Trasformare le difficoltà in opportunità, consapevoli dell’impossibilità di ripristinare gli equilibri pre-pandemia. Una riflessione che è tornata, rimbalzando da un relatore all’altro, negli appuntamenti di INCONTRI (26-27 maggio), l’annuale Film Conference organizzata in Alto Adige da IDM Film Fund & Commission. Una due giorni che ha riunito – quest’anno, nella sua decima edizione, esclusivamente in versione online – rappresentanti dell’industria audiovisiva italiani e internazionali per riflettere sulle sfide che attendono i professionisti del settore, in un panorama fortemente mutato dalla pandemia.
Dopo aver riflettuto sulla propria carriera, «un percorso lungo ma lento, costruito con determinazione e testardaggine», il regista Marco Manetti, durante la sessione di Fireside Chat, ha immaginato un prossimo futuro «di grandi cambiamenti. La pandemia muterà l’industria adesso più di quanto non abbia fatto prima. Avremo bisogno di un periodo di aggiustamento, come dopo una guerra. Ci sarà qualche mese di caos e di squilibrio». Ai colleghi, autori e registi, Manetti ha lanciato una provocazione: «La paura di raccontare la pandemia nei nostri film ci sta facendo costruire dei falsi storici. Con mio fratello abbiamo appena finito di girare un film negli anni Sessanta (Diabolik, ndr), e per ricostruire quel periodo, là dove non arrivava la nostra memoria di bambini, ci siamo affidati alle pellicole d’epoca. Ma cosa vedrà, chi verrà dopo di noi, guardando i film che abbiamo prodotto in questi mesi? Un falso. Il pudore di mostrare qualcosa che riteniamo troppo doloroso sta censurando la nostra capacità di raccontare».
Guardano al futuro con fiducia il direttore della Mostra del Cinema di Venezia Alberto Barbera, il direttore artistico della Berlinale Carlo Chatrian, la presidente dell’Accademia del Cinema Italiano e direttore artistico dei Premi David di Donatello Piera Detassis, e Matthijs Wouter Knol, direttore della European Film Academy: «Abbiamo avuto un riscontro molto positivo dal mercato del film, che quest’anno è stato online – ha annunciato Chatrian – io stesso sono rimasto sorpreso dalla capacità di questa edizione di creare interesse, non solo in Germania, ma anche negli Stati Uniti e nel resto d’Europa. Credo dunque che anche l’edizione 2022 del mercato sarà ibrida: vogliamo che le persone tornino a Berlino, naturalmente, ma vogliamo anche rimanere in contatto con quanti si sono avvicinati a noi per la prima volta». Pur consapevoli dello squilibrio portato dalle piattaforme nel sistema, i dirigenti dei festival sono d’accordo nel considerare «aumentato» il ruolo culturale delle rispettive rassegne: «In un panorama affollato di film, i festival recuperano il loro ruolo di guida – ha detto Barbera – capaci di illuminare determinate opere attraverso la selezione e di orientare il pubblico. E in un mondo competitivo come quello dell’intrattenimento, le stesse piattaforme hanno bisogno di esserci, di ottenere quel riconoscimento e quella promozione necessari per i loro prodotti. Oggi siamo il tramite fra due mondi».
Il secondo giorno di #INCONTRI è stato l’occasione per dimostrare l’effervescenza di un’industria che non ha mai spento i propri motori, con la presentazione di tre nuovi progetti cinematografici sviluppati proprio all’interno dello Script Lab annuale di IDM, RACCONTI (il fantasy altoatesino Cowboy, di Lisa Maria Kerschbaumer e Cassandra Han, il family drama Let’s do as if di Cristina Puccinelli e Valeria Correale, No baggage di Tom Sommerlatte e Iris Sommerlatte, sul set nel 2022) e il “caso” di un prodotto come la serie Wild Republic, esempio di quel crossover tra generi – qui: l’avventura, il mistery e il crime – stimolato, secondo il produttore Jorgo Narjes, «dall’interesse delle piattaforme nel riempire spazi liberi della creatività non ancora raggiunti dal cinema o dalla tv tradizionale».
A chiudere la due giorni, il dibattito sulla possibile coesistenza di cinema e streaming animato da Anita Elsani (CEO di elsani film), Philipp Hoffmann (fondatore di Rushlake Media), Nicola Maccanico (CEO, Istituto Luce-Cinecittà) e Andrea Occhipinti (CEO, Lucky Red e cofondatore di Mio Cinema, «uno strumento non oppositivo ma anzi complementare per il cinema»). E ancora una volta la conclusione è che il momento storico, pur con tutta la sua complessità, possa tradursi in un rilancio per l’industria. «Ho grande fiducia nel futuro – ha detto Maccanico – e ho la sensazione che questo sia il momento giusto per portare a termine una serie di processi. Godiamo di incentivi pubblici e di un tax credit davvero competitivo, e per quanto riguarda Cinecittà abbiamo un piano di rilancio molto forte. Adesso possiamo puntare sull’innovazione e sulla tecnologia come non è mai stato fatto negli ultimi 30 anni: più teatri di posa e spazi più grandi per assecondare una produzione che continua a crescere. Il mio mandato come CEO sarà quello di dare un sapore contemporaneo a un brand che è tradizione, ma che è stato troppo a lungo ancorato al passato».
(di Ilaria Ravarino)
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