia e vicepresidente della CICAE; e la slovena Metka Dariš, vicepresidente di Europa Cinemas e direttrice del Kinodvor di Lubiana.

Negli ultimi anni il concetto di film e di sala d’essai ha subito profonde trasformazioni. Categorie un tempo ben delimitate si presentano oggi come territori fluidi, attraversati da pratiche differenti e regolamentazioni non sempre lineari o aggiornate. La FICE ha scelto di dedicare il suo tradizionale convegno annuale – svoltosi giovedì 2 ottobre al Kinemax di Gorizia – proprio a questo argomento: un’occasione per fare chiarezza, raccogliere esperienze e contribuire a una riflessione condivisa su come aggiornare la normativa nazionale e definire con maggiore precisione i parametri del “cinema d’essai”.

Il quadro normativo italiano

In apertura, i rappresentanti del MiC Zambardino e Carpenteri hanno illustrato le modalità con cui la Legge Cinema sostiene il comparto, attraverso la qualifica e i premi d’essai attribuiti dalla Direzione Generale Cinema e Audiovisivo a film e sale. Zambardino ha riconosciuto alcune criticità, in particolare la lentezza dei processi di valutazione e assegnazione, invitando i distributori a presentare con maggiore tempestività le richieste di qualifica dei loro film. D’altro canto, il Ministero – ha aggiunto Zambardino – è impegnato nel rafforzamento degli uffici con nuovo personale per rendere più efficiente l’iter.

Zambardino ha inoltre ricordato come il MiC continui a garantire un sostegno decisivo alle sale d’essai: per il 2025 sono stati stanziati 7 milioni di euro, in crescita rispetto ai 5 milioni degli anni precedenti. Dal 2017, anno di entrata in vigore della Legge Franceschini, il Ministero ha destinato oltre 1,3 miliardi di euro all’esercizio cinematografico nel suo insieme, attraverso le varie linee di intervento (tax credit, premi d’essai, piani straordinari e ordinari, fondi PNRR e sostegni Covid). Un impegno che ha consentito la sopravvivenza delle sale anche nei periodi più difficili, come durante la pandemia.
È stato inoltre annunciato il ritorno di un piano ordinario di interventi – dopo il piano straordinaro delle annate passate – da 20 milioni di euro annui, che per il 2024 salirà di altri 30 milioni, grazie a risorse aggiuntive recuperate da fondi non spesi.

Uno sguardo oltre i confini

La seconda parte del convegno ha dato spazio agli esercenti stranieri, che hanno portato le esperienze e le normative dei rispettivi Paesi, offrendo così una panoramica comparata del settore a livello europeo. Dalle loro testimonianze è emerso un quadro variegato e in continuo mutamento, in cui le definizioni di film e sala d’essai si intrecciano con le trasformazioni del mercato e le nuove modalità di fruizione.

Tutti i relatori hanno sottolineato la complessità di una definizione condivisa, difficile da racchiudere in formule univoche. Come ha ricordato con una certa ironia Mathias Holtz, presidente di Europa Cinemas, non è una decisione facile, anche se nel Regno Unito il British Film Institute considera “arthouse” qualsiasi film distribuito con i sottotitoli….
Certo, i film d’essai sono spesso opere che arrivano da Paesi lontani, in lingue diverse, capaci di raccontare culture e punti di vista altri. Ma, come hanno ribadito i relatori, a definire un film d’essai concorrono molteplici elementi: il valore artistico, la ricerca stilistica e linguistica, l’innovazione narrativa, la presenza nei festival internazionali, oltre alla capacità di proporre tematiche di urgenza sociale. In diversi Paesi, tra cui l’Italia, la Francia e la Polonia, vengono istituite commissioni specifiche, formate da professionisti del settore, per valutare la congruità o meno di una produzione alla qualifica di “film d’essai”.

Tutti i relatori hanno infine ribadito il ruolo centrale dell’esercente – programmatore come elemento cruciale degli spazi d’essai. Le persone che curano le attività dei cinema, innovano e selezionano l’offerta e sono ancora l’elemento identificativo e l’anima delle attività del cinema arthouse o d’essai, che trova nel rapporto umano e diretto con il proprio pubblico il suo maggiore punto di forza.

Identità e missione delle sale d’essai

Non meno complesso è il tema della definizione delle sale d’essai. Come evidenziato durante il convegno, non basta proiettare film d’essai per potersi definire tali: del resto, oggi anche molti multiplex inseriscono titoli d’autore o indipendenti nelle loro programmazioni, ma questo non li rende automaticamente cinema d’essai, nella sua identità di spazi di cultura e partecipazione.
Una sala d’essai, hanno sottolineato i relatori, è prima di tutto un luogo di incontro, un presidio sociale e culturale che promuove la conoscenza e il confronto, spesso in contesti periferici o non urbani, dove rappresenta l’unico punto di accesso a un cinema di qualità. In questo senso, la missione delle sale d’essai va ben oltre la programmazione: è quella di formare il pubblico, favorire il dialogo interculturale, offrire luoghi di alfabetizzazione al linguaggio delle immagini in una società invasa dagli schermi e mantenere vivo un rapporto diretto con il territorio.

Il confronto promosso dalla FICE ha messo dunque in evidenza la necessità di un lavoro comune tra istituzioni e operatori per aggiornare le definizioni e rendere più coerenti le normative.
Ridefinire oggi cosa significhi “d’essai” non è soltanto un’esigenza teorica, ma una priorità politica e strategica, indispensabile per continuare a sostenere un comparto che svolge un ruolo fondamentale nella diversità culturale e nella coesione sociale.

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