Incassi cinema italiani: le monosale vanno meglio dei multiplex

Una fotografia delle performance al box office delle varie tipologie di sale in Italia negli 10 ultimi anni
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Come è cambiato l’esercizio cinematografico in Italia dal 2015 a oggi? Quante sale hanno chiuso nell’ultimo decennio? Com’è mutata l’ossatura del nostro settore theatrical? E soprattutto come sono evoluti incassi e quote di mercato delle diverse tipologie di esercizio, dalle monosale ai multiplex? Per rispondere a queste domande abbiamo analizzato i report annuali di Cinetel, ricostruendo l’evoluzione del parco sale italiano nell’ultimo decennio. E a un primo sguardo emerge chiaramente che, in quest’ultimo decennio, il parco sale italiano non è crollato, né – come è facile immaginarsi – si è espanso massicciamente. Diciamo che ha ben resistito. Una resistenza che racconta un settore che si è sì trasformato, ma si è trasformato senza epocali rotture, come è stato l’arrivo dei primi multiplex negli anni ’90, ridisegnando lentamente la propria impalcatura.

Se il numero di strutture non ha dunque registrato rivoluzioni macroscopiche, negli ultimi 10 anni è però evidente un dato: le monosale, soprattutto dopo il Covid, stanno registrando incassi migliori dei multiplex (cinema da più di 7 sale). Ovviamente si tratta di un’affermazione che va letta in termini relativi: se infatti i multiplex rimangono i pilastri del box office nazionale concentrando oltre il 52% degli incassi, mentre le monosale hanno una quota di mercato che si ferma al 9%, sono però le monosale a performare proporzionalmente meglio. Considerando il periodo 2023-25, le monosale hanno infatti sempre performato meglio, in termini di variazione percentuale anno su anno del box office, sia rispetto al mercato complessivo sia rispetto al segmento dei multiplex:
• nel 2025 le monosale hanno segnato un +5,6% sull’anno precedente a fronte di un +0,5% del mercato generale e del -1% dei multiplex;
• nel 2024 le monosale hanno segnato un +10% contro il -0,4% del mercato generale e -1,8% dei multiplex;
• nel 2023 le monosale hanno segnato un +64,2% rispetto al +61,6% del mercato generale e +59,4% dei multiplex.

Andiamo allora a dettagliare meglio come si è evoluto il parco sale italiano e gli incassi delle varie tipologie di strutture (monosale, multisale tra 2 e 4 schermi, multisale tra 5 e 7 schermi, multisale con più di 7 schermi) in questi ultimi anni.

Tra pandemia, contrazione dell’offerta hollywoodiana, cambiamenti delle abitudini del pubblico e nuove strategie industriali che investono in tecnologie, comfort ma anche in location più piccole e di prossimità, l’esercizio cinematografico italiano è in continua evoluzione e sta cercando di adattarsi alle trasformazioni contemporanee. Vediamo come.

NUMERI GENERALI APPARENTEMENTE STABILI

Osservato nel suo insieme, il sistema dell’esercizio cinematografico italiano restituisce un’immagine di apparente stabilità. Oggi in Italia si contano – in base al campione Cinetel – 1.366 cinema per un totale di 3.579 schermi attivi, un dato analogo (anzi leggermente superiore) a quello del 2019, quando le strutture attive erano 1.223 per 3.545 schermi, e sostanzialmente abbastanza allineato anche ai numeri di dieci anni fa. L’unico vero punto di discontinuità è rappresentato dal 2021, nel pieno della crisi pandemica, quando i cinema attivi erano scesi a 1.220 per 3.481 schermi. Da allora, però, il sistema ha lentamente recuperato.
A livello macro, dunque, il parco sale ha tenuto. Ma questa stabilità complessiva tende a nascondere profonde fragilità territoriali. Ci sono aree del Paese in cui la presenza cinematografica si è rarefatta, tanti quartieri che hanno perso un presidio culturale e intere zone – in particolare nel Sud e nelle isole – dove l’accesso alla sala è diventato sempre più complesso. E non dimentichiamo che ogni chiusura non significa solo uno schermo in meno da depennare dai nostri report, ma una comunità che si spegne.

LE MONOSALE

L’Italia resta un Paese profondamente segnato dalla presenza di monosale. Oggi, 683 cinema su 1.366 sono strutture con un solo schermo, pari al 50% esatto del totale. In altre parole, un cinema su due in Italia è ancora una monosala. Un dato che distingue nettamente il nostro mercato da quello di altri Paesi europei comparabili, come la Spagna, che a fronte di un numero simile di schermi ha circa la metà dei cinema, dunque una concentrazione degli schermi in strutture più grandi, con una quota di multiplex da più di 7 schermi che arriva al 34% (noi siamo al 9%). Questo assetto offre al mercato spagnolo un vantaggio competitivo nello sfruttamento dei blockbuster, grazie a una maggiore disponibilità di schermi all’interno delle stesse strutture; il tessuto italiano, invece, più diffuso e capillare, favorisce una migliore circolazione dei film indipendenti, ma comporta anche una maggiore velocità di programmazione. Le monosale e le piccole multisale sono infatti costrette a un turnover più rapido dei titoli, con teniture mediamente più brevi rispetto al mercato spagnolo. Come anche ricordato nel convegno di Box Office alle Giornate di cinema di Sorrento, se i multiplex spagnoli possono lavorare sulle lunghe distanze, l’Italia resta un mercato più “velocista”.
I numeri raccontano, però, anche un andamento altalenante delle monosale. Nel 2020, prima della pandemia, le monosale erano ben 746. Nel triennio successivo c’è stato poi un progressivo calo (686 nel 2021; 579 nel 2022; 569 nel 2023), per poi però iniziare a risalire alle 636 del 2024 e a ben 683 nel 2025.
Scheletro del nostro esercizio, le monosale hanno l’ovvia criticità di avere costi di gestioni meno ammortizzabili rispetto alle multisale. Eppure, dal punto di vista degli incassi, le monosale hanno mostrato spesso una vitalità inattesa. Nell’ultimo triennio hanno incassato ogni anno in media oltre 44 milioni di euro, con una quota di mercato di oltre il 9%. Ma ancora più significativo è il confronto con l’andamento generale del mercato: negli ultimi anni, le monosale hanno spesso performato proporzionalmente meglio rispetto al mercato generale, anche di diversi punti percentuali. Nel 2025, le monosale hanno registrato un box office in crescita del 5,6% rispetto all’anno precedente mentre il mercato complessivo ha chiuso con un +0,5%; nel 2024 ben un +10% rispetto al -0,4% generale; e anche nel 2023 la performance è stata superiore alla media mercato, con un +64,2% contro il +61,6% del mercato generale.

LE MULTISALE TRA 2 E 4 SCHERMI

Il segmento delle multisale tra 2 e 4 schermi rappresenta il secondo pilastro dell’esercizio italiano. Oggi se ne contano 290, pari al 21% del totale del parco sale, un numero leggermente inferiore a quello del 2019, quando erano 302. Nel 2021 le strutture di questo tipo erano 286; poi 291 nel 2022; 282 nel 2023; 288 nel 2024, a conferma di una sostanziale stabilità nel medio periodo sopra le 280 strutture. Sul fronte economico, nell’ultimo triennio queste multisale tra 2 e 4 schermi hanno generato incassi compresi tra i 77 e gli 81 milioni di euro all’anno, con una quota di mercato oscillante tra il 15% e il 16%.
Anche in questo caso, le performance risultano superiori alla media del mercato negli anni più recenti. Nel 2023 il segmento ha chiuso con un +65% sul 2022, contro il +61,6% del mercato complessivo; nel 2024 ha segnato un +5,6%, in controtendenza rispetto al -0,4% generale. L’unica eccezione è stata nel 2025 con un -3,2% quando il box office complessivo ha fatto +0,5%.

LE MULTISALE TRA 5 E 7 SCHERMI

Salendo di dimensione, le multisale tra 5 e 7 schermi rappresentano oggi il 9% del parco sale italiano, con 121 strutture attive, praticamente lo stesso numero registrato nel 2020. Nel 2021 erano 121, nel 2022 123 e nel 2023 120, a conferma di una sostanziale tenuta strutturale. Dal punto di vista degli incassi, questo segmento ha generato nell’ultimo triennio tra i 103 e i 109 milioni di euro all’anno, con una quota di mercato compresa tra il 21% e il 22%. Le performance, però, sono state più irregolari rispetto agli altri segmenti. Nel 2023 le multisale 5-7 schermi hanno chiuso con un +64,9% rispetto al 2022, leggermente sopra la media del mercato, mentre nel 2024 hanno registrato un calo del 5,2%, decisamente più marcato rispetto al -0,4% del mercato generale, e nel 2025 sono tornate a performare oltre la media con +4,7% rispetto al +0,5% generale.

LE MULTISALE CON PIÙ DI 7 SCHERMI 

All’apice del sistema restano i multiplex, le strutture con più di 7 schermi, che continuano a rappresentare i pilastri economici dell’esercizio cinematografico italiano. Oggi se ne contano 120, pari al 9% del totale, in calo però rispetto alle 131 strutture del 2019. Dopo la pandemia il numero si è stabilizzato, mantenendosi a 128 strutture nel triennio 2021-22-23, per calare a 125 nel 2024 e appunto a 120 nel 2025.
Nell’ultimo triennio i multiplex hanno generato incassi compresi tra i 256 e i 264 milioni di euro annui, concentrando tra il 52% e il 53% dell’intero box office nazionale. Più della metà degli incassi passa dunque ancora da queste strutture. Eppure, proprio i multiplex sono il segmento che ha sofferto maggiormente negli ultimi anni. Nel 2023 hanno chiuso con un +59,4%, al di sotto del +61,6% del mercato complessivo, nel 2024 hanno registrato un box office in calo dell’1,8%, contro il -0,4% del mercato generale, e ancora nel 2025 hanno segnato -1% rispetto al +0,5% del settore theatrical totale. Ma soprattutto hanno perso circa 72 milioni di euro di incassi e 15 milioni di spettatori rispetto al pre-Covid e ben 100 miilioni di euro e 20 milioni di spettatori rispetto al 2015.

VERSO UN ESERCIZIO DI PROSSIMITÀ? È CRISI DEL MODELLO MULTIPLEX?

Nel loro insieme, questi dati raccontano un sistema che non ha vissuto una nuova rivoluzione paragonabile a quella dell’avvento dei primi multiplex della fine degli anni Novanta, quando l’apertura di grandi strutture periferiche – il primo multiplex italiano fu l’Arcadia di Melzo nel 1997 – ridisegnò profondamente l’infrastruttura dell’esercizio, portando alla chiusura di molte monosale e piccole multisale. Quella spinta espansiva si è ormai esaurita. Nell’ultimo decennio il numero di schermi è rimasto sostanzialmente invariato e l’espansione dei multiplex si è fermata.
Gli investimenti, d’altro canto, non sono scomparsi, ma si sono spostati. Più che nuove aperture, il focus è sul rinnovamento tecnologico delle strutture esistenti, sui formati PLF, sul comfort delle sedute e sulla qualità dell’offerta food & beverage. Sale magari più piccole, con meno poltrone, ma più confortevoli. Parallelamente, cresce l’attenzione verso multisale cittadine di dimensioni ridotte, facilmente raggiungibili anche senza automobile. Un ritorno a un esercizio di prossimità che ricorda quanto sta accadendo nella grande distribuzione alimentare, sempre meno concentrata nei grandi poli periferici e sempre più orientata verso i negozi di quartiere. In questo contesto si inserisce anche il “piccolo” successo dei cinema boutique, multisale urbane con sale ridotte – talvolta anche a 50 posti – ambienti curati, poltrone di velluto, lampade retrò e cocktail bar ricercati, dove anche l’esperienza prima e dopo la visione diventa parte integrante dell’offerta.
Il modello multiplex è dunque in crisi? Più che in crisi, appare ridimensionato. Anche perché si è ridimensionata l’offerta che lo alimenta: quella dei blockbuster hollywoodiani. I processi di fusione degli studios dell’ultimo decennio, a partire da Disney/Fox, hanno ridotto il numero di film prodotti e destinati alla sala. Una contrazione accentuata dalla pandemia, dall’ascesa dello streaming e dall’accorciamento delle finestre theatrical (a cui aggiungere le conseguenze degli scioperi degli sceneggiatori e attori a Hollywood nel 2023).
In Italia, come in altri Paesi europei, questa riduzione dell’offerta hollywoodiana è stata almeno in parte compensata dalle buone performance delle produzioni nazionali e indipendenti, che trovano spesso nelle strutture medio piccole il loro principale sbocco. Insomma, si sta costruendo pian piano un equilibrio nuovo, ancora in evoluzione, che va a ridisegnare il volto dell’esercizio cinematografico italiano.

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